La street art, un tempo etichettata come mero atto vandalico, gesto di ribellione o protesta ai margini della città, è diventata oggi un linguaggio espressivo potente: rivendica verità, pretende attenzione, richiede non solo di essere guardata ma compresa, interrogata. È nelle strade – come il nome stesso suggerisce – e per questo entra nella quotidianità di tutti, anche di chi preferirebbe ignorarla. Murales, graffiti e interventi di ogni genere abitano gli spazi che attraversiamo ogni giorno, trasformando percorsi abituali in scenari inattesi.
La street art come museo a cielo aperto, dalle metropoli a Trento
Per alcuni la città con la street art diventa così un museo a cielo aperto, senza biglietti né file, dove ciascuno può dare la propria interpretazione, magari legata al proprio vissuto, senza dover passare attraverso didascalie o il filtro dei critici. La street art, inoltre, è pubblica, diretta, non richiesta. Parla al presente con urgenza, e spesso sono i giovani a coglierne il messaggio prima degli altri: per loro non è una corrente estetica, ma un gesto carico di significato, un atto di rottura.
Quando si pensa alla street art, l’immaginario corre subito alle grandi metropoli: New York, San Francisco, Londra, Berlino, Milano. Raramente si pensa alle città più piccole, come se lì il grido di rivalsa di questa forma d’arte non potesse arrivare. E, invece, anche Trento offre muri liberi e hall of fame, spazi dove la creatività urbana trova modo di emergere.
Spesso, poi, si associa la street art alle periferie degradate, ai cavalcavia, ai sottopassi, ai muri anonimi da recuperare, mentre in realtà può vivere anche nel centro storico, nel cuore pulsante della città, insinuandosi tra palazzi, piazze e vie frequentate. E Trento ne è la dimostrazione.
Un esempio di street art in via del Torrione: Tre Grazie e Due Musici

Sulla facciata delle Scuole Bresadola, in via del Torrione, si staglia un esempio di street art: un murales che raffigura l’allegoria delle Tre Grazie: Aglaia, Eufrosine e Talia, figlie di Zeus e portatrici di gioia, armonia e splendore nei banchetti degli dei. A un primo sguardo l’opera sembra un omaggio alla cultura classica; ma avvicinandosi, ai piedi delle tre figure mitologiche, si notano due rapper, con chitarra e amplificatore al seguito. Un cortocircuito visivo che spiazza e invita a interrogarsi.
Realizzato nel 2024 da Gionata Gesi in arte Ozmo, uno dei maggiori interpreti della street art italiana – esposto anche al Museo del Novecento di Milano e al Macro di Roma – il murales nasce all’interno degli eventi legati alla mostra Allegoria della felicità pubblica, tenutasi dal 28 marzo al 30 giugno 2024 e promossa dalla Galleria Civica in occasione della nomina di Trento a Capitale Europea del Volontariato.
La dicotomia tra le figure della mitologia classica e gli elementi contemporanei dei musicisti crea un ponte immediato tra passato e presente. La scelta delle Tre Grazie diventa così un inno alla gioia e al benessere sociale, un messaggio che si rinnova attraverso linguaggi diversi. Lo stesso artista ha spiegato: «In Tre Grazie e due musici ho esplorato come le antiche virtù possano risuonare in un contesto moderno, arricchite dell’universalità della musica».
La street art al Giardino Solženicyn in Bloom

Un altro esempio di street art è un murales alto otto metri e lungo ventiquattro domina da qualche settimana la parete della palestra Bocchi, affacciata sul Giardino Solženicyn. Esso raffigura un bambino e un anziano separati – e allo stesso tempo uniti – da una grande scacchiera da cui spunta un fiore stilizzato.
L’opera, vincitrice del contest promosso dal Tavolo Street Art coordinato dall’Ufficio comunale delle Politiche Giovanili con la Cooperativa Arianna, è stata realizzata dall’artista Mattia Schmidt, in arte Deficit dell’Attenzione, nell’ambito del progetto di riqualificazione del parco e dei suoi spazi.
La parete scelta non è casuale: la palestra è frequentata da società sportive e giovani, mentre a pochi metri si trova il centro anziani. Il murales diventa così un ponte simbolico tra generazioni, un messaggio che l’assessora alle Politiche giovanili, Elisabetta Bozzarelli, ha sintetizzato così: «Celebrare il dialogo tra le generazioni e la solidarietà che vogliamo condividere nella nostra comunità».
L’opera è stata selezionata tra undici proposte in gara perché ha saputo interpretare al meglio il carattere intergenerazionale del luogo, valorizzando i temi della relazione, del gioco e dello stare insieme. Il contest chiedeva di lavorare sul concetto di “Nuovo movimento”, inteso sia come sport sia come cambiamento, e il murales ne coglie pienamente l’essenza: la scacchiera diventa simbolo di confronto, crescita, capacità diverse, modi differenti di leggere il mondo. La giuria ha inoltre apprezzato lo stile realistico delle figure e il fiore centrale, che richiama volutamente un tratto infantile, quasi un ponte visivo tra età e sensibilità diverse.
Street art al sottopasso di via Canestrini

Porta l’evidente firma dell’artista altoatesina Esther Stocker il rifacimento del sottopasso di via Canestrini: non un classico esempio di street art tradizionale con frasi motivazionali, icone pop o personaggi celebri, ma una pittura minimalista e analitica fatta di griglie, linee, piani spezzati e inclinati, ciò che i critici definiscono optical art. Il tratto distintivo dell’artista è proprio questo: utilizzare elementi geometrici puri per generare instabilità ottica, disturbo, distorsione, trasformando lo spazio in un’esperienza percettiva.
L’intervento di street art si inserisce nel progetto di riqualificazione dell’area ex SIT e nella costruzione del nuovo hub intermodale, destinato a diventare uno snodo fondamentale della mobilità cittadina. Il sottopasso, ora completamente rivestito di bianco e nero, è attraversato da linee che «mostrano improvvise deviazioni da un ordine che solo in apparenza è perfetto, per cui la molteplicità trova la propria armonia senza mai essere uniforme, anzi accogliendo al suo interno distorsioni e scarti dalla norma». Durante l’inaugurazione, la stessa Stocker ha ricordato come «l’arte sia un mezzo diretto e accessibile, capace di migliorare le città e rafforzare i legami sociali».
Nonostante l’opera sia stata concepita come una sfida per trasformare un semplice passaggio in un’esperienza coinvolgente e anomala, il nuovo look del sottopasso ha diviso la cittadinanza. Se da un lato il sindaco Franco Ianeselli ha invitato i trentini a percorrerlo per viverne l’impatto emotivo, molti hanno riferito sensazioni di disorientamento, persino mal di testa, giudicando l’intervento troppo impattante e potenzialmente problematico per ipovedenti, anziani o persone con difficoltà visive.
Il risultato è un’opera che non lascia indifferenti: un ambiente che rompe l’abitudine e costringe a guardare, a reagire, a prendere posizione. Nel bene o nel male, il sottopasso di via Canestrini è diventato un luogo che interroga chi lo attraversa, trasformando un gesto quotidiano in un incontro diretto con l’arte contemporanea.
I murales: quando la street art diventa forma di riqualificazione
Anche se oggi murales e graffiti non sono più percepiti come gesti di ribellione di gruppi outsider, scelte come quella dell’artista sudtirolese – che rinuncia a un soggetto figurativo per rappresentare un concetto attraverso linee e forme essenziali – aprono nuovi fronti di dibattito sulla street art. La riqualificazione di molte aree urbane, anche a Trento, diventa così una miccia che accende il confronto pubblico sull’arte contemporanea più concettuale e meno narrativa: la street art è un invito a riflettere su temi profondi e personali attraverso una lente artistica, un manifesto di valori che la comunità è chiamata a condividere o contestare.
L’arte comunica, ispira, provoca, rivendica. E questo potere è intrinseco anche nella street art, un linguaggio meno canonico e più mutevole, forse proprio per questo capace di restituire le dicotomie e le sfide del presente. Trento ha scelto di investirci, trasformando muri, sottopassi e facciate in spazi di dialogo. Luoghi che non si limitano a essere attraversati, ma che chiedono di essere guardati, interpretati, vissuti.
In fondo, è questo il cuore della street art: non offrire risposte, ma generare domande.
Per saperne di più
Abbiamo parlato di arte anche negli articoli Neuroestetica e il brivido dell’arte: è solo emozione o neuroscienza? e Tina Modotti: in continuo contrasto tra la vita e l’arte

