Di Karen Samyra
Tra il mixer del DJ Pica-pau e le percussioni della batteria delle Crias do Curro Velho, la Plenaria Mondiale della Gioventù ha fatto riecheggiare le voci delle giovani generazioni per la giustizia climatica durante la COP30 di Bèlem. Voci che ribadiscono l’impegno concreto per un futuro più giusto e per lo sviluppo di politiche pubbliche e azioni per il clima immaginando futuri possibili e le cosiddette tecnologie della foresta.
La Plenaria Mondiale della Gioventù
L’attività si è svolta l’11 novembre, nella Cidade das Juventudes, il primo accampamento dedicato esclusivamente ai giovani in tutta la storia delle COP.
Giovani provenienti da oltre 80 Paesi alloggiano al Curro Velho, uno spazio culturale di grande importanza per la città di Belém, qui, oltre ad una completa struttura di alloggio (con bagni, letti a castello e climatizzazione), la Cidade das Juventudes offre una programmazione ricca di attività, dai laboratori, alle plenarie tematiche, sino alle presentazioni culturali.
I partecipanti alla plenaria
La conduzione della plenaria è stata affidata a Marcelle Oliveira, Presidency Youth Climate Champion della COP30, e Jessy Santos, vice segretaria della Segreteria Nazionale della Gioventù e ha visto la presenza di numerosi rappresentanti delle istituzioni brasiliane: Marina Silva, ministra dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico, Margareth Menezes, ministra della Cultura, Anielle Franco, ministra dell’Uguaglianza Razziale, Guilherme Boulos, ministro della Segreteria Generale della Presidenza, Márcia Lopes, ministra delle Donne, della first lady Janja Lula e della presidente del Consiglio Nazionale della Gioventù, Bruna Brelaz.
Accanto alle istituzioni hanno partecipato diversi giovani rappresentanti dei movimenti sociali provenienti da tutto il mondo come il MST (Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra), la UNE (Unione Nazionale degli Studenti) e il MAB ( Movement of People Affected by Dams).
Le voci dei giovani per la giustizia climatica
In un clima di festa e partecipazione gli interventi dei giovani attivisti e delle istituzioni si sono intrecciati per far risuonare con forza l’indignazione contro lo sfruttamento del territorio dell’Amazzonia, in particolare nel settore petrolifero della regione come sottolineato nel discorso di Txai Suruí, membro del gruppo consultivo dell’ONU durante la COP30.
La ministra Marina Silva ha inoltre ricordato che la COP30 “si svolge IN Amazzonia ma la gestione delle problematiche che riguardano questo fragile ecosistema non devono essere esclusivamente a carico DELL’Amazzonia“, ribadendo l’importanza dell’impegno degli altri 197 Paesi del mondo per la preservazione di questo bioma unico e importante che, riportando le sue parole “è il più fragile e al contempo il più potente al mondo.”
La ministra Margareth Menezes ha infine richiamato alla memoria la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (CNUMAD), conosciuta anche come Eco-92, ricordando che l’importanza dei temi del clima e della giustizia climatica e l’urgenza di affrontarli non sono certamente una novità dell’ultimo minuto.

La Plenaria Mondiale della Gioventù ha riaffermato che il futuro e la giustizia climatica non si costruiscono solo con i discorsi, ma con azioni, consapevolezza e affetto collettivo.
Tra musica, voci ed idee, è apparso evidente che la gioventù di tutto il pianeta non sta solo rivendicando spazio — lo sta occupando, ridisegnando i modi di esistere e resistere in un pianeta in crisi. Ciò è stato detto durante la plenaria è più di un appello per la giustizia climatica, è stata un invito a restare in movimento unendo cultura, politica e cura della terra come pilastri di un nuovo tempo possibile.
Questa plenaria è senz’altro di ispirazioni per noi di Agenzia di Stampa Giovanile, pensando che tutti i nostri contenuti sono rivolti soprattutto alle future generazioni, soprattutto quelli che riguardano il cambiamento climatico e i diritti umani, per un mondo di domani più equo.
