di Gaia Luani & Ilaria Bionda
Sono le storie di giovani che cambiano le cose ad essere al centro di Strike stories, il contest sostenuto dalle Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Trento e dalla Fondazione Franco De Marchi e rivolto a giovani fra i 18 e i 35 anni, natə, domiciliatə o residentə in Trentino – Alto Adige, Lombardia, Veneto o Emilia Romagna con una storia di valore da raccontare.
Lo scorso sabato 29 novembre, nella sala inCooperazione a Trento si è svolta la serata finale dell’evento 2025, durante la quale i 10 finalistə hanno presentato le loro storie di cambiamento, conquistando il pubblico presente. Anche noi di Agenzia di Stampa Giovanile eravamo presenti e abbiamo avuto l’occasione di intervistare finalisti e finaliste per farci raccontare i loro interessanti progetti e abbiamo raccolto le voci dei progetti che si sono aggiudicati un premio in un video.
La finale e i dieci anni di Strike
Il 29 novembre non è stata solo la serata conclusiva di premiazione delle storie Strike e dei loro ideatori, ma anche l’occasione per festeggiare il decimo compleanno del contest: un momento di divertimento e spensieratezza, di condivisione e collaborazione ma anche di impegno e di solidarietà, perché le storie di giovani che cambiano le cose sono tante e spesso non ascoltate. Strike in questo senso vuole essere anche un’occasione per dare voce e concretezza a pensieri e idee.

A prendere la parola e ad aprire la serata è stata Francesca Gnech, funzionaria del Dipartimento istruzione e cultura della PAT che ha affermato quanto sia importante “Poter raccontare e ascoltare le storie, soprattutto quando la voce che le racconta è quella dei giovani. Quelle che ascolteremo sono storie di talenti, fallimenti e riprese perché talvolta le storie nascono anche da casualità del quotidiano, da ciò che non sembrava possibile e che diventa una parte di noi da raccontare. Quelle che ascolteremo stasera sono sono storie di cambiamento personale e collettivo, di ispirazione, sono scintille che creano generatività positiva.”
Storie di giovani protagonisti del cambiamento
A seguire, sul palco la vicepresidente della Fondazione Demarchi, Francesca Gennai: “Spesso nei discorsi istituzionali si promette di dare spazio ai giovani ma troppo frequentemente ciò non avviene. Questo progetto invece li rendi protagonisti, li pone al centro di uno spazio di confronto, di idee, di dialogo che troppo spesso loro non hanno ed è giusto che rivendichino.”
Infine, è stata data la parola all’assessore alla transizione ecologica e digitale del Comune di Trento, Andreas Fernandez: “La parola cambiamento, che è riportata nel titolo di questo evento, viene dal greco e significa cambiare traiettoria ma anche eliminare degli ostacoli ed è questo che le storie, i progetti e le idee di questə giovanə si propongono di fare, ossia di dare una visione diversa e di farlo eliminando o superando gli ostacoli per cambiare lo status quo delle cose. L’unico modo per cambiare e per imprimere un vero cambiamento passa spesso anche attraverso la consapevolezza che sia necessario sovvertire l’ordine delle cose.”
Le storie vincitrici
Il primo premio e la menzione della Fondazione Megalizzi se li sono aggiudicati i Narrativi digitali di Simone e Cristiano Schiaffella.

“Con il nostro progetto abbiamo voluto trasformare il malessere vissuto in prima persona legato al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) in qualcosa di diverso e che avesse uno scopo. Così è nato “On constant delay”, un videogioco con scopi educativi e sociali che non intende porsi come strumento terapeutico in senso stretto, ma presentare una prospettiva diversa di questo disturbo e dare voce a chi si sente solo in questa lotta. Si tratta di uno strumento per parlare di questo stato psicologico troppo spesso ignorato o avvolto da stigma, avvicinando tutti alla comprensione.”
Il secondo premio l’ha vinto il progetto Ruote libere di Sara e Alessia Michielon.
“Il nostro progetto è nato dopo una vacanza durante la quale ci siamo rese conto che, a causa delle barriere architettoniche, Alessia con la sua sedia a ruote non poteva accedere a molti luoghi e musei che invece io, Sara, desideravo tanto vedere. Abbiamo quindi aperto un blog e dei canali social per fornire informazioni sull’accessibilità e al tempo stesso sensibilizzare sulla tematica della disabilità seguendo il motto di Alessia “Dove passo io con le ruote della carrozzina, possono passare tutti, dagli anziani con poca mobilità, alle mamme con il passeggino”. Al di là di premi e menzioni, il regalo più bello è il riscontro che riceviamo dalle altre persone con disabilità e dalle loro famiglie. A questo si aggiunge il fatto che il cambiamento che questo progetto sta portando agli altri, ha fatto maturare anche il nostro rapporto come sorelle perché ci ha permesso di capire i nostri limiti e le nostre potenzialità.”

Il terzo premio è andato a La forza dei valori di Andrea Padovan.

“Il mio progetto parte da un semplice oggetto, l’uncinetto, perché credo abbia tre superpoteri: obbliga a fermarsi e a concentrarsi permettendo alla mente di calmarsi, riesce ad unire generazioni e permette di esprimere la propria creatività e manualità. Da una passione, il lavoro all’uncinetto si è trasformato in qualcosa di più strutturato. Ho iniziato organizzando laboratori non solo didattici, ma anche luoghi di incontro e condivisione, veri e propri momenti di benessere per la mente. Si è poi creata una rete in tutta Italia che coinvolge scuole, rsa e persone singole. E quello che ho capito è che l’uncinetto è uno strumento terapeutico per sé stessi e per gli altri, e in ciò risiede la sua differenza: l’uncinetto racchiude valori umani che ad esempio moda in quanto tale invece non ha.”
Il premio del pubblico se l’è aggiudicato il progetto Ciucioi – La storia che si gioca.
“Quando raccontiamo un luogo, questo diventa anche un po’ nostro, diventa parte di noi e della nostra storia. Quando ci siamo resi conto che molte persone del luogo non conoscevano la storia del Giardino dei Ciucioi, a Lavis, abbiamo pensato di diffonderla in modo divertente, attraverso un gioco da tavolo. Ogni carta è infatti uno spaccato di Lavis, della sua storia, delle sue tradizioni e delle sue persone e così il gioco è diventato non solo un’occasione per trascorrere del tempo insieme, ma anche per scoprire o riscoprire il territorio. Il nostro progetto è anche una scommessa: dimostrare che con il gioco da tavolo si possono unire divertimento e storia in modo facile e accessibile, oltre che creare un ponte tra generazioni.”

Infine, il premio Storytelling è andato a Stefano Furlani per il suo progetto Una spremuta grazie.

“Il mio progetto è semplice quanto bizzarro. Mi piacciono le spremute, mi piacciono le stazioni e quindi recensisco – su Instagrame Tiktok – le spremute bevute nelle stazioni in giro per l’Italia. La valutazione delle spremute si basa su quattro criteri tra cui la location, importante quanto quelli più legati alla spremuta in sè, perché spesso le stazioni sono considerate luoghi di passaggio e di vita frenetica, poco sicuri e sporchi, ma secondo me sono al contrario luoghi di vita lenta, dove si attende l’arrivo del proprio treno e si ha tempo per osservare anche la vita degli altri.”
Le altre storie finaliste
BEO – Hybrid music (Sebastiano Beozzo) “La musica ha cambiato la mia vita a partire dai 16 anni, quando ho iniziato a suonare la batteria. Da lì in poi ho fatto parte di gruppi musicali, ho inciso i primi brani, mi sono iscritto al conservatorio e sono entrato in diverse realtà dell’ambiente musicale. Nel 2022 mi è stata diagnosticata una malattia cronica che mi ha privato delle forze e a causa della quale la mia salute era peggiorata inesorabilmente. E posso dire che solo la musica mi ha salvato, perché, proprio nei momenti più bui, ciò che mi faceva andare avanti era il mio progetto di orchestra ibrida, una realtà che unisce gli strumenti tradizionali con quelli più moderni. Credo fortemente che la musica debba portare un messaggio di solidarietà e speranza perché si può cambiare il mondo con la musica.”
Apeiron – Il circolino “Apeiron è un circolo ARCI che offre uno spazio sicuro e protetto per i ragazzə delle scuole medie che abitano nella Valle dei Laghi, un territorio piccolo e frammentato in cui manca un luogo d’incontro vero e proprio per i giovanissimi. Apeiron è nato ascoltando le necessità delle famiglie e ha ricevuto sin da subito un grande sostegno: ogni venerdì sera accogliamo 80 ragazzi e ragazze in un contesto protetto e sicuro che vuole dar loro la possibilità non solo di condividere momenti e socializzare ma anche di realizzare qualcosa nel concreto.”
Aspettando l’Aurora “Il progetto nasce da una storia, la storia di un bambino che sognava un futuro ricco di progetti e di avventure, un bambino ambizioso ma timido e introverso, con un senso di inadeguatezza che non lo abbandona e che lo porta, con il tempo, a percorrere una strada pericolosa: quella della dipendenza da sostanze. Una storia, quella di Paolo, molto tortuosa, ma che vede poi la luce, grazie a un percorso in comunità, a nuove consapevolezze e grazie alla penna delle giornaliste Beatrice e Claudia che, raccontandola, la rendono un esempio di rinascita per gli altri.”
Collettivo “Il Nido”- Ritorno allo scouting “Il collettivo, proprio come un “nido” vuole essere un luogo protetto di incontro e condivisione di storie e di artisti tra i più vari e diversi tra loro. Sono le parole del maestro Fellini, “Innamorarsi ancora una volta”, ad averci ispirato e ad essere diventate l’obiettivo del progetto, che vorrebbe – in un contesto come quello odierno, in cui il sistema teatrale è fallace – far innamorare gli artistə emergenti delle arti performative in uno spazio neutro e aperto, oltre che creare una rete inclusiva e non solo ideologica di pensieri e parole.
Tobias Demetz “Il mio progetto è un documentario che ho realizzato sulla vita che conduce mio zio a oltre 2500m di quota senza acqua corrente né elettricità, in simbiosi con la natura. Inizialmente non avevo capito la sua scelta di vita, poi mi sono reso invece conto della sua singolarità e della necessità di raccontarla per dare una visione diversa e decisamente non convenzionale di come condurre la propria quotidianità. Il messaggio più grande che mi ha lasciato mio zio, e che vorrei che questo progetto esprimesse, è che anche nei momenti di solitudine e di difficoltà la natura può rappresentare la forza più grande e una fonte di ispirazione”.

Per saperne di più
Del contest Strike, storie di giovani che cambiano le cose abbiamo parlato anche lo scorso anno in due articoli – La nona finale di Strike Stories e I finalisti di Strike Stories e in due video interviste. A breve uscirà sul nostro account Instagram anche un’intervista video ai vincitori di questa edizione, continuate a seguirci!

