di Paulo Lima
A tre decenni dal Vertice della Terra di Rio e dieci anni dopo l’Accordo di Parigi, con il nuovo rapporto Civil Society Equity Review 2025: Inequità, Ineguaglianza, Inazione la società civile lancia un messaggio inequivocabile: il sistema climatico internazionale sta fallendo non per mancanza di soluzioni tecniche, ma per cause strutturali radicate in ingiustizie storiche, disuguaglianze estreme e nel potere consolidato delle industrie fossili.
Il documento, firmato da una vasta coalizione di organizzazioni della società civile globale, descrive un mondo ancora intrappolato in una logica coloniale ed estrattivista, dove le nazioni e le élite del Nord globale continuano a espandere l’uso di petrolio e gas mentre mancano ai propri impegni finanziari verso il Sud del mondo. “Le promesse di cooperazione globale sono state sistematicamente disattese,” si legge nel rapporto, “e il risultato è una crisi di fiducia e una paralisi della cooperazione internazionale”.
I nuovi NDCs: troppo poco, troppo tardi
L’analisi dei Contributi Nazionalmente Determinati (NDCs) presentati in vista della COP30 di Belém rivela che la maggior parte dei paesi del Nord globale resta “catastroficamente al di sotto” della propria parte equa di riduzione delle emissioni.
Anche se alcuni paesi del Sud globale hanno fissato obiettivi più ambiziosi, la loro capacità di agire è soffocata dal debito e dalla scarsità di finanziamenti. “Senza un flusso consistente di fondi pubblici, non in forma di prestiti ma di sovvenzioni,” avverte il rapporto, “la transizione giusta resterà un miraggio.”
Il rapporto è particolarmente severo con gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Giappone e l’Australia, accusati non solo di non ridurre le proprie emissioni, ma anche di continuare a finanziare infrastrutture fossili ad alta intensità di carbonio.
Il Sud globale, invece, “pur affrontando impatti climatici devastanti e avendo una responsabilità storica minima, è più vicino a rispettare la propria giusta quota”. Tuttavia, senza un sistema finanziario riformato e una cancellazione del debito, molti paesi restano intrappolati in un ciclo di dipendenza e vulnerabilità.

Disuguaglianza interna e responsabilità delle élite
Una parte significativa del documento è dedicata alle disuguaglianze intra-nazionali, considerate ormai tanto decisive quanto quelle tra Nord e Sud del mondo. Il rapporto identifica le élite globali – il 5% più ricco della popolazione mondiale – come principali responsabili della crisi climatica e della paralisi politica che la accompagna.
Secondo gli autori del rapporto, le classi benestanti hanno utilizzato il proprio potere economico per bloccare politiche di redistribuzione, opporsi a una tassazione equa e mantenere invece un modello economico che privilegia i profitti rispetto alla sopravvivenza collettiva.
Tre trasformazioni necessarie secondo la società civile
Il Civil Society Equity Review 2025 individua tre pilastri di cambiamento per uscire dall’attuale impasse:
- riformare la governance multilaterale, democratizzando le istituzioni globali e liberandole dal controllo delle multinazionali fossili;
- ridefinire l’economia, spostando risorse dalla militarizzazione e dalla finanza speculativa a un modello basato su equità, pace e diritti umani;
- rivoluzionare la finanza climatica, trasformando il sistema di prestiti e debiti in un flusso stabile di fondi pubblici e progressivi meccanismi di tassazione globale.
Un appello della società civile alla COP30
A un anno dal fallimento della COP29 di Baku, che ha “lasciato la fiducia in macerie”, la società civile guarda alla COP30 di Belém come all’ultima occasione per “resettare il sistema sulla base dell’equità”. Il rapporto chiede che i governi “scelgano le persone al posto dei profitti” e adottino un nuovo realismo climatico, fondato su giustizia, solidarietà e cooperazione autentica.
“Alla fine non si tratta soltanto di una questione di ambizione, ma di giustizia,” conclude il documento. “Solo una ripartizione equa potrà sbloccare la scala di azione necessaria per garantire un futuro vivibile”.
