foto di Giovanni
Al grido di “No Kings, no alla guerra, sì alla libertà!”, sabato 28 marzo 2026 si è svolta a Roma la manifestazione nazionale No Kings, dopo il concertone del giorno precedente a cui hanno aderito moltissime/i artiste/i. La marcia è partita da Piazza della Repubblica: inizialmente prevista fino a Porta San Giovanni, ha poi proseguito lungo la Tangenziale Est fino ad arrivare a Piazzale del Verano.
Una marcia nazionale tra partecipazione e pluralità
Si è trattata di una manifestazione per dire “no all’autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione”, ma anche “no al governo”. Il corteo si è tenuto infatti a ridosso della vittoria del “no” al Referendum sulla giustizia: un risultato difficile per il Governo Meloni.
La composizione della piazza ha restituito un’immagine ampia e trasversale: una grande varietà di realtà e soggettività, ma anche di persone di età diverse, segno di una partecipazione diffusa che ha attraversato le generazioni. Tra loro anche Bianca, 14 anni, che racconta di essere scesa in piazza perché non voleva “stare seduta sul divano ad aspettare che succeda qualcosa”, ma vuole “essere parte della storia e non solo studiarla sui libri”.
Dalle origini negli Stati Uniti alla diffusione globale
Il movimento No Kings è nato negli Stati Uniti nel 2025, con una prima manifestazione organizzata il 14 giugno, nel giorno del 79esimo compleanno del presidente Trump, al grido di “In America, we have no kings” (“in America non abbiamo re”).
Nei mesi successivi, il movimento si è esteso, consolidando una rete internazionale. In Italia, una prima manifestazione No Kings si è tenuta il 15 novembre 2025 a Roma, per poi proseguire a Bologna con due giornate di incontri e mobilitazioni che hanno coinvolto attiviste/i, reti, movimenti, realtà politiche, sindacali e associative diverse. Al centro, la riflessione sulla svolta autoritaria internazionale, sulla guerra e sul superamento della democrazia liberale.
La mobilitazione del 28 marzo a Roma si inserisce in questo quadro più ampio: nello stesso giorno manifestazioni si sono svolte anche in altre città europee come Amsterdam, Parigi, Madrid e Londra, oltre che negli Stati Uniti, dove il movimento ha continuato a crescere. Lo racconta la giornalista Marina Catucci da New York nel podcast de Internazionale Il Mondo, sottolineando come “il movimento sembra aver consolidato una struttura organizzativa che è molto più ampia”, arrivando a mobilitare persone anche in piccoli centri rurali a guida repubblicana.
Le realtà in piazza a Roma e le rivendicazioni
A Roma si è vista una grande varietà di realtà sindacali, associative e politiche: tra queste CGIL, COBAS, Mediterranea Saving Humans, Non Una Di Meno, ARCI e Nonna Roma.
Presenti anche gli equipaggi di terra di ResQ – People Saving People, il Global Movement to Gaza, il Social Forum Abitare, il centro sociale “La Strada”, BDS Marche, la testata Il Manifesto, gruppi in rappresentanza del popolo curdo, il movimento iraniano “Donna, Vita, Libertà” e il partito Sinistra Italiana.
Le richieste? Molteplici e intrecciate. La svolta autoritaria e militarista che sta attraversando diversi Paesi genera paura, incertezza e profondo sdegno. Durante la marcia questa rabbia è diventata uno strumento per farsi ascoltare, per raccontare come ci si sente e per dichiararsi contrari ai valori emergenti nelle classi dirigenti.
Tra i temi la militarizzazione e l’economia di guerra, considerando che il rapporto NATO ha certificato che nel 2025 l’Italia ha destinato il 2,01% del PIL alle spese militari, per una cifra nominale di oltre 45 miliardi di euro. Ma anche i tagli alla sanità e all’educazione, il DDL Bongiorno sulla violenza sessuale, l’emergenza abitativa, il nuovo patto UE su migrazione e asilo, fino al genocidio in Palestina e alla guerra in Iran.

Numeri, interventi e uno slogan condiviso
Dal megafono, uno degli organizzatori ha parlato di 300.000 persone presenti al corteo. Durante la manifestazione sono stati letti diversi comunicati: in particolare quelli della comunità curda e dell’associazione “Donna Vita Libertà”, che hanno richiamato l’attenzione non solo sui conflitti attuali ma anche su condizioni di repressione e subalternità di lungo periodo.
Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità e all’inclusione: sul lato sinistro del carro in testa al corteo era presente un’interprete LIS.
In questo contesto, lo slogan scelto – “Together” (insieme) – ha accompagnato la manifestazione come filo conduttore. È emerso nei momenti collettivi, negli interventi dal carro e nella composizione stessa della piazza. Più che sintetizzare le rivendicazioni, ha indicato un modo di stare insieme: condividere lo spazio, attraversare anche le conflittualità e costruire un terreno comune di partecipazione.


