di Eleonora Zomer
È mercoledì 12 novembre, in una Belém umida e calda. È un giorno importante perché oggi si apre la Cupola dei Popoli, dove popoli indigeni, comunità quilombola, ribeirinhos e movimenti sociali rilanciano un evento storico con critiche all’esclusione e proposte basate su saperi ancestrali per affrontare la crisi climatica. La Cupola si trova a otto chilometri dallo spazio ufficiale della COP30 che, come indicato dagli accordi internazionali, è guidata dalle Parti (“a party-driven process”), dove sono gli Stati a dirigere il processo negoziale.
La Barqueata
Però non oggi, non alla Cupola dei Popoli, che si apre con la “Barqueata” sul Rio Guamà. Siamo in 200 imbarcazioni, più di 5000 persone provenienti da oltre 60 Paesi del mondo. La mia giornata è iniziata molto presto, dopo una colazione veloce sono partita verso il punto di ritrovo per le imbarcazioni. Al mio arrivo, ho incontrato decine di persone che si riversavano verso le imbarcazioni per far parte di questa flottiglia, per far parte di un evento che passerà sicuramente alla storia come un momento partecipativo della società civile.
Mi sono imbarcata insieme ad altre 30 persone, per documentare attraverso foto, video e brevi interviste cosa significa essere qui oggi. Per vedere decine di barche e centinaia di persone con gli striscioni per chiedere lo stop all’estrazione di petrolio in Amazzonia, per chiedere una giustizia climatica equa e inclusiva. Sono persone e movimenti sociali da ogni parte del mondo, ma riuniti sotto un’unica richiesta: quella di essere parte del processo di transizione giusta e dell’urgenza di agire per interrompere gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
Contraddizioni e riflessioni
Si sentono persone parlare in tante lingue diverse, ridere, cantare e ballare perché oggi è un giorno di festa per la società civile, e per tutti quelli che non hanno voce ai tavoli negoziali, che si trovano non lontano da dove ci troviamo e dalla Cupola dei Popoli. Allo stesso tempo, sento odori che mi fanno riflettere sulle contraddizioni della crisi climatica, perché sento l’odore del carburante che alimenta le imbarcazioni sulle quali mi trovo.
Anche questo fa parte della realtà dei fatti, della verità della crisi climatica. Dipendiamo dai combustibili fossili anche se sappiamo che sono i responsabili dei cambiamenti climatici. Ci aiuta a riflettere sul fatto che finché gli investimenti e la finanza pubblica e privata non cambieranno rotta, non investiranno nelle energie rinnovabili, anche le nostre manifestazioni ambientaliste saranno alimentate proprio dai responsabili della crisi per la quale ci troviamo sulle barche in cui siamo oggi.


Incontri di speranza
A bordo dell’imbarcazione verso la Cupola dei Popoli faccio incontri che però mi fanno sperare, mi mostrano una società civile che non ha voglia di arrendersi e che promuove inclusione. Ci sono giovani ragazzi e ragazze come João Vitor Santana Profiro, che sono inseriti in programmi di educazione e inclusione per imparare pratiche agricole sostenibili a scuola e riportarle direttamente nei campi.
João Vitor alterna una settimana a scuola, nella Escola Comunitária Casa Familiar Rural de Santa Maria das Barreiras-PA, e una settimana nei campi per mettere in pratica quanto ha imparato circa un’agricoltura più sostenibile. Perché mi racconta che qui le coltivazioni di soia hanno invaso il territorio, portando a deforestazione e perdita di biodiversità. La stessa soia che viene spesso esportata in Europa e in altre regioni del mondo più ricche per dare da mangiare agli animali degli allevamenti intensivi, che sono responsabili di grandi quantità di emissioni di gas serra.
Vulnerabilità e opportunità
Dopo ore che sono sull’imbarcazione arrivo alla destinazione, alla comunità di Vila da Barca, dove le case sono costruite su palafitte a causa della marea della baia di Guajarà. Questo è un luogo simbolico, dove la comunità è vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici e vittima del razzismo ambientale. Una volta arrivati qui torniamo indietro al nostro punto di partenza per andare verso la Cupola dei Popoli e continuare la giornata.
Di questa esperienza mi ricorderò gli incontri che ho avuto l’opportunità di fare e le storie che ho ascoltato. Mi ricorderò quell’odore di petrolio che ci ricorda di quanto dipendiamo da questo combustibile, anche per le manifestazioni ambientaliste, e mi ricorderò dell’emozione che ho provato a far parte della società civile che non si arrende, che vuole partecipare, e che oggi decide di riunirsi insieme, nonostante le differenze, sotto ideali condivisi.

