Non tutte le relazioni funzionano allo stesso modo e, rispetto all’imposizione di regole, spesso sono la presenza, l’ascolto e l’empatia a fare realmente la differenza. Accade, questo, quando ci si trova davanti a chi ha tempi diversi, linguaggi differenti, bisogni che non sempre possono essere espressi a parole. È una verità che vale per i bambini, gli anziani, le persone in difficoltà e anche per gli animali, quando entrano a far parte di un percorso educativo o di cura.
Nel lavoro di Francesco Ercolini, istruttore cinofilo e operatore negli Interventi Assistiti con Animali, la relazione è il punto di partenza e non il risultato. Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) sono una terapia di supporto, basata sull’interazione positiva tra uomo e animale, finalizzata a migliorare il benessere psicofisico e la qualità della vita di persone con bisogni specifici.
È proprio in questo ambito che si inserisce il suo impegno come tecnico Bambility®, una disciplina ideata da Daniela Malagoli che utilizza l’interazione guidata con il cane per favorire la crescita psichica, sociale e motoria dei bambini. Attraverso il gioco, nucleo fondante del progetto, il bambino impara a cooperare, a riconoscere i bisogni dell’altro e a comprendere il linguaggio animale, trasformando l’incontro con il cane in una vera e propria storia condivisa che arricchisce il suo bagaglio cognitivo ed emotivo.

L’approccio educativo di Francesco Ercolini restituisce, dunque, un’idea di educazione che va oltre le tecniche e i metodi. Parla di responsabilità, di ascolto e della necessità di rallentare per incontrare davvero l’altro. Una visione che affonda le sue radici in un percorso lungo, fatto di formazione continua, progetti educativi, collaborazioni con scuole, canili e amministrazioni locali, e di un impegno costante nei contesti sociali più diversi. Che si tratti di bambini, anziani o animali, ciò che emerge è la stessa richiesta silenziosa: essere visti, riconosciuti, rispettati. In un tempo che privilegia la velocità e il controllo, la relazione diventa allora un atto, quasi controcorrente. Un esercizio quotidiano di presenza che non promette scorciatoie, ma apre spazi di crescita. Perché è proprio nella qualità dell’incontro, quando competenza e umanità camminano insieme, che si costruisce un’educazione capace di fare la differenza.
Francesco, come è nato il suo legame con i cani e quando ha capito che sarebbe diventato il cuore della sua professione?
Il mio legame con i cani è nato durante l’infanzia, ma la svolta è avvenuta quando a 18 anni ho adottato il mio primo cane e, pieno di entusiasmo ma con poca esperienza, mi sono affidato a un percorso di addestramento molto duro e coercitivo. Fin da subito non mi sembrò la strada giusta, ma parliamo della fine degli anni ’80, quando queste metodiche venivano presentate come l’unica possibilità realmente efficace, anche se in realtà, invece di costruire collaborazione e fiducia, erodevano la relazione alla base.
Nonostante gli sforzi, i problemi non si risolvevano e io sentivo crescere un senso di frattura emotiva tra me e il mio cane. È stato proprio quel momento difficile a farmi capire quanto sia delicato il rapporto uomo-cane e quanto possa essere facile comprometterlo con metodi sbagliati. Da lì è nato il mio impegno: studiare, formarmi, capire davvero il linguaggio dei cani e promuovere un approccio rispettoso, relazionale e competente. Ho deciso di fare questo lavoro per evitare che altre persone vivano la stessa esperienza e perché credo profondamente che la relazione con un cane possa essere un motore potentissimo di crescita personale.
Oggi si parla di Interventi Assistiti con Animali più che di “Pet Therapy”. Può spiegarci in parole semplici che cosa cambia davvero tra questi due approcci?
“Pet Therapy” è un termine che per anni è stato usato in modo molto generico, quasi romantico: bastava la presenza dell’animale affinché accadesse “qualcosa di positivo”. Gli Interventi Assistiti con Animali (IAA) sono invece un percorso professionale e strutturato. Prevedono figure formate, obiettivi definiti, protocolli condivisi e una grande attenzione al benessere dell’animale, che non è un semplice “mezzo”, ma un partner di lavoro. La differenza sta soprattutto nella responsabilità: negli IAA ogni attività è pensata per avere un senso, una finalità e un impatto misurabile. È un lavoro serio, riconosciuto e regolamentato, che integra competenze educative, relazionali e sanitarie. Non si tratta di “fare due coccole a un cane”, ma di costruire un’esperienza che possa davvero aiutare la persona e allo stesso tempo rispettare profondamente l’animale.

Quali benefici concreti possono avere questi interventi – ad esempio per bambini, anziani o persone con fragilità?
Gli IAA possono avere effetti molto concreti, visibili e spesso sorprendenti. I bambini, attraverso il cane, trovano un mediatore che non giudica, che ascolta con il corpo, che risponde in modo autentico. Questo li aiuta a sviluppare empatia, autocontrollo, capacità di attenzione e di gestione delle emozioni. Negli anziani il cane diventa un motore di stimolazione: riattiva ricordi, incoraggia il movimento, crea connessioni sociali anche quando le parole faticano a uscire. Per persone in difficoltà emotiva o relazionale, l’animale offre uno spazio sicuro: non chiede spiegazioni, non pretende performance, ma offre presenza. Questa presenza può aprire varchi dove le relazioni umane incontrano resistenze o paure. Il cane facilita, accompagna, rende più accessibile ciò che da soli sembrerebbe troppo complicato.
Il progetto Bambility® come favorisce la crescita emotiva dei bambini e quali cambiamenti si osservano in loro dopo il percorso?

Bambility® si fonda su un’idea semplice ma profonda: il gioco è il linguaggio naturale dei bambini, e il cane è un compagno di gioco che non giudica e risponde in modo immediato e sincero. Nelle attività di Bambility® i bambini imparano a comunicare, a rispettare i tempi dell’altro, a leggere segnali e emozioni e a fare squadra. Il cane offre feedback autentici: se il bambino è troppo impulsivo, si allontana; se è chiaro e rispettoso, collabora. Questo crea un apprendimento vivo e significativo, che il bambino interiorizza senza bisogno di lunghe spiegazioni. I cambiamenti che osserviamo sono spesso molto belli: bambini più consapevoli dei propri comportamenti, più sicuri, più capaci di aspettare, di ascoltare e di regolare le proprie emozioni. E soprattutto bambini che scoprono una relazione non basata sul controllo, ma sul dialogo. Qualcosa che, se imparato da piccoli, resta per sempre.
In un’epoca in cui i più piccoli vivono molto tempo davanti agli schermi, quanto è importante restituire loro esperienze reali di contatto con gli animali e con la natura?
Oggi i bambini vivono immersioni digitali lunghe e spesso solitarie, e questo modifica il loro modo di percepire il mondo. Il contatto con gli animali e la natura restituisce loro qualcosa di essenziale: la tridimensionalità delle esperienze, il tempo lento, la capacità di osservare, di aspettare, di mettersi in relazione con un essere vivente diverso da loro. Stare con un cane significa confrontarsi con emozioni reali, reazioni imprevedibili, responsabilità autentiche. Significa imparare a leggere segnali, a modulare i propri comportamenti, a conoscere meglio sé stessi. Queste esperienze non solo arricchiscono il loro sviluppo emotivo e cognitivo, ma diventano un antidoto prezioso alla passività degli schermi: riportano i bambini nel mondo vero, dove si cresce davvero.

Per rimanere in tema
Di animali e nello specifico di cani abbiamo parlato anche negli articoli Alaskan Malamute: un viaggio nell’allevamento di Javier Fernando Roman, Esposizioni canine: un percorso di affidabilità e benessere e, in altri termini, in Investire sul randagismo può migliorare turismo e ambiente.
