Di Ana Maria Andrusca
Mentor: Paulo Lima
Ogni ottobre, l’Italia si tinge di rosa: campagne mediatiche, influencer, eventi, e monumenti illuminati. Il messaggio sembra inequivocabile: “Fai prevenzione, salva la vita”. Ma dietro questa retorica di speranza, la realtà è molto più complessa.
I dati della prevenzione
Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Screening, nel 2023 sono state invitate quasi 16 milioni di persone nei programmi di screening oncologici (mammella, colon-retto, cervice uterina), e circa 6,9 milioni hanno partecipato effettivamente. Tuttavia, l’“adesione” non sempre significa pieno accesso: per il programma mammografico, che riguarda le donne tra i 50 e i 69 anni, l’adesione è ben lontana dall’obiettivo europeo del 90%.
Secondo la sorveglianza PASSI dell’ISS, per il biennio 2023-2024 il 75% delle donne 50-69enni si è sottoposta a mammografia entro i tempi raccomandati. Ma il dato nasconde differenze geografiche inquietanti: l’adesione nel Nord raggiunge l’86%, mentre al Sud scende al 62%.
In alcune regioni meridionali il tasso di adesione è ancora molto basso: ad esempio, in Calabria solo il 16% delle donne target ha partecipato allo screening mammografico. Non solo: le risorse per potenziare lo screening sono limitate. Secondo la Repubblica, il finanziamento previsto per estendere il programma di mammografia anche alle donne tra i 45-49 anni e 70-74 anni è di appena 6 milioni di euro all’anno per tre anni.
Critici dicono che, con quei fondi, si potrebbe coprire solo una parte minima del bacino stimato di nuove invitate.

Il punto è: non basta promuovere, bisogna garantire
“Le campagne di ottobre danno speranza, ma molte donne al Sud non ricevono nemmeno l’invito”, spiega la dottoressa Elena Rossi, radiologa di una ASL del Sud Italia. “Molti centri non hanno risorse per fare tutte le mammografie; le liste d’attesa sono lunghissime”. Una criticità che pesa in un contesto già molto delicato. Secondo il Ministero della Salute, il tumore della mammella rappresenta il 30% di tutti i tumori nelle donne e, nel 2023, sono stati stimati 55.900 nuovi casi.
Lo screening ogni due anni (per le donne 50-69 anni) è una misura raccomandata per ridurre la mortalità: la mammografia biennale può diminuire il rischio di morte del 30% rispetto a chi non lo fa. Ma perché sia davvero efficace, lo screening deve essere strutturale, continuo, capillare, e non un semplice spot collegato a una campagna annuale.
Esperienze dal campo
Alla dimensione dei dati si aggiungono le storie personali, che rivelano quanto il problema sia tangibile. Ecco la testimonianza di Maria T., 58 anni, residente a Messina: “Quando ho ricevuto la lettera dello screening al centro più vicino non c’era posto. Mi hanno detto che l’esame sarebbe stato fra mesi. Alla fine sono andata in privato. Non dovrebbe essere così”.
La sua esperienza non è isolata: molte donne nel Mezzogiorno devono scegliere tra lunghissime attese oppure il pagamento di una prestazione privata, creando una discriminazione economica e territoriale che rischia di aumentare il divario di salute tra Nord e Sud.
A confermare le difficoltà strutturali interviene anche Giulia Roccasalva, volontaria dell’associazione oncologica Amare Onlus: “Il problema non è solo che le donne non fanno prevenzione, ma che il sistema non dà la possibilità reale. Noi chiediamo che ogni ASL garantisca posti, personale e macchinari. E che il Sud smetta di essere considerato di serie B”.
Le sue parole richiamano un’urgenza collettiva: non basta insistere sulla responsabilità individuale di fare prevenzione, se il sistema sanitario non assicura equità, accesso e continuità dei servizi.

Le conseguenze reali
Il divario Nord-Sud non è un dettaglio geografico: traduce in vite perse, diagnosi ritardate, terapie più invasive. Quando la diagnosi arriva tardi, il tumore può essere in uno stadio avanzato e le prospettive di trattamento peggiorano drasticamente.
Inoltre, alcuni programmi non riescono a rispettare i tempi “ideali” di screening e follow-up. Secondo report storici, molti esiti negativi non vengono comunicati entro 21 giorni come raccomandato, e quasi il 40 % degli approfondimenti non sono completati entro 28 giorni. Ogni pezzo di campagna rosa vale molto se dietro c’è il sistema che regge. Ma oggi quel sistema molto spesso traballa.
Non basta invitare: bisogna garantire. Perché la prevenzione non sia un’illusione, ma un diritto reale per tutti.
Per saperne di più
Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura del report dell’Osservatorio Nazionale Screening. Per rimanere in tema salute, invece, proponiamo i recenti articoli La ricerca clinica è inclusiva? Spoiler: purtroppo, non ancora, “Sephora Kids”: quando i cosmetici diventano una mania tra i bambini, Non guardarmi solo a metà.

