COP30 – Non tutti vengono a Belém per parlare di clima

Di Annika Zamboni
angola
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Alla COP30 di Belém l’incontro in autobus con una negoziatrice angolana mostra come, per alcuni Paesi del Sud globale, la ricerca di investimenti – anche paradossalmente sui fossili – resti una necessità urgente.

di Annika Zamboni

Questa mattina ero seduta sull’autobus di Belém in direzione COP30. La zona blu, quella dei negoziati, dista più di mezz’ora dal nostro alloggio, quindi nel viaggio mi guardo sempre intorno per cercare qualcuno con cui scambiare due parole. Oggi ho viaggiato con la mente in Angola.

Incrocio lo sguardo di una donna nera, vestita con colori sgargianti e seduta poco distante da me. Dal badge leggo che è registrata come “Party”, ovvero che è una negoziatrice, e che rappresenta l’Angola. Sembra simpatica, mi avvicino per parlarle. Purtroppo sin da subito mi dice che non parla inglese, solo portoghese. Iniziamo la nostra conversazione a gesti, poi passiamo a Google Translate. Il discorso che abbiamo intavolato non è molto facile da fare a gesti.

Un Paese ricco di risorse naturali, gas e petrolio

Le chiedo quali sono le sue aspettative per i negoziati, quali sono le sue speranze. Mi dice che è venuta sin qui perché il suo Paese è pieno di risorse naturali, di gas e di petrolio, e che il suo obiettivo è trovare investitori. Rimango interdetta per qualche secondo. Fatico a capire come sia possibile che un Paese conceda l’accredito a una propria cittadina a una Conferenza globale sul clima per cercare investimenti nei combustibili fossili.

Le chiedo allora se gas e petrolio sono le uniche risorse su cui puntano. Mi risponde che l’Angola vorrebbe anche attirare investimenti nel turismo e nell’agricoltura, ma che, al momento, l’obiettivo principale resta quello legato ai combustibili fossili. Aggiunge che la popolazione è molto povera e che nuovi investimenti potrebbero creare posti di lavoro, dando un po’ di respiro all’economia locale.

Voglio capire meglio e le chiedo se conviene davvero, ad un Paese come l’Angola, venire in Brasile alla COP per questo scopo. Lei mi risponde, schiacciando sicura i tasti del telefono con Google Traduttore aperto sotto i suoi occhi. Scrive che “si tratta di un tema di grande attualità, legato al fattore umano ed interconnesso con tutte le nostre attività”. Aggiunge che per questo motivo è importante condividere ed imparare dai Paesi che vantano una vasta esperienza in materia.

Cerco di approfondire e le chiedo come il suo Paese si stia muovendo concretamente nella transizione energetica. Lei digita: “Il settore petrolifero sta seguendo le tendenze globali, ora stiamo sfruttando il settore minerario tenendo conto dell’impatto ambientale.” Le chiedo allora se in Angola si parla abbastanza di questi temi, se la transizione è davvero una priorità per il governo o per la popolazione. Lei sorride, poi scrive: “Penso che non sia un tema abbastanza discusso, anche se la transizione è già in corso.”

Una delle più giovani del mondo

Rimango a fissare le sue parole sullo schermo per un momento. Mi sembra che tra le righe ci sia un messaggio più profondo, una consapevolezza in crescita ma ancora fragile. Scendo dall’autobus salutando la donna. Oggi devo ancora entrare alla COP e sono già piena di pensieri, di dubbi che probabilmente non hanno una risposta vera.

Penso al Sud del mondo, a tutti i problemi che deve affrontare. Penso all’opportunità che ha uno Stato come l’Angola, che pochi sanno collocare su una cartina, di sfruttare una Conferenza mondiale per far sentire la propria voce, per far capire a tutti i presenti quelli che sono i propri bisogni. Bisogni che sono diversi da quelli di cui si parla sui tavoli dei negoziati, bisogni di uno Stato in cui la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi ed in cui la popolazione è una delle più giovani del mondo, con un’età media pari a 16 anni. 

Mentre cammino verso i padiglioni penso che forse non tutti vengono qui per parlare di clima, o forse non tutti intendono e parlano di questa tematica allo stesso modo. Oggi ho capito che c’è anche chi viene qui per cercare spazio e ascolto per far fronte ad altri problemi o forse, semplicemente, per cercare una via per non restare indietro.

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