di Margo Blaha
Nel primo giorno di permanenza in Brasile, il 9 novembre, a Belém do Pará mi sono diretta verso il quartiere di Telégrafo e la comunità di Vila da Barca, una zona dove la baia di Guajará incontra la marea umana di case costruite su palafitte e viuzze strette lungo il margine della città.
Lì ho incontrato Igor Amin, regista e fondatore dell’Instituto Mundos, un’organizzazione che si definisce come realtà che “connette audiovisivo, educazione e natura” attraverso il lavoro con bambini, giovani e territori. Igor sta attualmente realizzando una serie di film sull’acqua, e ci siamo incontrati in una delle zone più di periferia della città per conoscere il progetto biblioteca comunitaria Barca Literária. Molto mi ha colpito in questo luogo, che ho osservato nei suoi diversi strati: giustizia ambientale, resilienza e vitalità culturale.
Il progetto Instituto Mundos
Igor ha fondato l’Instituto Mundos, che dal 2006 lavora per coinvolgere bambini e adolescenti nell’educazione audiovisiva, con un’enfasi sullo schermo come spazio di significato e sull’ambiente naturale come partner in tale processo.
In particolare, il suo lavoro attuale si concentra sull’acqua e su come collega territorio, infanzia, memoria e voce. Igor mi ha parlato di un film, “A Mensagem de Jequi”, realizzato con bambini di comunità quilombola (afrobrasiliane formate da discendenti di ex schiavi), sul tema di acqua, territorio e cultura ancestrale: “Più che cinema, la mia ricerca è nell’educazione audiovisiva”, ha detto in un’intervista.
Nel nostro incontro a Vila da Barca, Igor ha parlato con compassione delle comunità le cui vite quotidiane sono immerse nella metafora dell’acqua, non solo in senso letterale, ma anche sociale e politico.
Telégrafo e Vila da Barca
Ci trovavamo a Telégrafo, un quartiere che mostra chiaramente i propri contrasti. Secondo le descrizioni locali, è un’area di circa 40.000 abitanti, situata sulla riva della baia di Guajará, con un profilo socioeconomico misto: dalle abitazioni periferiche più povere alle zone commerciali di classe media. La parte che abbiamo visitato è la comunità di Vila da Barca, caratterizzata da case costruite su palafitte di legno (palafitas) sul bordo dell’acqua, con passerelle strette in legno, corridoi tra le abitazioni e una sensazione di contatto diretto con le maree.
In questa zona, l’architettura si sviluppa verso l’alto: piccole case, spesso con più piani impilati piuttosto che estesi in orizzontale; molte sono sospese sopra l’acqua o sul terreno paludoso. La comunità è diffidente verso gli estranei, soprattutto verso chi arriva “per turismo” o per curiosità: se ti fermi senza motivo, ti invitano ad andartene. Telégrafo ha ricevuto investimenti infrastrutturali: recentemente più di sette chilometri di nuovo asfalto su otto strade, sistemi di drenaggio, marciapiedi, e così via, realizzati dal governo statale.

Razzismo ambientale
Ma qui, ai margini della città, le acque reflue vengono scaricate direttamente nella baia e, proprio in questa zona, si prevede di costruire una discarica. È questo un chiaro esempio di razzismo ambientale, che solleva domande morali su come i sistemi urbani trattino le aree periferiche, specialmente quelle abitate da comunità ribeirinhas e costruite su palafitte. Essere poveri, qui, significa assorbire le conseguenze di decisioni infrastrutturali prese altrove. Le zone più ricche scaricano i rifiuti; gli insediamenti più poveri li subiscono.
L’enfasi di Igor sulla serie di film dedicata all’acqua acquista quindi un significato urgente. Non è un concetto astratto: l’acqua è il legame tra territorio e ingiustizia. Le proiezioni dei film realizzati dai bambini sull’acqua, la biblioteca della comunità, le mobilitazioni culturali: tutto questo diventa una contro-corrente alla marginalizzazione.
Barca Literária



Accanto a dove ci siamo seduti si trova la biblioteca comunitaria Barca Literária. Nata durante la pandemia come biblioteca per bambini e adolescenti e gestita da volontari, si è ampliata fino a includere gruppi di lettura, percorsi di formazione giovanile e attività culturali. La biblioteca non è solo una raccolta di libri: rappresenta una condizione materiale di accesso all’educazione in un luogo dove la scuola formale è diseguale. È un gesto di presenza attiva. Barca Literária è anche definita come una Yellow Zone, spazi promossi dalla società civile che vogliono ampliare la partecipazione e il dibattito climatico verso le aree periferiche, oltre le zone ufficiali della COP30.
Questi strati di infrastruttura culturale — la biblioteca, l’educazione audiovisiva, i laboratori — sono parte di un più ampio ecosistema di resilienza. Le persone qui non sono semplici vittime. La biblioteca, i progetti audiovisivi, i bambini che realizzano film mostrano adattamento attivo, creatività e dignità. Il metodo di Igor si fonda sull’ascolto e sulla co-creazione con i bambini, non sul parlare di loro. L’idea che i bambini di queste comunità possano diventare autori delle proprie storie, che lo schermo possa trasformarsi da strumento di consumo a mezzo di creazione, e che il locale e il globale possano incontrarsi qui, offre speranza.
Resilienza, fragilità e forza
Sono rimasta colpita dalla simultaneità di fragilità e forza. A Villa da Barca ho visto un luogo dove i bambini possono essere protagonisti, dove una biblioteca sorge su palafitte, dove i cineasti si impegnano con il territorio non come spettatori ma come partecipanti attivi, lavorando insieme per far sentire le voci delle persone e promuovere il cambiamento dove è più necessario. A Villa da Barca ho trovato persone che hanno imparato a vivere in condizioni difficili, a costruire dignità nella precarietà, a trovare creatività nella scarsità.
