di Valentina Jaimes
Mentor: Ilaria Bionda
Dal secondo dopoguerra, crescita economica e pubblicità di massa hanno trasformato il Natale da festa familiare a maratona di acquisti, come se il benessere si misurasse in pacchi da scartare e la felicità di chi amiamo dipendesse da quanto spendiamo per loro. Il risultato è un periodo in cui, secondo LifeGate, le emissioni di CO₂ aumentano di circa il 6%.
Tra spot che iniziano a fine ottobre, vetrine scintillanti e social pieni di consigli regalo, il Natale alimenta una vera e propria FOMO (acronimo di Fear of Missing Out): la paura di restare fuori se non partecipiamo alla corsa al dono perfetto o agli addobbi “instagrammabili”. In questa frenesia, rischiano di passare in secondo piano i valori che la festa dovrebbe promuovere: gratitudine, solidarietà e tempo condiviso.
Regali non voluti, imballaggi e fast fashion
Chi di noi non si è mai ritrovato con un regalo che non serviva? Secondo LifeGate, circa l’8% dei doni finisce tra i rifiuti. E non è solo l’ambiente a pagare il prezzo delle feste, ma anche i bilanci familiari: secondo un’indagine di mUp Research per Facile.it, circa 800.000 italiani hanno fatto ricorso a un prestito per affrontare le spese delle festività. Si tratta, quindi, di un doppio spreco.
I regali, inoltre, arrivano spesso avvolti in strati di plastica e carta non riciclabile, con nastri metallizzati e glitter. Il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) segnala che durante le feste i rifiuti di imballaggio possono aumentare fino al 10% nelle raccolte urbane.
Anche la moda natalizia ha un costo ambientale alto: i maglioni con renne e pupazzi di neve vengono spesso indossati poche volte. Uno studio di Hubbub indica che circa il 95% di questi capi contiene fibre sintetiche come l’acrilico, che a ogni lavaggio rilascia microplastiche nell’ambiente.
Il conto dello spreco alimentare
Oltre che per i regali, il periodo del Natale è sicuramente celebre per i suoi abbondanti pasti. A conti fatti, il pranzo delle feste mostra non solo ciò che si mangia, ma anche ciò che si butta. Nel periodo tra Vigilia e Capodanno, in Italia si sprecano circa 575.000 tonnellate di cibo per un valore stimato di 9,6 miliardi di euro, secondo Ener2Crowd.com. Dolci come panettoni e pandori sono tra gli alimenti che si buttano più spesso.
Lo spreco alimentare non è solo una questione etica, ma anche climatica. Ogni alimento richiede terra, acqua, energia e trasporti: quando finisce in pattumiera si sprecano anche queste risorse. A livello globale, secondo l’Osservatorio internazionale Waste Watcher, nel corso dell’anno finiscono nella spazzatura 1,05 miliardi di tonnellate di cibo.
Luci, alberi e spostamenti
L’altra faccia luminosa del Natale sono le decorazioni. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), tra l’8 dicembre e il 6 gennaio luminarie in casa e in città possono generare fino a 20 mila tonnellate di CO₂ in più, come si evince anche da questo video della NASA a proposito delle luci delle festività viste dal satellite Suomi NPP (NASA/NOAA).
E non sono da dimenticare gli alberi di Natale nelle piazze. Secondo una stima di Selectra, nello stesso periodo l’illuminazione di circa 7.900 alberi natalizi nelle piazze italiane richiede 10.867 MWh di elettricità, pari a circa 2.780 tonnellate di CO₂.
In Italia, poi, la maggior parte delle famiglie non rinuncia alla tradizione dell’albero di Natale a casa propria. Organizzazioni come PEFC Italia ricordano che scegliere un albero vero da filiera certificata italiana significa preferire una risorsa rinnovabile e sostenere il lavoro nelle aree montane: a fine vita può essere conferito alle isole ecologiche o avviato al compostaggio. Un albero sintetico, spesso in PVC, può invece impiegare oltre 200 anni prima di degradarsi: perciò è sostenibile solo se lo si possiede già e lo si riutilizza a lungo.
A pesare sull’ambiente sono anche gli spostamenti per raggiungere parenti, mercatini e centri commerciali. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) gli spostamenti fanno crescere le emissioni di circa il 130% rispetto ad altri periodi dell’anno.
Verso feste più leggere per il Pianeta
Non c’è bisogno di trasformarsi in Scrooge, il protagonista tirchio del Canto di Natale, né di smettere di fare regali o invitare ospiti a cena. Un Natale più leggero comincia da scelte concrete: regali sostenibili (esperienze, prodotti locali o di seconda mano), imballaggi in carta riciclata o giornali, decorazioni fatte con ciò che abbiamo già in casa o con elementi naturali come pigne.
In cucina, una lista della spesa realistica, porzioni pensate sul numero di ospiti e ricette “salva-frigo” permettono di trasformare gli avanzi in nuove pietanze. Limitare gli spostamenti in auto e spegnere le luci decorative di notte aiuta a ridurre i consumi, senza spegnere la festa.
La buona notizia è che qualcosa si sta già muovendo: secondo l’Osservatorio Waste Watcher, i giovani della Generazione Z sono tra i più attenti a evitare gli sprechi, mentre il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) punta a rendere i packaging più riciclabili entro il 2030, e sempre più città scelgono luminarie a basso consumo con orari di accensione ridotti.Ridurre sprechi e consumi a Natale non è solo un gesto etico, ma un modo per restituire alle feste il loro significato più autentico: cura reciproca e rispetto per le risorse che ci permettono di celebrarle.

