I libri liberano: una nuova sfida per il carcere di Trento

Di Martina Tessarin
Mentorship Ilaria Bionda
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In corso l’iniziativa di crowdfunding per l’acquisto di 500 nuovi libri per la biblioteca del carcere di Trento: una sfida che riguarda tutta la cittadinanza.

di Martina Tessarin
Mentor: Ilaria Bionda

Il 27 ottobre 2025 è partito il progetto “I libri liberano” che sta riscuotendo un forte successo nella città di Trento. L’iniziativa prevede una raccolta fondi con l’obiettivo di raggiungere 10 mila euro per poter acquistare 500 nuovi libri per il rinnovo della biblioteca della casa circondariale della città, a Spini di Gardolo. Come si può constatare sul sito di Ideaginger, il risultato sta andando oltre le aspettative: a distanza di un mese e mezzo dall’apertura del crowdfunding si è già raggiunta la somma di 16 mila euro.

Il progetto, promosso da una rete di enti del territorio trentino tra cui CRVG-TAA (Conferenza Regionale Volontariato Giustizia – Trentino Alto Adige), A.P.A.S. (Associazione Provinciale di Aiuto Sociale), SPS (Scuola di Preparazione Sociale), Associazione Dalla viva voce e Fondazione Franco Demarchi, si concluderà il 7 gennaio 2026 e sarà solo il primo passo di un lungo percorso di riqualificazione di un importante luogo della vita carceraria spesso poco considerato: la biblioteca.

Come nasce “I libri liberano”

Per approfondire l’iniziativa abbiamo potuto intervistare direttamente uno degli organizzatori principali, Rolando Iiriti della Fondazione Franco Demarchi, che ci ha raccontato la genesi del progetto e la complessità della sua realizzazione, e Federico Zappini, libraio alla Libreria Due Punti di Trento, che ci ha spiegato gli aspetti sociali e culturali che questo progetto ingloba, sia dentro che fuori dal carcere

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«Liberi Da Dentro è una rete trentina di associazioni che dal 2018 si occupa di carcere da un punto di vista culturale all’interno della società civile e che nei vari anni ha creato e svolto diverse attività per avvicinare il tema alla cittadinanza. – ha spiegato Iiriti –  Quest’anno ci siamo buttati in un’esperienza totalmente nuova: il bando della Fondazione Caritro (Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto), a cui normalmente facciamo richiesta di finanziamento, prevedeva anche il lancio di una campagna crowdfunding per autosostenersi».

Nasce così la raccolta fondi, un atto di fiducia verso la cittadinanza, che ha risposto in maniera più che positiva all’iniziativa: «Queste persone sono quelle che comprendono che se si ha un carcere diverso migliora anche l’ambiente intorno a noi. Bisogna vedere le condizioni degli ultimi per capire come sta davvero la società, per parafrasare Voltaire.»

Quali libri per la biblioteca del carcere?

La biblioteca del carcere di Spini di Gardolo ad oggi non è in uno stato felice: ci sono tre sezioni, una più ampia per la parte maschile e due molto più piccole per quella femminile, dove ci sono scaffali poco forniti e dove mancano elementi librari di base come i dizionari, necessari per una comunicazione primaria anche con i detenuti stranieri.

Molti dei volumi attualmente presenti sono gli scarti della biblioteca comunale regalati al carcere, un gesto gentile e sicuramente fatto in buona fede, ma, pensandoci meglio, non si rischia in questo modo di stigmatizzare ancora di più le persone che si trovano lì, «mettendo nello stesso luogo gli scarti e gli scartati?»

«L’idea è quella di comprare un po’ di tutto: sicuramente dizionari, ma poi anche libri in lingue straniere (considerando che l’80% dei detenuti non sono italiani), manualistica, narrativa, tutto quello che può essere utile per svagarsi. Vogliamo anche introdurre grammatiche che possono servire alla scuola del carcere. La democrazia delle biblioteche risiede in questo: mettere tutti sullo stesso piano, superare le barriere di disuguaglianza, poter creare un ascensore sociale» ha raccontato Rolando.

Eppure, nemmeno questo è così semplice: gli organizzatori si sono dovuti interfacciare con diversi problemi riguardo particolari tipi di volumi, ad esempio i thriller e i gialli, perché si ritiene che così i detenuti imparino a delinquere. E così anche i libri con copertina rigida, che potrebbero servire per fare del male o per nascondere oggetti al loro interno: idee forse troppo radicate in luoghi più cinematografici che reali e che rischiano di ostacolare l’onda dell’entusiasmo iniziale. 

Un cambio di paradigma 

Federico Zappini ha fatto notare come per troppo tempo si è immaginato il carcere come il luogo dove mettere i libri che nessuno vuole più e come questo progetto sia un vero e proprio cambio di paradigma: creare un catalogo in coprogettazione, magari anche insieme ai detenuti sarebbe qualcosa di veramente innovativo. «Il carcere è un luogo “totale”, che aliena, ed è quindi sbagliato proprio nella sua costruzione e nel suo sistema, c’è un forte svantaggio e squilibrio di potere tra chi lo abita e chi ci lavora.

Questa iniziativa, diventando progetto sociale, permetterà di creare spazi e percorsi per accogliere passioni e propensioni dei detenuti e per coinvolgerli anche in momenti formativi all’interno dei luoghi culturali, generando un fattore trasformativo per le loro biografie».

In un momento storico in cui alle carceri viene data sempre meno visibilità mediatica quando in realtà si registra una preoccupante situazione generale di sovraffollamento (evidenziata anche dal Ministero della Giustizia) e in cui troppo spesso si verificano episodi di suicidio dei detenuti e delle detenute (come dimostra il Dossier “Morire di carcere” del Centro Studi di Ristretti Orizzonti), un progetto come “I libri liberano” può essere un importante segnale di apertura che si discosta dal generale clima di rifiuto e indifferenza.

La risposta positiva della cittadinanza di Trento consentirà quindi non solo di acquistare nuovi libri, e-book e forse anche film, ma soprattutto di consolidare un tessuto sociale da cui poter partire per realizzare progetti in cui ognuno può portare un pezzetto del proprio lavoro e delle proprie capacità. «Quello che si sta cercando di fare qui», ha concluso Federico, «è creare buone alleanze, perché da soli non ce la facciamo. O c’è una comunità, una rete, per sostenere idee di questa portata oppure i problemi rimarranno gli stessi e gli ostacoli rimarranno impossibili da scalfire.»

Per rimanere in tema

Abbiamo parlato di un progetto che ha luogo anche in carcere nell’articolo Il teatro oltre al palcoscenico: un laboratorio per la comunità, mentre il mese prossimo parleremo di Liberi Dentro Eduradio&TV.

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Martina Tessarin

Studio filologia e critica letteraria all’Università di Trento. Mi piace scrivere qua e là di letteratura così come di storie e iniziative che vedo accadere intorno a me. Amo la natura e la tranquillità ma anche avere scambi arricchenti e relazioni proficue con le persone. Appassionata lettrice e curiosa osservatrice, faccio un po’ questo e un po’ quello per orientarmi nel mondo che mi circonda.

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