COP30 – Inizia a Belém la “COP della verità”

Di Allegra Zaia
Condividi:
La COP30 è iniziata a Belém, nel cuore dell’Amazzonia, come la “COP della verità”. Per due settimane, leader e negoziatori da 200 Paesi discuteranno su come trasformare gli impegni in azioni concrete per il clima.

Di Allegra Zaia
Foto di Alex Ferro / COP30

La COP30 – la grande conferenza mondiale sul clima – è ufficialmente partita lunedì 10 novembre a Belém, nel cuore pulsante dell’Amazzonia. Per la prima volta, il vertice delle Nazioni Unite sul clima si tiene proprio qui, nella regione che più di tutte racconta l’urgenza e la speranza del Pianeta. Per due settimane circa 55 mila persone tra leader, attivisti e negoziatori da 200 Paesi del mondo si incontreranno per capire come passare dalle promesse ai fatti e costruire insieme nuove alleanze per proteggere il nostro futuro. Ad accoglierli, 1500 volontari e un messaggio forte da parte del Paese ospitante.

Il messaggio di Lula

Il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, durante la cerimonia di apertura, ha esordito con le seguenti parole: “Questa sarà la COP della verità, è tempo di prendere sul serio gli avvertimenti della scienza; è tempo di affrontare la realtà e decidere se abbiamo il coraggio e la determinazione per trasformarla”. Nel suo discorso, Lula si è opposto in modo netto ai negazionisti climatici: “Controllano gli algoritmi, seminano odio, diffondono paura, attaccano le istituzioni, la scienza e le università. È il momento di infliggere una nuova sconfitta ai negazionisti”. 

Uno degli obiettivi poi sottolineati dal presidente brasiliano è l’aspetto sociale della sostenibilità: mettere al centro dell’azione climatica le persone e le comunità indigene. Lula, infine, ha concluso il suo discorso con un appello alla calma e alla riflessione :“Spero che la serenità della foresta ispiri in tutti noi la chiarezza di pensiero di cui abbiamo bisogno”.

“Dalle promesse ai fatti”

Simon Stiell, segretario esecutivo dell’UNFCCC, si è rivolto ai Paesi con tono piuttosto provocatorio: “Il vostro compito qui non è quello di combattersi l’un l’altro. Il compito è combattere la crisi climatica, insieme.” Con queste parole, Stiell ha dato un indirizzo chiaro ai governi: sebbene l’Accordo di Parigi sia ancora considerabile un successo, è necessario fare di più. “Qui a Belém dobbiamo unire il mondo delle negoziazioni climatiche alle azioni reali dell’economia. Ogni gigawatt di energia pulita taglia l’inquinamento e crea nuovi posti di lavoro. Ogni azione per la resilienza salva vite, rafforza le comunità e protegge le catene di approvvigionamento globali da cui dipendono tutte le economie.”

Il messaggio, quindi, è quello di passare dalle promesse ai fatti, anche considerando che al centro del confronto tra i 200 Paesi ci saranno i nuovi Contributi Determinati a livello Nazionale (NDCs), ovvero gli impegni che ogni Stato è tenuto a presentare ogni cinque anni per ridurre le emissioni. Le promesse fatte dai governi al momento porterebbero però il Pianeta a riscaldarsi di 2,5 °C, ben oltre la soglia di sicurezza.

Un decennio di accelerazione e fiducia

L’Alleanza dei Piccoli Stati Insulari (AOSIS) ha chiesto di inserire nell’agenda una revisione ambiziosa degli NDCs. Come dichiarato da Ilana Seid, ambasciatrice di Palau: “L’obiettivo di 1,5°C è la nostra stella polare”. Tuttavia, l’iniziativa incontra l’opposizione dei grandi produttori di petrolio, come l’Arabia Saudita e altri membri del gruppo dei “Like-Minded Developing Countries”, i quali prediligono un approccio più flessibile all’Accordo di Parigi, puntando al limite dei 2°C. Ciononostante, la comunità scientifica ha messo in chiaro che il superamento di 1,5 °C potrebbe innescare punti di non ritorno con conseguenze irreversibili sugli ecosistemi. 

Il segretario generale ONU, Antònio Guterres, ha ribadito la determinazione delle Nazioni Unite nel difendere l’obiettivo di 1,5°C. Dettosi preoccupato dalla perdita di fiducia da parte di troppe persone verso i rispettivi leader, ha dichiarato essenziale muoversi in fretta e farlo insieme: “Questa COP deve accendere un decennio di accelerazione e di azione”. Il presidente della 30° Conferenza delle Parti, André Corrêa do Lago, ha invece invitato alla fiducia nel processo negoziale: “Questo è un modo legittimo per i Paesi di esprimere le proprie preoccupazioni. L’importante è mantenere il dialogo aperto e costruttivo”.

Le parole chiave della COP30

Il percorso che ha portato alla COP30 ha visto Corrêa do Lago impegnato da mesi in una serie di dieci lettere all’“intera comunità internazionale”, che hanno orientato la cooperazione climatica globale verso Belém. Nelle sue missive, egli ha delineato le priorità centrali: rafforzare il multilateralismo, collegare l’azione climatica alla vita reale delle persone e delle economie, accelerare l’attuazione dell’Accordo di Parigi (degli obiettivi della COP30 parliamo anche qui). La decima lettera chiude la serie con un appello al coraggio, alla cooperazione e alla trasformazione, affinché la COP30 diventi “il momento in cui l’umanità ristabilisce la propria alleanza con il pianeta e tra le generazioni”.

Dieci anni dopo Parigi, il “passaggio del martello”, simbolo della diplomazia climatica, è oggi amplificato dai fiumi e riecheggia tra gli alberi della foresta, come monito e promessa a questa terra ospitante. 

cop30
cop30
Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

plugins premium WordPress