Spettatori ibridi: tra il salotto e la sala cinematografica

Di Gaia Luani
Mentorship Ilaria Bionda
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Con l'avvento delle piattaforme di streaming il cinema sembrava destinato a un declino. E invece non è così: siamo diventati spettatori ibridi

Qualche anno fa, con l’avvento di Netflix, Prime Video, Now TV e tutte le altre piattaforme in piena espansione, sembrava scontato: le sale cinematografiche si sarebbero svuotate. Comodità del divano, cataloghi sterminati, la possibilità di essere spettatori che mettono in pausa una serie o un film quando si vuole: si pensava che ormai il grande schermo avesse i giorni contati.

E invece le luci in sala continuano a spegnersi, le poltrone si riempiono, e nei cinema multisala si continua a proiettare. È interessante capire come lo streaming abbia cambiato non solo le nostre abitudini, ma anche il modo in cui l’industria cinematografica ha dovuto ripensarsi. Da una parte lo streaming ha cambiato i ritmi con cui guardiamo i contenuti, dall’altra ha costretto il cinema a offrire quello che un divano di casa non può offrire.

Il cinema sul divano e l’ansia da catalogo 

Avere un intero catalogo sempre a disposizione ha cancellato l’attesa che un tempo accompagnava l’uscita di un film perché qualcosa è diventato un’attività che si infila tra le altre: un episodio sui mezzi, mentre facciamo le faccende domestiche, un film iniziato la sera e finito il pomeriggio dopo che diventa quasi un sottofondo.

Tuttavia, la facilità con cui si inizia o si abbandona un contenuto lo trasforma spesso in un semplice rumore di fondo: i dati confermano che oltre l’80% degli utenti soffre della sindrome del cosiddetto second screen, ovvero guardare la tv e intanto scrollare i social, frammentando completamente l’attenzione. E chi produce le serie lo sa benissimo: i ritmi folli di Squid Game fin dai primi secondi, o i continui colpi di scena a fine episodio di Stranger Things o La Casa di Carta sono costruiti a tavolino, veloci e iper-stimolanti, per agganciare subito il pubblico evitando ulteriori distrazioni.

E quando invece non sappiamo cosa guardare capita di ritrovarsi a scorrere le schermate anche per dieci minuti buoni (lo confermano i report di Nielsen), guidati dall’algoritmo e totalmente disorientati da troppa offerta. Gli psicologi lo chiamano “paradosso della scelta“: avere troppe opzioni ci manda in tilt, e così finiamo per far partire la serie al primo posto in Top 10 non perché ci interessi davvero, ma perché è il modo più facile e veloce. 

Il ritorno da spettatori in sala e la disconnessione 

Il cinema per sopravvivere ha dovuto attuare un cambiamento perché non può competere sulla comodità né sulla vastità del catalogo, ma può offrire un’esperienza diversa. Andare al cinema, oggi, è tornato a essere una scelta perché richiede di uscire, spostarsi, dedicare del tempo senza poter fare altro e soprattutto senza guardare il telefono.

Pensiamo ai fenomeni cinematografici degli ultimi anni: le opere di Christopher Nolan come Interstellar, Oppenheimer e la recentissima Odissea o i toni bassi che fanno vibrare la poltrona in Dune, sono solo pochi esempi di film che però richiedono di essere vissuti, non solo visti perché guardarli su un telefono in pausa pranzo in ufficio non renderebbe giustizia alla bellezza e al lavoro che c’è dietro. 

Inoltre, nei cinema ci sono regole non scritte che tutti gli spettatori anche inconsapevolmente rispettano: niente notifiche, niente pause, niente commenti a voce alta. In un periodo in cui siamo sempre connessi e bombardati di input, staccarsi dal rumore di fondo restituisce al cinema la sua bellezza originale e diventa una sorta di “detox” digitale.

Il rapporto Auditel-Censis 2025 ha registrato quasi 120 milioni di dispositivi connessi nelle case italiane (in media cinque per famiglia), a dimostrazione che lo streaming ha letteralmente invaso il nostro tempo libero. Eppure, il report Cinetel-ANICA dello stesso anno registra oltre 68 milioni di presenze in sala, per quasi 500 milioni di euro di incassi.

spettatori

Quindi continuiamo a consumare contenuti ovunque, sui mezzi, prima di dormire, nei ritagli di tempo, mentre svolgiamo altro e dobbiamo sempre essere sovrastimolati per non cambiare ma alla fine continuiamo a cercare l’esperienza fisica, fuori casa in un luogo adibito. Siamo diventati a tutti gli effetti spettatori ibridi: lo streaming riempie i ritagli di tempo, ma la sala cinematografica resta il momento in cui ci si prepara e per cui, finalmente, si spegne il telefono.

Per rimanere in tema invitiamo alla lettura dell’articolo Torneremo a teatro – L’AI e l’industria culturale per le future generazioni.

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Gaia Luani

Laureata in ingegneria ambientale ancora mi chiedo se avessi preso un abbaglio quando ho scelto questa facoltà. A volte credo di aver scelto la salita più difficile che potessi, altre volte amo ogni singolo passo di questa scalata. Pianificazione e rigore sono le mie parole chiave da quando sono piccola, mi piace organizzare tutto (ammetto aime sono molto maniacale) e spuntare a fine giornata la mia to do list. Fra qualche anno vorrei poter dire di lavorare per qualche azienda internazionale che cooperi nei paesi in via di sviluppo a gestire progetti volti alla transizione ecologica ma soprattutto alla tutela ambientale. Vorrei dirvi che se non mi trovate in biblioteca sepolta a studiare io sia su un aereo in volo per qualche ignota meta ma non è così comune. Probabilmente mi troverete a correre o in palestra oppure impegnata tra le mille attività che faccio perché a volte penso di avere giornate da 72 ore e non 24.

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