Nell’immagine di copertina: I Volontari di Milano-Cortina 2026 in Occasione della presentazione delle Uniformi Ufficiali (fonte: press kit Milano-Cortina)
“Le Olimpiadi sono il più grande evento al mondo, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche in termini culturali, politici ed economici”, esordisce così Paola Mora, Presidente del CONI di Trento, in relazione alle da poco terminate Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
Eppure, nonostante la portata globale, la realizzazione del grande evento prende forma a partire da un livello più locale. Per la riuscita è infatti fondamentale l’apporto dei volontari e delle volontarie del territorio, senza i e le quali sarebbe probabilmente impossibile “mettere in scena” i Giochi Olimpici e Paralimpici. Questa intervista è stata pensata proprio per valorizzarne il loro impegno e ruolo da “protagonisti nascosti”.

Partiamo da uno sguardo d’insieme: quanti sono e chi sono i volontari coinvolti sul territorio trentino per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026?
In Trentino sono 2.500 i volontari coinvolti, circa 1.700 per i Giochi Olimpici e 800 per i Giochi Paralimpici. Molti hanno dato la disponibilità per entrambe le manifestazioni e questa è sicuramente una nota molto positiva perché sta a significare che i due eventi vengono sempre di più messi sullo stesso piano. Del resto, l’inclusione è uno dei valori di cui si nutre lo spirito olimpico.
Un altro dato interessante è che il team di volontari è composto da persone di tutte le età e circa il 12% ha più di 60 anni: questo permette uno scambio intergenerazionale di competenze ed esperienze in ottica di un passaggio di testimone alle generazioni future. La squadra sarà non solo intergenerazionale, ma anche internazionale: il Trentino accoglierà infatti volontari da più di 100 paesi diversi.
In Trentino è radicata una lunga tradizione di volontariato. La risposta del territorio alla campagna di reclutamento dei volontari per le Olimpiadi ha confermato questo dato?
Partiamo dal presupposto che il Trentino è la provincia più sportiva d’Italia e che il movimento sportivo, sia a livello di eventi che di associazioni, si regge principalmente su una consolidata rete di volontariato. Di conseguenza è stato abbastanza naturale, seppur non scontato, che ci fosse un grande entusiasmo da parte degli sportivi e delle sportive del territorio per entrare a far parte del Team di Milano-Cortina 2026.
A ogni modo, le Olimpiadi e le Paralimpiadi hanno avuto il grande merito di rinnovare la passione per il volontariato sportivo. Infatti, il 43% del Team di Milano Cortina 2026 è alla prima esperienza di volontariato. Allo stesso tempo, questo grande evento è stato il motore che ha spinto il CONI di Trento a fondare, primo e unico tra tutti i comitati territoriali italiani, l’Accademia del Volontariato Sportivo.
In che cosa consiste?
Ormai quattro anni fa, il Coni di Trento fondò questo ente con l’obiettivo di garantire una formazione strutturata ai volontari di tutti i livelli, incluso quello dirigenziale. Infatti, il ruolo e soprattutto le responsabilità del volontario sono cambiate profondamente negli ultimi anni. Mentre una volta il volontario tipico era colui che metteva come poteva il proprio tempo libero a disposizione delle varie associazioni del territorio, ora, soprattutto dopo la riforma del 2019, è una figura regolata dalla legge tanto nei suoi diritti quanto nei suoi doveri e responsabilità.
L’Accademia del Volontariato ha anche avuto un importante ruolo nella formazione dei volontari protagonisti, da dietro le quinte, di queste Olimpiadi. In particolare, chi aveva frequentato i corsi dell’Accademia del Volontariato, è stato inserito in una corsia preferenziale per la selezione del team di Milano-Cortina 2026, proprio grazie alle particolari competenze sviluppate a livello territoriale.
Quale è l’impegno richiesto ai volontari durante i Giochi?
La disponibilità richiesta è stata di nove giorni non consecutivi. Volontarie e volontari sono stati divisi, in base alle loro competenze e preferenze, in quattro aree: l’ospitalità, la logistica, il supporto alle competizioni e l’assistenza linguistica. Tendenzialmente, il volontario sarà impegnato a giorni alterni per permettergli di ricaricare le energie. Senza dubbio si tratta di un impegno notevole in termini di tempo ed energie. I volontari avranno diritto a trasporti gratuiti e pasti gratuiti. Purtroppo, per motivi organizzativi, non è stato possibile garantire l’alloggio nei pressi dei campi gara.
Al di là delle medaglie, quale è la vera “legacy” che lasceranno al territorio queste Olimpiadi e Paralimpiadi?
Non possiamo ignorare le strutture e le infrastrutture realizzate grazie all’impulso delle Olimpiadi. Preciso che gli impianti sportivi, che sono stati tutti completati in tempo per le competizioni, costituiscono solo il 15% di questa legacy materiale. Ad ogni modo, al di là della legacy materiale, il lascito di Olimpiadi e Paralimpiadi sarà soprattutto immateriale. Non vorrei attribuire tutto il merito ai Giochi e alla promozione che ne è stata fatta nelle scuole, ma è un dato di fatto che negli ultimi tre anni in Trentino gli atleti tesserati ad una federazione sportiva sono passati da 70.000 a 92.000. Questo è un doppio gol, se si considera l’inverno demografico che deve affrontare il comparto giovanile.
Credo che questa occasione abbia soprattutto rappresentato uno stimolo per la formazione e lo sviluppo di nuove competenze, dentro e fuori l’ambito del volontariato. L’auspicio è che si possa replicare, su scala più grande, l’esperienza delle Universiadi del 2013: molti dei volontari coinvolti in quell’occasione li ritroviamo oggi come dirigenti delle varie squadre sportive, e non solo. Sono sicura che questo patrimonio sportivo, sociale e culturale non vada a perdersi dopo le Olimpiadi ma tornerà in varie forme al territorio.

Per rimanere in tema
Di Olimpiadi e Paralimpiadi abbiamo parlato in passato negli articoli Occhi puntati su Parigi 2024, Evoluzione paralimpica e Una medaglia per la sostenibilità.

