Scandalo al macello Bervini: che cosa ci insegna

Di Martina Tessarin
Mentorship Paulo Lima
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L’inchiesta di Giulia Innocenzi per Report Rai 3 sulle carni scadute sta facendo luce su problematiche che mettono in discussione l’universo della filiera zootecnica.

di Martina Tessarin
Mentor: Paulo Lima

Quello che accade dietro le porte del macello Bervini di Pietole, nel mantovano, è rimasto a lungo invisibile. A portarlo alla luce è l’inchiesta “Non si butta via niente”, firmata da Giulia Innocenzi e trasmessa in quattro puntate da Report a partire dal 23 novembre 2025, che rivela atti illeciti gravi e potenzialmente pericolosi per la salute pubblica.

Grazie alle riprese effettuate di nascosto all’interno dello stabilimento si vede con chiarezza che gli operai del macello avevano il compito di far scongelare carne già precedentemente congelata e scaduta da alcuni anni. La carne veniva poi lavorata, con la rimozione delle parti in putrefazione, e successivamente ricongelata, applicandovi nuove etichette con nuove date di scadenza. Questa carne veniva poi rimessa in commercio e venduta ai clienti come fresca e di qualità, in particolare era indirizzata a ristoranti e ad aziende alimentari. 

L’allerta alimentare

Dopo le segnalazioni fatte all’ATS Val Padana (Agenzia di Tutela della Salute che opera nelle province di Cremona, Lodi e Mantova) e dopo il sollecito di un intervento immediato, il 25 novembre sono state sequestrate al macello 180 tonnellate di prodotto Bervini. La questione, particolarmente urgente per la salute pubblica, è stata discussa al Consiglio Regionale della Lombardia.

In tal sede, l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha dichiarato il richiamo della carne scaduta, forse ancora presente nei ristoranti, e ha confermato la veridicità dell’inchiesta. Ha inoltre informato che il fascicolo è stato inoltrato alla Procura di Mantova per i reati di frode nell’esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (artt. 515 e 516 del Codice Penale). È stata infine dichiarata l’allerta alimentare per i lotti privi di evidenza di trattamento termico prima della commercializzazione.

Perché se ne parla così poco

Per quanto l’inchiesta dimostri di essere di grande interesse pubblico, la copertura mediatica è ancora molto scarsa. Il Ministero della Salute ha dichiarato che non ricorre l’obbligo di pubblicazione sul portale ministeriale dedicato ai richiami ai consumatori finali in quanto “l’intera filiera di commercializzazione è risultata limitata al circuito professionale B2B (Business to Business) e non ha riguardato la grande distribuzione”.

Tuttavia, a seguito della vicenda, METRO Italia ha dichiarato il ritiro della merce presente nei punti vendita e la Bolton Food (produttore di carne in scatola in gelatina a marchio Simmental) ha sospeso temporaneamente le forniture in attesa di ulteriori chiarimenti. È molto probabile però che la questione non si fermerà qui: l’ultima novità riguarda il blocco ufficiale e il sequestro di carni bovine custodite negli stabilimenti dell’azienda Bervini a Salvaterra (RE) e in precedenza lavorate nello stabilimento di Pietole. L’assessore regionale alla sanità Massimo Fabi ha informato che le carni erano destinate a ristoranti, navi da crociera e ditte produttrici di alimenti per animali, molte sicuramente già consumate al momento della notifica.

La realtà scomoda dei macelli

C’è forse un’altra ragione per cui non si parla abbastanza di una notizia così grave e pericolosa. Il macello è un luogo che si preferisce evitare di nominare e che si spera, nell’opinione comune, di non vedere mai. È collocato lontano dai centri abitati e dai possibili curiosi. È il posto per eccellenza nel quale dalla vita si passa alla morte, un posto freddo e asettico dove la maggior parte delle volte i lavoratori sono sfruttati e sottopagati. 

Francesca Grazioli nel suo libro Capitalismo carnivoro (Il Saggiatore, 2022) descrive in maniera molto dettagliata l’esperienza da visitatrice all’interno di un macello italiano e racconta in che modo le grandi aziende riescono a procurarsi lavoratori a basso costo spesso provenienti da paesi dell’Est europeo o extra europeo. Questo è possibile tramite subappalti assegnati a cooperative che “al primo accenno di problema giudiziario, si sciolgono disperdendosi come scarafaggi colti nella luce, per riformarsi sotto nuovi battesimi dalla fedina penale pulita”. Così dice anche Giulia Innocenzi nella sua inchiesta: nel momento in cui si verifica una problematica, rintracciare i responsabili è quasi più complesso che seguire il movimento della carne scaduta, andata a finire ormai chissà dove. 

Un inferno sociale e climatico

La realtà del macello (ma in generale tutta l’industria che si occupa di allevamento degli animali e di lavorazione e messa in commercio della carne) sta venendo sempre più messa in discussione. La forte incidenza negativa che l’intera filiera animale comporta per la crisi climatica è divenuta di centrale importanza già a partire dal rapporto FAO del 2006The Livestock’s Long Shadow Report, in cui viene messo in mostra come l’emissione di anidride carbonica degli allevamenti intensivi sia maggiore di quella di tutti i sistemi di trasporto messi insieme.

Non solo, al suo interno si parla anche delle responsabilità degli allevamenti intensivi nell’esaurimento delle risorse d’acqua e nell’inquinamento, e del loro impatto sulla perdita di biodiversità sulla Terra. 

macello

Eppure, nonostante i numerosi avvertimenti da parte della comunità scientifica, l’industria zootecnica continua a produrre carne incessantemente, seguendo un’ottica di futura crescita globale. Secondo il rapporto OECD-FAO Agricultural Outlook 2025-2034, la produzione è infatti destinata ad aumentare del 13% entro il 2034. Il documento analizza le prospettive future della produzione e della domanda alimentare a livello planetario. 

È importante chiedersi come mai le criticità presenti nel settore zootecnico vengano alla luce solo grazie a inchieste e interventi di giornalisti che scelgono di prendersene carico e perché la maggior parte delle volte questi argomenti passino in secondo piano (se non totalmente taciuti) nei grandi media. Dopo un episodio così significativo come lo scandalo del macello Bervini (che tutt’ora apre un orizzonte di inchiesta), che cos’altro potrebbe nascondersi all’interno dei meccanismi ombrosi che fanno funzionare la filiera di produzione più inquinante del mondo?

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Martina Tessarin

Studio filologia e critica letteraria all’Università di Trento. Mi piace scrivere qua e là di letteratura così come di storie e iniziative che vedo accadere intorno a me. Amo la natura e la tranquillità ma anche avere scambi arricchenti e relazioni proficue con le persone. Appassionata lettrice e curiosa osservatrice, faccio un po’ questo e un po’ quello per orientarmi nel mondo che mi circonda.

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