Euro, sovranità monetaria e crisi italiana: un po’ di chiarezza – Storie di integrazione europea

Di Gloria Malerba
Revisione Ilaria Bionda
monetaria
Condividi:
In questa quinta puntata della rubrica Storie di integrazione europea parliamo dell’Unione economica e monetaria e cerchiamo di capire come e quanto l’UE può influire sulle politiche economiche nazionali.

L’Unione Europea è anche un’unione economica e monetaria, comprendiamo insieme quali sono le conseguenze di tale struttura.

A fine ottobre il governo italiano ha presentato, come ogni anno, il disegno di legge di bilancio, lo strumento con cui vengono definite la spesa pubblica e la tassazione per il 2026. Nel testo della norma, però, è stato inserito un emendamento che ha generato tensioni tra il governo italiano e la Banca Centrale Europea

L’emendamento in questione, presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, afferma che “le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano”. L’obiettivo dichiarato è di porre le riserve d’oro italiane nelle disponibilità del governo e non della Banca d’Italia, un organismo pubblico ma indipendente, perché il governo rappresenterebbe meglio il popolo. La Banca Centrale Europea (BCE) non ha approvato tale dicitura, bocciandola per due volte, in quanto non definisce in maniera chiara le finalità che la norma vuole raggiungere né il suo impatto a livello europeo. 

Perché la BCE può intervenire su una scelta nazionale? 

La Banca Centrale Europea ha la possibilità di influire sulle politiche monetarie nazionali, perché l’Italia fa parte dell’eurozona. Decidendo di entrarvi, il Paese ha scelto di cedere la sua sovranità monetaria all’Unione Europea e, di conseguenza, di rispettare le norme europee in tale ambito

In particolare, per quanto riguarda le riserve auree, quando nacque la BCE una parte di esse fu trasferita nelle mani dell’istituzione europea, mentre la restante parte rimase nelle banche nazionali, ma come garanzia dell’euro. La Banca d’Italia può gestire le riserve auree, ma deve farlo nel rispetto delle norme europee, che vietano il loro utilizzo per sostenere la spesa pubblica. L’emendamento della Legge di Bilancio, quindi, contraddice i trattati europei e mette a rischio l’intera eurozona. Facendo parte dell’Unione, infatti, le riserve auree dell’Italia non contribuiscono solo alla stabilità del Paese, ma incidono su tutto il sistema monetario europeo. 

L’Unione economica e monetaria e i suoi vantaggi 

Facciamo un passo indietro. L’Unione Europea è anche un’Unione economica e monetaria che consiste nel coordinamento delle politiche economiche e finanziarie, in una politica monetaria comune e in una moneta unica, l’euro. Adottata definitivamente nel 2002, la moneta unica, ha segnato un passaggio storico per l’Unione, non mancando di critiche, ancora oggi diffuse. È vero che l’euro ha causato un aumento dei prezzi? Che ha comportato una perdita della sovranità nazionale? La stagnazione economica dell’Italia è dovuta davvero alle politiche europee? 

In realtà, l’euro ha stabilizzato i prezzi sul lungo termine, proteggendo dal rischio dell’aumento dell’inflazione. Se è vero che i prezzi di alcuni beni sono aumentati subito dopo l’introduzione della nuova moneta, in media il passaggio ha provocato meno rincari di quanto si creda e l’effetto complessivo è rimasto contenuto (limitato a 0,1-0,3% nel 2002). L’euro, quindi, non ha aumentato il costo della vita. Anzi, riducendo l’inflazione, ha ottenuto l’effetto contrario. 

Inoltre, all’interno dell’Unione monetaria, la moneta comune ha reso acquistare e vendere nell’area dell’euro e commerciare con il resto del mondo più facile, meno costoso e più sicuro. Così come ottenere prestiti, viaggiare e fare investimenti. L’euro, poi, ha permesso all’Unione di essere più attrattiva per il commercio e gli investimenti da parte di paesi terzi. È la seconda valuta di riserva più usata al mondo e si è dimostrata più resistente agli shock economici esterni

Si stima che nel primo decennio dopo l’adozione dell’euro, grazie all’esistenza di un’Unione monetaria, sono stati creati in Europa circa 8,7 milioni di nuovi posti di lavoro, contro l’1,5 milioni dei sette anni precedenti. Invece, gli scambi all’interno dell’Unione sono aumentati di circa il 4-10% e il commercio con il resto del mondo è incrementato a sua volta di circa il 3%.

È vero che decidendo di adottare l’euro parte della sovranità diventa condivisa, poiché i governi devono coordinare le proprie politiche economiche e controllare le spese. Ma, è altrettanto vero che nel contesto globalizzato attuale parlare di sovranità nazionale è una mera illusione. Solo coordinando le proprie politiche i governi possono aumentare il potere e l’influenza a livello economico

Italia in crisi, è colpa dell’Europa?

La percezione contraria riguardo le politiche connesse all’euro e all’unione monetaria sviluppatasi nel nostro Paese è dovuta, in primo luogo, alle politiche di cambio lira/euro adottate a livello nazionale. Infatti, mentre stipendi, salari e pensioni furono aggiornati al cambio corretto, i prezzi dei beni di consumo furono aumentati quasi del doppio, portando problemi sui consumi e sulle produzioni nazionali. 

Oltre a ciò, l’Italia, insieme alla Grecia, rientra tra gli unici due paesi europei in cui i redditi reali non sono aumentati negli ultimi vent’anni. Per redditi reali si intende quello che le persone possono davvero comprare con quello che guadagnano. Secondo quanto indicato dai dati Eurostat raccolti tra il 2004 e il 2024, nei paesi europei il reddito pro capite reale è aumentato del 22,3%, mentre in Italia è diminuito del 3,9%

La crisi italiana si configura principalmente come un impoverimento delle condizioni salariali e del peggioramento della produttività. Essa sembra essere scaturita dalle scelte industriali del paese, che ha scelto di continuare a investire nei settori tradizionali e non in quelli più innovativi e ad alta potenzialità di crescita. 

Allo stesso tempo, anche la produttività del lavoro, cioè il reddito prodotto da ciascun lavoratore, è rimasta bassa. Spesso, infatti, i lavoratori sono poco istruiti e formati e vengono fatti lavorare in contesti inefficienti, quali aziende piccole, lente a innovare e piegate da una burocrazia onerosa. Inoltre, gli stipendi dei lavoratori dipendenti sono rimasti bassi e i sindacati italiani sembrano deboli e non in grado di migliorare tali condizioni. 

Da un lato, quindi, l’Unione Europea ha la capacità di influenzare le decisioni nazionali anche in ambito economico. Dall’altro lato, però, i singoli Stati membri decidono come usare le proprie risorse economiche e quali priorità perseguire, tracciando il futuro economico del paese. 

E prossimamente…

Dopo l’unione monetaria, un altro ambito in cui una maggiore convergenza tra i paesi europei può avere più benefici di quanto si pensa è quello della difesa. Se volete chiarimenti su questo tema più che mai attuale, ci risentiamo il prossimo mese. Intanto… “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!” (Altiero Spinelli) 

A presto! 

Questo è il quinto episodio di Storie di Integrazione Europea, la rubrica con cui ogni mese approfondiamo un aspetto dell’Unione Europea e i benefici che essa porta sulle nostre vite quotidiane. Negli episodi precedenti abbiamo parlato di ambiente, diritto di voto e di libertà di circolazione.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

plugins premium WordPress