COP 30 – Le lobby del fossile non mollano

Di Paulo Lima
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Un nuovo rapporto di InfluenceMap rivela che le lobby del petrolio e del gas hanno aumentato del 33% l’uso di narrazioni fuorvianti sulla transizione energetica in vista della COP30 di Belém

di Paulo Lima

Mentre a Belém si apre la COP30, la conferenza ONU sul clima ospitata per la prima volta in Amazzonia, un nuovo rapporto di InfluenceMap ci ricorda che il vero scontro non si gioca solo nei plenari o nei padiglioni ufficiali, ma anche – e soprattutto – dietro le quinte.

Secondo l’organizzazione indipendente, le compagnie del petrolio e del gas hanno intensificato del 33% l’uso di narrazioni fuorvianti sulla transizione energetica rispetto all’anno scorso. Tradotto: le lobby del fossile non solo non stanno rallentando, ma stanno alzando il volume della disinformazione.

COP30 - Le lobby del fossile non mollano
Le 20 principali aziende e associazioni di categoria per utilizzo totale di narrazioni anti-transizione (novembre 2024 – ottobre 2025).

Le lobby: registi invisibili della COP

L’analisi, pubblicata sulla piattaforma LobbyMap (inclusa nella “Solution Bank” ufficiale della Presidenza brasiliana della COP30), mostra come le associazioni industriali continuino a essere il megafono più potente del settore fossile. Coordinano campagne globali, creano consenso, manipolano il linguaggio.

Più di un quarto delle aziende e associazioni identificate come diffusori di queste narrazioni erano già presenti alla COP29 di Baku — e molte sono ora a Belém, pronte a influenzare le decisioni politiche che dovrebbero invece portarci verso un futuro senza petrolio e gas.

Il solito disco: “il gas è necessario, le rinnovabili sono rischiose”

Niente di nuovo sotto il sole, ma le stesse narrazioni tossiche si ripresentano, aggiornate e ripacchettate. Secondo InfluenceMap, il gas fossile viene oggi raccontato come una “soluzione di transizione”, indispensabile per garantire energia sicura e a buon prezzo.

Il problema? È una bugia che sentiamo dal 1967. Le tre narrative più usate restano sempre le stesse:

  1. Solution Skepticism – “le rinnovabili non bastano, non funzionano ancora”
  2. Policy Neutrality – “lasciamo fare al mercato, niente regole, niente tasse”
  3. Affordability & Energy Security – “il fossile è l’unica garanzia contro blackout e bollette alte”
COP30 - Le lobby del fossile non mollano

Tutte in contrasto con la scienza climatica e con le linee guida dell’IPCC

I CEO in prima linea (ma non per salvare il pianeta)

E non si tratta di qualche campagna di Public R. InfluenceMap rivela che quasi due terzi di questi messaggi vengono diffusi direttamente dai CEO delle compagnie, nei loro incontri con ministri e capi di Stato.

I dirigenti di BP, Chevron, Equinor, Shell e Petrobras partecipano ai negoziati come rappresentanti ufficiali o addirittura come delegati delle delegazioni nazionali. Quindi chi avrebbe mai pensato che chi inquina di più potesse sedere al tavolo dove si decide il futuro del pianeta?

Il caso Brasile: fossili in prima fila contro le politiche climatiche

Il rapporto punta i riflettori anche sul Paese ospitante: il Brasile. La più grande associazione fossile del paese, IBP, ha diffuso 42 messaggi contrari alla transizione solo nell’ultimo anno.

Mentre il governo Lula dichiara impegni climatici ambiziosi, le lobby di petrolio e agricoltura restano le più attive e influenti. Il rischio? Politiche come RenovaBio o la tassazione selettiva per ridurre le emissioni potrebbero essere svuotate o bloccate dalla pressione dei grandi interessi economici.

COP o fiera del fossile?

Un altro studio, pubblicato con Transparency International, mette nero su bianco quanto la situazione sia fuori controllo: l’88% delle aziende presenti alle ultime due COP non ha mai espresso un chiaro sostegno all’Accordo di Parigi, e il 41% ha preso posizioni apertamente contrarie alla transizione energetica.

“Le compagnie fossili stanno cercando di dirottare i negoziati,” ha dichiarato Dylan Tanner, direttore di InfluenceMap. “Questa COP deve essere diversa: serve un fronte internazionale unito per difendere la scienza e accelerare la decarbonizzazione.”

Sempre più lobbisti, sempre meno spazio per la scienza

Alla COP28 di Dubai, i delegati legati al settore fossile erano più di 2.400 — più del doppio rispetto alla COP precedente. E le stesse aziende che dicono di “guidare la transizione” sono in realtà quelle che la stanno sabotando.

La ricerca di InfluenceMap ci mostra che la battaglia per la giustizia climatica si gioca anche sul terreno dell’informazione. Le lobby fossili parlano di “transizione”, ma quello che vogliono davvero è guadagnare tempo. E ogni anno perso significa un pianeta più caldo, più fragile, più ingiusto.

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