COP30 – “Occhi in Orbita”: come i satelliti monitorano il nostro Pianeta

Di Margo Blaha
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Come il telerilevamento satellitare sta trasformando il modo in cui l’umanità osserva e gestisce le risorse del pianeta?

Di Margo Blaha

Alla COP30, l’evento “Occhi in orbita: come i satelliti monitorano l’acqua per l’adattamento climatico” ha mostrato come il telerilevamento satellitare stia trasformando il modo in cui l’umanità osserva la Terra. Il telerilevamento è l’osservazione della Terra a distanza grazie ai satelliti che orbitano a centinaia di chilometri sopra di noi, progettati per registrare e trasmettere la luce riflessa o emessa dalla superficie terrestre. Questa luce viene catturata in diverse “bande” o porzioni dello spettro elettromagnetico (visibile, infrarosso e microonde), ognuna delle quali rivela informazioni uniche sulla superficie.

Come funziona il telerilevamento

La vegetazione, per esempio, riflette fortemente la luce nel vicino infrarosso. Confrontando questa con le lunghezze d’onda visibili, possiamo stimare la copertura forestale, la densità della chioma e lo stato di salute delle colture: tutti indicatori che rivelano come gli ecosistemi rispondano allo stress climatico. I sensori radar e termici, invece, possono penetrare le nuvole o operare al buio, consentendo il monitoraggio continuo delle acque superficiali, dell’umidità del suolo, della siccità e delle anomalie di temperatura. Queste capacità rendono i dati dei satelliti estremamente preziosi nelle regioni in cui le misurazioni dirette sono scarse o difficili da ottenere.

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Dai dati dei satelliti alle decisioni

Durante l’evento della COP30 è stato anche spiegato che con l’elaborazione delle immagini, enormi quantità di dati grezzi vengono trasformate in mappe, indici e modelli che orientano le decisioni sull’uso del suolo, l’irrigazione, la gestione forestale e la prevenzione dei disastri. Come ha sottolineato Clément Albergel dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), “non si può gestire ciò che non si può misurare”. 

Questo principio riassume perché il telerilevamento è così trasformativo: offre informazioni coerenti, ad alta risoluzione e globali, che consentono a decisori politici e comunità locali di agire con precisione e lungimiranza. La prossima generazione di missioni, come SWOT, BIOMASS, e TRISHNA (il cui lancio è previsto per il 2027), rappresenta un passaggio dall’innovazione tecnologica fine a sé stessa a un’innovazione al servizio della società. Queste missioni mirano a rafforzare il legame tra osservazione scientifica e benessere umano, dall’agricoltura e la silvicoltura alla gestione dell’acqua, alla costruzione della resilienza e alla cooperazione internazionale.

La missione BIOMASS, guidata dall’ESA, utilizzerà un radar a banda P per misurare la struttura delle foreste e la biomassa epigea. Ciò fornirà una comprensione senza precedenti dell’accumulo di carbonio e delle dinamiche di deforestazione nelle grandi foreste del pianeta, compresa l’Amazzonia, dove vaste aree, spesso inaccessibili, restano poco monitorate. Questi dati aiuteranno a quantificare come le foreste regolano il ciclo dell’acqua e del carbonio, orientando strategie di mitigazione climatica e gestione sostenibile del territorio.

Foresta boliviana ripresa da Sentinel-2 (in alto) e BIOMASS (in basso): Sebbene le due immagini appaiano simili, il radar a lunga lunghezza d’onda di BIOMASS penetra la chioma rivelando l’intera struttura forestale e le riserve di carbonio, mentre Sentinel-2 cattura solo lo strato superficiale. (Fonte: ESA)

Il ruolo degli scienziati oggi

Tuttavia, tra questi progressi tecnologici, la discussione alla COP30 ha toccato anche una domanda più profonda: quale sia oggi il ruolo della scienza e degli scienziati in un’epoca di cambiamento ambientale globale. Durante il dibattito, ho chiesto a Clément Albergel quale sia realmente il nostro ruolo come scienziati in quella che è stata definita la “COP delle persone”. Dopo decenni di investimenti nell’osservazione terrestre, siamo ancora qui solo per monitorare e analizzare o la nostra missione è cambiata?

La sua risposta è stata chiara: “Il nostro ruolo è effettivamente cambiato. Oggi gli scienziati devono andare oltre la produzione di conoscenza; devono imparare a comunicare efficacemente, a coinvolgere la società e a promuovere il dialogo oltre l’ambito accademico. La scienza non può restare un’attività isolata: deve essere tradotta in comprensione, fiducia e azione. In un mondo in cui l’informazione è abbondante ma la fiducia è fragile, la conoscenza da sola non basta.”

Responsabilità collettiva

Il telerilevamento ci permette di osservare la Terra in modo straordinariamente dettagliato: di visualizzare la salute delle foreste, seguire il corso dei fiumi e testimoniare il ritiro dei ghiacciai. Tuttavia, queste immagini sono in ultima analisi specchi della nostra responsabilità collettiva. I satelliti possono osservare il pianeta, ma non possono salvarlo. Questo compito spetta a noi – scienziati, decisori politici e cittadini – che dobbiamo decidere come agire sulla base delle conoscenze offerte da questi occhi in orbita.

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