Fotografie di Hassan de Filippis, volontario CIB – Comunità Islamica Bologna.
La tavola, il cibo, il mangiare insieme, il condividere il pasto, sono da sempre condizioni materiali attraverso cui si manifesta una relazione, in cui nasce il genuino incontro con l’altro, in cui si seminano e si consolidano amicizie e rapporti. È su questo presupposto che si fonda l’idea dell’iftar street, una cena aperta alla cittadinanza partendo dal pasto che rompe il digiuno di Ramadan (l’iftar), il mese più sacro del calendario islamico in cui i musulmani digiunano dall’alba al tramonto.
Bologna, per l’ottava edizione dell’iftar street più grande d’Italia, si è resa contesto dell’evento. In piazza Lucio Dalla, infatti, si sono stese decine e decine di tavolate, di stand e attività che hanno ospitato come ogni anno più di settemila persone. L’organizzazione dell’evento è stata possibile grazie a diverse realtà coordinate dal CIB, la comunità islamica di Bologna.
La scelta dello spazio, la piazza, già racconta molto di cosa vuole essere l’iftar street: un evento aperto alla cittadinanza bolognese e non, un’ incontro tra storie e culture in cui le diversità si incontrano, dialogano e si arricchiscono a vicenda. L’obiettivo infatti è proprio questo: creare uno spazio aperto a chiunque voglia capire e condividere, senza pregiudizi, una realtà che coinvolge almeno due milioni di musulmani in Italia. In un contesto sempre più violento e islamofobo, eventi come l’iftar street si inseriscono in forma di contronarrazione ed emancipazione da una strumentalizzazione propagandistica sempre più feroce.
Un evento possibile grazie ai volontari

Sono diverse le parti in gioco che permettono la buona riuscita di un evento così vasto, sicuramente le fondamenta le reggono le volontarie e i volontari che attraverso gruppi di lavoro e formazioni riescono a coordinarsi in una macchina ben oliata. Agenzia di Stampa Giovanile ha quindi intervistato alcune persone che hanno lavorato all’organizzazione e hanno reso possibile l’evento.
Che significato ha avuto per te lavorare all’iftar street?
Yasmin: Per me ha significato un momento di condivisione e speranza per un futuro migliore. Mi sembrava di mettere in pratica il versetto coranico: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda.”
Rewan: Per me lavorare all’Iftar street è crescita personale a livello interattivo e sociale perché grazie a un evento di tale calibro conosco sempre persone meravigliose e molta gente non musulmana, curiosa di scoprire cose sulla mia religione.
Fatima: Lavorare all’Iftar Street per me significa trasformare un momento di condivisione in un sistema organizzato, efficiente e dignitoso. È il punto in cui responsabilità, servizio e visione si incontrano.
Che impatto può avere un evento del genere per chi partecipa?
Yasmin: Un evento di questo calibro ha un impatto enorme. Abbatte pregiudizi, crea legami e memorie che possono diventare resistenza alle centinaia di propagande islamofobe. Non è semplicemente un momento di festa ma anche un modo di farci conoscere autenticamente come musulmani. In un tempo in cui guerre e ignoranza prevalgono, sedersi in un tavolo e condividere un pasto può essere veramente rivoluzionario.
Rewan: Un evento del genere non può fare altro che espandere le conoscenze sulla nostra religione che, a causa di svariati e tragici eventi storici, è diventata bersaglio di odio e pregiudizi da parte di chi non la conosce davvero. Sicuramente causerà anche un effetto contrario. Sfortunatamente ho visto dei video negativi che hanno strumentalizzato il nostro evento, ma va bene così. Alla fine non si può fare del bene aspettandosi solo reazioni positive. E l’odio che riceviamo non fa altro che farci crescere insieme come comunità.
Fatima: Un evento come questo ha un impatto profondo: crea comunità, abbatte distanze e restituisce valore umano a gesti semplici. Chi partecipa non riceve solo cibo, ma attenzione, rispetto e senso di appartenenza.

Come descriveresti la tua esperienza all’iftar street?
Agnese (partecipante): Io mi sono ritrovata in un’atmosfera veramente bella e accogliente. È stato un posto perfetto anche semplicemente per fare quattro chiacchiere e sfruttare un bella giornata. Sicuramente è stato arricchente. Sono sempre stata curiosa di scoprire nuovi cibi, usanze diverse dalle mie… Ho sempre modo di conoscere qualcosa di nuovo che mi piace.
Giorgio non ha potuto partecipare all’iftar street di quest’anno ma ci ha offerto la sua testimonianza come storico frequentatore: Trovo che sia un evento molto bello perché coinvolge tantissime persone (fedeli ma non solo) e rappresenta un’apertura della comunità musulmana di Bologna verso la città. È un modo per unire e allo stesso tempo per fare chiarezza rispetto alla grande disinformazione che ancora esiste su questo tema.
È un evento che mi ha arricchito ed è stato molto interessante, anche perché partecipano persone provenienti da tante parti del mondo che vivono a Bologna e che portano con sé elementi culturali dei propri Paesi d’origine. Ai primi Iftar Street a cui ho partecipato lavoravo ancora in una bar-libreria e andai insieme a un mio dipendente gambiano e a uno senegalese, entrambi musulmani. Anche loro ci raccontavano quel momento dal loro punto di vista, permettendo di cogliere diverse sfumature e interpretazioni della religione, perché come spesso accade, alcuni elementi restano uguali, ma allo stesso tempo cambiano a seconda del Paese e del contesto in cui vengono vissuti.
Alice (partecipante): La mia esperienza all’Iftar Street è stata molto bella. Mi sono piaciuti tantissimo gli stand, in particolare quello dei profumi e dell’hennè. È stato davvero un momento speciale e mi ha arricchita, perché ho percepito chiaramente un forte senso di comunità e il piacere dello stare insieme. Al di là del cibo offerto (che era buonissimo) alcune persone hanno portato piatti preparati a casa e li hanno condivisi anche con sconosciuti.
Questo aspetto mi ha colpita molto. Ho avuto anche modo di parlare con le persone sedute accanto a me che mi hanno raccontato del loro Ramadan e dei ricordi legati al primo vissuto da bambini. È stato davvero interessante. Il momento che ho preferito, però, è stato quando ci siamo seduti tutti insieme a tavola, aspettando il cibo e mangiando insieme.

Che significato ha per la cittadinanza bolognese (e non) ospitare un evento di questa portata?
Agnese: Bologna è sempre stata una città politicamente attiva e culturalmente e socialmente variegata, interessante e divertente. L’Iftar Street è un evento pubblico che si sposa con lo spirito della città e che va ad arricchirla ancora di più. A Bologna tutti si possono sentire a casa, anche nel mese del Ramadan
Giorgio: Al di là del significato religioso che può avere, assume anche un valore laico, sociale e civile. Da questo punto di vista, una manifestazione così, che permette cioè a tante persone di mangiare insieme e condividere il cibo, è uno dei modi migliori per conoscersi, incontrarsi e superare pregiudizi, incomprensioni e barriere. Soprattutto quando ci si accorge che molte cose appartengono anche ad altre tradizioni culinarie. La conoscenza porta a una maggiore serenità, perché fa emergere quanto, in fondo, ci sia qualcosa di comune tra culture diverse.
Non a caso, io sono pugliese e molti piatti della tradizione, soprattutto i dolci natalizi, sono molto simili a quelli preparati durante il Ramadan in diversi Paesi del Nord Africa. Sono tradizioni che si sono intrecciate nel corso dei secoli, attraverso vicende storiche complesse, colonizzazioni, guerre, conquiste, ma che oggi rappresentano ciò che resta di quegli scambi. Quando ritrovi questi elementi in altri contesti, o ti vengono offerti da persone che pensavi lontane da te, nasce immediatamente un senso di vicinanza. Ed è proprio per questo che esperienze di questo tipo sono così preziose.
Alice: Credo sia molto importante che eventi di questo tipo si svolgano a Bologna, così come in altre città perché permettono di entrare in contatto con culture e religioni diverse e, spesso, aiutano a superare stereotipi e ignoranza soprattutto quando si parla di religioni raccontate da chi non le pratica. Attorno all’Islam, in particolare, esistono ancora molti miti nella società occidentale, per questo è stato prezioso poter vedere con i propri occhi e ascoltare direttamente da chi lo vive cosa significhi davvero, quali siano le tradizioni e come vengano vissute nella quotidianità.

