COP30 – Stato brasiliano e mega-imprese in tribunale

Di Vânia Corrêa
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Il Júri Ancestral durante la COP30 ha effettuato un processo simbolico contro lo stato brasiliano e le mega-imprese per le violazioni contro i popoli indigeni.

di Vânia Corrêa

Promosso dall’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB), il Júri Ancestral è un tribunale creato appositamente per discutere le molteplici violazioni vissute dai popoli indigeni colpiti da progetti dello Stato e di mega-imprese che minacciano i loro territori, la sicurezza, i modi di vita e i diritti costituzionali. Lo Stato brasiliano e le mega imprese finiscono così sul banco degli imputati.

Un tribunale per un processo simbolico

Il processo simbolico ha emesso una sentenza su sei casi emblematici di progetti economici in terre indigene, in diverse regioni del Brasile, tutti già oggetto di procedimenti giudiziari ufficiali. Tutte le denunce rivelano un modello di violazione sistematica dei diritti delle popolazioni indigene e di regressione socio-ambientale, che privilegia il profitto a scapito della vita dei popoli, delle acque, delle foreste e di tutti gli esseri viventi. Di fronte a ciò, il Tribunale ha ribadito: “il territorio è vita, e la vita non è negoziabile”.

I casi sono stati presentati da diversi leader, mentre avvocati indigeni hanno svolto il ruolo di giudici e pronunciato le sentenze. Hanno partecipato al Júri i e le leader indigene Milena Mura, Claudivan, Leusa, Alex, Marcelo Anacé e Maíra Pankararu, oltre agli avvocati Jorde Tembé, Lucas Marubo, Adriano, Alexandre, Ricardo Terena, Luiza, Jorge Tabajara e Maíra. Helinton Kaxinawa ha presieduto il processo.

La centralità dei popoli indigeni

L’avvocato indigeno Alexandre Arapiun, membro del Dipartimento Giuridico dell’APIB, ha spiegato che la maggior parte delle sentenze ha preso in considerazione l’assenza di consultazione nei territori e i danni ambientali. Egli ha sottolineato quindi l’importanza dell’ascolto dei popoli indigeni nella costruzione di soluzioni alla crisi climatica: “Molti leader indigeni si trovano nella zona blu e nella zona verde della COP30, dove portano denunce e affermano che la protezione dei territori da parte di questi popoli legati alle tradizioni è la risposta alla crisi climatica. Non è quindi possibile che la COP30 affronti la discussione senza ascoltare queste leadership”.

Per Ricardo Terena, avvocato della cooperativa del Dipartimento Giuridico dell’Abip, il tribunale è stato “un’opportunità per realizzare sia un processo di educazione popolare che ha fornito informazioni alle comunità indigene, sia per portare uno sguardo giuridico di popoli indigeni per popoli indigeni”.

I casi arrivati in tribunale

Uno dei casi giudicati, il Progetto Potássio Brasil, riguarda lo sfruttamento di cloruro di potassio in Amazzonia. Milena Mura, leader indigena, ha parlato degli impatti causati dall’estrazione nella zona tradizionalmente occupata dal Popolo Mura, in Amazzonia: “L’azione della Potássio Brasil Ltda ha provocato danni ambientali, come deforestazione e contaminazione, che minacciano la salute fisica e psicologica della popolazione indigena nella regione”. La decisione del Tribunale ha determinato la sospensione immediata delle attività dell’azienda: “Che il Rio Madeira continui a scorrere accanto al Popolo Mura, perché dove c’è corrente, c’è resistenza”.

In Pará è stato invece giudicato il caso del Progetto Volta Grande, della Belo Sun Mining Ltda, che propone l’installazione della più grande miniera d’oro a cielo aperto del Brasile, nella regione della Volta Grande do Xingu, che già subisce gli impatti dalla centrale di Belo Monte. Altro caso trattato in tribunale quello del Progetto Ferrogrão, che prevede la creazione di una ferrovia destinata a collegare il Porto di Mirituba (PA) al comune di Sinop (MT) per favorire lo smistamento della produzione di mais e soia, mettendo sotto pressione i territori Munduruku, Kaiapó, Panará, Apiaká e altri.

Sono stati giudicati anche il Progetto Rota Bioceânica, che collegherà il Porto di Santos a due porti cileni, passando per Paraguay e Argentina, unendo l’Atlantico al Pacifico con l’obiettivo di potenziare il commercio internazionale nella regione. Secondo la FUNAI, la rotta impatterà almeno tre territori indigeni in processo di demarcazione. L’installazione di un Data Center di TikTok a Caucaia (CE) è stato un altro caso esaminato nel Júri Ancestral. Il leader Marcelo Anacé, che ha partecipato al processo, riporta impatti sulla salute fisica e mentale della popolazione, l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque, oltre alla restrizione dell’accesso alle risorse ambientali e all’indebolimento dell’autonomia territoriale.

Infine, è stato portato a giudizio il caso del popolo Pankararu, colpito dalla costruzione della Centrale Idroelettrica di Itaparica, nel 1988, e successivamente dall’installazione di linee di trasmissione dell’energia e, più recentemente, dalla costruzione del Complesso Eolico e Solare di Tacaratu. Il Tribunale ha condannato simbolicamente lo Stato brasiliano per le violazioni commesse contro i Pankararu, determinando la sospensione di nuove opere e la riparazione dei danni culturali, spirituali e ambientali causati.

La partecipazione indigena alla COP30

Il Júri Ancestral mostra quindi quanto è fondamentale la partecipazione dei popoli indigenti alla COP30. Per questa ragione esiste l’Aldeia COP che riunisce 3.000 indigeni, rappresentanti di oltre 100 popoli, provenienti sia da tutti gli stati del Brasile sia da altri Paesi. Situata presso la Scuola di Applicazione dell’Università Federale del Pará, l’Aldeia dispone di alloggi e di un programma aperto al pubblico con attività politiche, culturali, rituali religiosi, una fiera dell’artigianato e prodotti tipici delle culture indigene.

L’iniziativa, realizzata dal Ministero dei Popoli Indigeni (MPI), con la partecipazione dell’APIB, della Coordinazione delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia Brasiliana (COIAB) e della Federazione dei Popoli Indigeni del Pará (FEPIPA), mira ad ampliare la partecipazione indigena nelle discussioni sul clima.

La ministra dei Popoli Indigeni, Sonia Guajajara, ha ribadito il ruolo storico degli indigeni nella COP30: solo nella Blue Zone, lo spazio delle negoziazioni della COP, sono stati accreditati 400 indigeni, un numero superiore rispetto allo scorso anno a Baku.

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