Neuroestetica e il brivido dell’arte: è solo emozione o neuroscienza?

Di Mariantonietta Popolizio
Mentorship Monica Malfatti
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Un approfondimento sulla neuroestetica, il fenomeno che spiega il collegamento tra emozioni e neuroscienza e di come il potere sociale dell'arte ci renda co-creativi.

Tra pelle d’oca e “vedere” i suoni, la neuroestetica svela che l’arte non è solo spirito: attiva i nostri sensi e riduce lo stress, rendendo l’emozione una necessità per il benessere.

Avete presente quel momento in cui, ascoltando il crescendo di una canzone, sentiamo un brivido lungo la schiena? O l’impressione che un suono avesse colore o forma, essere “azzurro” o “tondo”? In questi istanti il confine tra l’opera e la persona svanisce: non è solo una suggestione intangibile, ma una “firma” biologica precisa.

Per decenni abbiamo pensato che l’arte fosse un dominio esclusivo dello spirito, troppo astratto per essere misurato. Oggi le neuroscienze ci svelano una realtà ben più concreta: la bellezza possiede una traccia fisiologica incisa nei nostri circuiti neuronali. Attraverso la neuroestetica abbiamo scoperto che siamo letteralmente programmati per l’emozione, trasformando stimoli visivi e sonori in esperienze fisiche totali.

La neuroestetica: quando il cervello diventa “esteta”

Il premio Nobel Eric Kandel sostiene che arte e scienza siano due facce della stessa medaglia: entrambe cercano di capire chi siamo. Quando guardiamo un quadro, ad esempio, il nostro cervello non si limita a registrarne i colori. Attiviamo aree legate alla memoria, all’empatia e al sistema di ricompensa, è un fenomeno legato alla neuroestetica.

In pratica, la mente analizza l’opera per ricostruire l’intenzione dell’artista. È un processo attivo di neuroestetica: non siamo spettatori passivi, ma “co-creatori”. Questo spiega il potere sociale dell’arte: ci permette di connetterci con le emozioni altrui, superando ogni barriera temporale e culturale.

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La neuroestetica rivela come il potere sociale dell’arte ci renda “co-creatori” e non solo spettatori passivi

Il fenomeno del frisson nella neuroestetica: l’orgasmo della pelle

La sensazione fisica più intensa che l’arte può regalarci è il frisson (dal francese, “brivido”). Nell’ ambito scientifico della neuroestetica è noto come skin orgasm o “emozione incarnata“. Non è la comune pelle d’oca dovuta al freddo, ma una reazione puramente estetica.

Cosa succede dentro di noi? Durante il frisson, il cervello rilascia una scarica di dopamina, lo stesso neurotrasmettitore legato al piacere del cibo, del sesso o del successo. Studi del MIT e dell’università di Harvard hanno scoperto che chi prova regolarmente questi brividi possiede connessioni neuronali più dense tra la corteccia sensoriale e le aree emotive. In breve, queste persone possiedono “autostrade” biologiche più veloci per trasformare uno stimolo esterno in un’emozione travolgente.

Neuroestetica e la Sinestesia Artistica: la contaminazione dei sensi

L’arte come rivela la neuroestetica ha il potere di abbattere i confini sensoriali anche attraverso la sinestesia. Non è solo una figura retorica, ma un fenomeno percettivo: la capacità di “vedere” un suono o di “assaggiare” un colore. Sebbene per molti i sensi siano compartimenti stagni, la realtà cerebrale è molto più fluida. Sono molti gli artisti che hanno trasformato questa sovrapposizione sensoriale in un linguaggio rivoluzionario e senza volerlo influenzati dalla neuroestetica:

  • Vasilij Kandinskij: non dipingeva semplici forme, ma “musica visiva”. Per lui il giallo era una tromba squillante, l’azzurro evocava il suono dolce di un flauto;
  • Ennio Morricone: il Maestro che ha saputo “colorare” il silenzio, trasformando semplici note in paesaggi visivi e architetture emotive capaci di farci vedere il deserto o la nostalgia;
  • Amy Beach: la compositrice che associava ogni tonalità musicale a una sfumatura cromatica precisa;
  • Vincent van Gogh: molti studiosi suggeriscono che l’intensità ritmica dei suoi cieli stellati derivasse dal fatto che “sentisse” le pennellate come vibrazioni sonore.
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La neuroestetica come “musica visiva” in “Gelb-rot-blau”,Vasilij Vasil’evič Kandinskij, 1925,Centre Pompidou, Parigi

Eppure non è una dote riservata ai geni. Tutti possediamo una base sinestetica innata, come dimostrato dal celebre “test Bouba-Kiki”, per cui associamo istintivamente suoni acuti a forme appuntite, quelli dolci a forme tondeggianti. Ma questa connessione profonda tra sensi e psiche non è solo una curiosità scientifica, ma anche una risorsa terapeutica concreta. Oggi, infatti, la neuroestetica entra negli ospedali pediatrici, dove il design di spazi armoniosi, fatti di colori e suoni studiati, attiva un potente “effetto placebo” naturale, capace di lenire la percezione del dolore nei piccoli pazienti.

La Neuroestetica e l’Effetto Mirroring: diventare l’opera d’arte

C’è un ultimo segreto dietro il potere dell’arte che rivela qualcosa in più in merito alla neuroestetica: i neuroni specchio. Grazie al meccanismo di riflesso dei nostri neuroni, quando osserviamo una scultura in una posa dinamica o un quadro dalle pennellate energiche, il nostro cervello non sta solo “guardando”. Le aree motorie della nostra mente si attivano come se fossimo noi a compiere quel gesto o a stendere quel colore sulla tela. I nostri muscoli, a livello microscopico, sentono quella tensione. In neuroestetica si tratta di empatia fisica: il nostro sistema motorio risuona con l’opera. L’arte, letteralmente, si muove dentro di noi.

Neuroestetica come “confusione” cerebrale perché ci fa bene?

Comprendere i meccanismi nascosti dietro alla neuroestetica non serve solo a soddisfare la curiosità, ma apre porte incredibili per la salute mentale e il nostro benessere. In un mondo sempre più digitale e frenetico, riscoprire la capacità di “fermarsi per un brivido” è fondamentale. Queste esperienze riducono il cortisolo (l’ormone dello stress) e attivano il nostro cervello. Che sia un graffito, una scultura classica o un pezzo techno, il nostro cervello ci ricorda che siamo fatti per connetterci, per emozionarci e per vibrare insieme a ciò che ci circonda.

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Di Scienza e Tecnologia si trovano diversi articoli nella sezione apposita del sito.

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Mariantonietta Popolizio

Sono una studentessa della facoltà di Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari, con una grandissima passione per lo sport, il cinema, l’arte e la musica. Amo la mia terra, la Puglia, ma sono sempre pronta a viaggiare alla scoperta di nuovi posti, collezionando ricordi che mi piace raccontare anche attraverso la fotografia. Timida ma profondamente empatica, ho sempre avuto uno sguardo attento e una curiosità che mi spingono ad osservare, fare domande e cercare sempre nuovi spunti di esplorazione. Nella scrittura e nell’informazione ho trovato il modo e lo spazio per condividere ciò che mi colpisce e le storie che incontro lungo il mio percorso.

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