La tua voce in Europa – Storie di integrazione europea

Di Gloria Malerba
Revisione Ilaria Bionda
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Terza puntata di Storie di integrazione europea, in cui approfondiremo insieme quali sono i diritti (e i doveri) politici riservati ai cittadini dell’Unione per far sentire la propria voce.

Se è vero che la prima e più importante forma di partecipazione politica ed espressione della propria voce è il voto, altrettanto reali sono le minacce che, soprattutto negli ultimi anni, hanno messo in discussione questo diritto. Brogli, interferenze digitali, disinformazione, alto astensionismo hanno caratterizzato le elezioni su tutto il territorio europeo. 

Le ultime notizie arrivano dall’Irlanda e dall’Olanda dove, ci racconta Politico, le elezioni nazionali hanno registrato interferenze tramite l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Da un video deepfake in cui appare la candidata irlandese del centro sinistra, Connolly, annunciare il suo ritiro subito prima del voto; a diversi contenuti in cui appare il leader del partito dei verdi olandese, Timmermans, mentre viene arrestato dalla polizia o, ancora, raffigurato accanto a una montagna di soldi. 

Davanti a queste sempre più diffuse manipolazioni è facile pensare che la nostra voce conti poco. Eppure, come cittadini europei abbiamo molti modi per farci sentire: oltre al voto, da non dare mai per scontato ci sono le iniziative di legge popolare e le petizioni. Conoscerli è il primo passo per non lasciare che siano altri, o gli algoritmi, a decidere al posto nostro. 

Come influenzare le politiche europee

Come cittadini europei, la propria voce si può esprimere in diversi modi: potete votare e candidarvi alle elezioni per il Parlamento europeo e potete farlo anche se non vi trovate nel vostro paese d’origine. Il Parlamento è l’unica istituzione eletta direttamente dai cittadini e, quindi, quella che meglio rappresenta gli interessi della collettività. 

Anche tra un’elezione e l’altra, i cittadini rimangono parte integrante del processo democratico. Ad esempio, potreste essere selezionati per partecipare a uno dei panel europei, ossia gruppi di persone, provenienti da tutta Europa e scelti in modo casuale, che hanno il compito di discutere su temi di interesse generale per poi presentare delle raccomandazioni alla Commissione europea. 

Esiste, poi, un modo ancora più diretto per dare il proprio contributo, far sentire la propria voce e influenzare direttamente le politiche europee. Se c’è un tema su cui siete particolarmente appassionati e su cui l’Unione può intervenire, potete presentare un’iniziativa di legge o sostenerne una già presentata. Oppure, se avete una richiesta o una lamentela riguardo una materia che rientra nell’area di attività dell’Unione, potete presentare una petizione al Parlamento europeo. Inoltre, esiste la figura del Mediatore europeo, che potete contattare se pensate di essere di fronte a un caso di irregolarità amministrativa o abuso di potere. Si tratta di un organo indipendente e imparziale con il compito di controllare l’amministrazione delle istituzioni europee. 

Infine, le istituzioni non sono così lontane e irraggiungibili. Potete contattare e ricevere risposta da una qualsiasi istituzione europea in una delle 24 lingue ufficiali dell’Unione. Tutte le istituzioni hanno dei registri online dove trovare i documenti consultabili e le informazioni necessarie per rimanere aggiornati su cosa succede all’interno dell’Unione e i dettagli di contatto

Protestare per partecipare 

Un altro strumento essenziale per far sentire la propria voce e per esigere responsabilità da chi è al governo è la protesta pacifica. In quanto uno dei pilastri della democrazia, il diritto di manifestare pacificamente è riconosciuto e tutelato anche dall’Unione Europea. 

Varie sono le proteste sviluppatesi in Europa recentemente. In Francia con il movimento “Block Everything” contro i tagli alla spesa pubblica; in Serbia, dove i cittadini sono scesi in strada per chiedere maggiore trasparenza politica; in molte città europee a sostegno di Gaza

Queste mobilitazioni dimostrano che i cittadini europei non sono indifferenti, anzi si sentono ancora una parte attiva del processo democratico. Anche protestare, quindi, è un modo di partecipare. 

Perché spesso si pensa di non avere questa voce?

Come anticipato, è largamente diffusa la percezione che le decisioni europee siano prese da organi lontani e poco attenti agli interessi dei cittadini. Si pensa che l’Unione sia solo una macchina burocratica e inefficiente. La situazione non è stata migliorata, poi, dall’aumento degli estremismi, le interferenze nelle elezioni e la diffusione di informazioni false.

Da un lato, deve essere l’Unione a rispondere a queste problematiche. Alcune delle soluzioni già proposte includono: il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, per portare a un aumento del suo potere legislativo e di controllo sulle altre istituzioni; la semplificazione del processo decisionale; la garanzia di una maggiore e più chiara informazione sui temi e sulle decisioni prese in ambito europeo. 

Dall’altro lato, devono essere i cittadini stessi a impegnarsi per salvaguardare la democrazia. Le ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, svoltesi nel 2024, hanno visto un’affluenza di appena il 50% degli aventi diritto al voto. Indice di come i cittadini abbiano deciso di prendere le distanze da un’Unione che non li fa sentire rappresentati. Quest’insoddisfazione, però, dovrebbe essere usata per ricostruire e non per distruggere. È solo partecipando attivamente e informandosi che la democrazia europea e i valori sui quali è stata fondata potranno essere ritrovati e preservati. 

Con la speranza di avervi ricordato l’importanza della vostra voce, vi saluto. 

Ci risentiamo il prossimo mese con un approfondimento sulle politiche europee di preservazione dell’ambiente, di come queste si riflettono nella nostra quotidianità e di quanto ancora c’è da fare. Intanto…

La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!” (Altiero Spinelli) 

A presto!

Gli altri episodi

La rubrica “Storie di integrazione europea” a cura di Gloria Malerba è composta di episodi, il primo introduce l’argomento, mentre il secondo racconta con due interviste video i benefici della libera circolazione.

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