Venti ragazzi e ragazze, provenienti da diverse parti d’Italia, del progetto Climagram si sono occupati della copertura giornalistica ed educomunicativa dell’evento, giunto alla 74ª edizione del Trento Film Festival. Dal 24 aprile al 3 maggio numerosi sono stati gli eventi e i film proiettati, che il team ha seguito producendo contenuti di vario tipo per il profilo Instagram ufficiale del Festival: post, video-interviste, approfondimenti e reel.

Il Trento film festival raccontato da Climagram in poche parole
Il Trento Film Festival è il più antico festival internazionale del cinema di montagna, con più di 150 eventi e 130 film tra italiani e internazionali. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per una particolare eterogeneità: si sono svolti trekking con alpinisti, presentazioni di libri con autore, mostre, laboratori e aperitivi, oltre a premiazioni di vario genere, tra cui il premio ITAS per il libro di montagna al quale ha partecipato anche il giornalista Paolo Mieli con una riflessione sulla cultura nella società odierna.
Tema centrale e filo rosso di diversi eventi del festival è stato il dialogo intergenerazionale, mentre il paese ospite è stata la Corea del Sud, che da tempo è al centro di una rivoluzione cinematografica. C’è stata quindi l’opportunità durante il festival di esplorare e di conoscere le varie sfaccettature della cultura coreana, tra kimchi, skincare e capolavori cinematografici, alcuni mai distribuiti nelle sale italiane.
La 74ª edizione del festival, inoltre, si è svolta nella cornice dell’anno internazionale dei pascoli e dei pastori, proclamato dall’ONU con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e favorire l’importanza della salute dei pascoli e della pastorizia sostenibile, oltre ad accrescere la capacità produttiva e gli investimenti responsabili nel settore dell’allevamento di bestiame.

Alcuni ospiti presenti al festival intervistati da Climagram
A tal proposito, uno degli ospiti del festival intervistati da Climagram è stato il pastore Kurt Moosbrugger, protagonista del cortometraggio “Für die Groben und Masslosen”. Con delicatezza e simpatia, Kurt ha raccontato cosa significa scegliere una vita essenziale fatta di responsabilità, libertà e lentezza. Un’intervista che invita a guardare la montagna, e forse anche la vita, con occhi diversi.
Da ricordare è poi durante il festival l’intervento del conduttore televisivo Federico Quaranta, ospite d’onore alla cerimonia d’apertura. Tra le diverse riflessioni, particolarmente significativo è stato il passaggio sulle montagne trentine: “Ci sono luoghi che si guardano e luoghi che ti costringono a guardarti dentro. La montagna è una di questi. Non è uno sfondo, non è un paesaggio: è presenza, perché ti misura, ti pesa, ti ridimensiona. Il Festival stesso non è solo cinema. È un atto: un atto culturale e civile. È scegliere di guardare in alto in un tempo che guarda solo verso il basso”.
Tra le mostre presenti al festival, invece, si è contraddistinta “Buried Love” di Sabrina Shannon Santorum, fotografa e filmmaker: un racconto di 60 anni di storia della sua famiglia, dove vergogna e accettazione sono le due facce della stessa medaglia, due punti diversi della vita “da paese”.
Il team di Climagram alla 74° edizione del festival del cinema di Trento
Giunto al settimo anno di copertura del Festival, a partire dal 2020, il progetto Climagram si è consolidato come uno spazio di crescita per i giovani comunicatori.
Accanto alla Redazione del festival, un ruolo fondamentale è stato svolto dai ragazzi del TAG, l’Accademia di Alta Formazione Grafica, che si sono occupati della produzione di foto e video contribuendo a raccontare il Festival in modo dinamico e originale.
Tra le risate, molta (forse troppa) cioccolata mangiata e il duro lavoro, durante il festival sono emerse riflessioni riguardanti non solo il contenuto degli eventi, ma anche le relazioni interpersonali e le esperienze condivise.

Alcune testimonianze dal team di “Climagram 2026” al festival
Sofia Lima, ormai veterana del progetto – di cui da quest’anno al festival è anche una delle coordinatrici -, racconta così la sua esperienza: “Continuo a partecipare al team del festival perché ogni anno incontro persone nuove, motivate e profondamente appassionate di montagna e della sostenibilità. È un’opportunità preziosa per fare networking e per conoscere il mondo dell’alpinismo a cui mi sento molto legata. Ma è anche un modo per raccontare la tematica della sostenibilità e dell’amore per l’ambiente sotto un’altra forma, adattandola a un pubblico più giovanile. Ogni anno al festival si crea un bel gruppo, in cui si collabora e ci si confronta in modo efficace, in un clima di supporto reciproco in cui ognuno può sentirsi tranquillo di proporre nuove idee e contenuti”.
Anche Anna Rippa è entusiasta del progetto al festival, che descrive come “molto formativo, sia per l’esperienza conseguita nella scrittura di contenuti adattati al pubblico del Festival, sia per la possibilità di collaborare e rapportarsi con persone diverse”.
Marcello Incelli, studente all’Università di Torino, afferma: “Come prima esperienza di volontariato all’ interno di Climagram al festival la prima cosa che più mi ha colpito è stato l’ambiente sereno e di amicizia che si è creato. Mi è piaciuto molto lavorare nella Redazione giovanile, abbiamo realizzato delle interviste molto interessanti, respirando a pieno l’aria del Festival.”
Questa esperienza al festival è stata dunque un percorso fatto di collaborazione, relazioni, scoperte e crescita personale. Un’esperienza che, anno dopo anno, continua a lasciare il segno.
Abbiamo parlato del progetto Climagram anche in: Racconta con noi il Trento Film Festival
