di Eleonora Zomer
Mentor: Paulo Lima
Sul territorio del Trentino esistono alcuni esempi di enti del terzo settore che promuovono azioni per la tutela della salute mentale delle persone coinvolte nella crisi climatica. In particolare, sono due gli esempi virtuosi di associazioni che supportano la popolazione, una a seguito di catastrofi ambientali, ovvero gli Psicologi per i Popoli, e l’altra, Viração&Jangada, favorendo azioni anticipatorie attraverso gruppi di aiuto e mutuo aiuto.
Per capire meglio le attività e i progetti che promuovono abbiamo intervistato Catia Civettini, Presidente degli Psicologi per i Popoli del Trentino, e Laura Endrighi, psicologa che collabora con Viração&Jangada nel progetto “Circolo Climatico”.
Gli Psicologi per i Popoli e l’intervento a Dimaro nel 2018
L’associazione Psicologi per i Popoli promuove azioni per la prevenzione, la formazione e la gestione di situazioni di emergenza e post-emergenza a seguito di calamità naturali o prodotte dall’uomo, garantendo un supporto psicologico alle persone coinvolte. Sul territorio trentino, l’Associazione è intervenuta durante la tempesta Vaia che ha colpito il Trentino a fine ottobre 2018.
Catia Civettini ha menzionato in particolare il supporto fornito dai volontari alla popolazione di Dimaro, dove – per l’occasione – è stato messo a disposizione un albergo per ospitare le persone sfollate e per ridare un senso di comunità alla popolazione colpita. In questo caso, l’intervento degli psicologi si è rivolto a gruppi di persone per fornire una stabilizzazione emotiva a seguito della tempesta e per permettere alle persone di raccontare i luoghi interessati dall’evento.
Nello specifico, la Presidente Civettini spiega che permettere alle persone di raccontare i luoghi è stata un’occasione non solo per dare ascolto alle emozioni della popolazione, ma anche per ricostruire parti della catastrofe. Infatti, le persone ascoltate dai volontari hanno raccontato che, nel corso del tempo, un torrente del paese si era riappropriato del proprio percorso originale, vicino al quale erano state costruite delle abitazioni. Queste case sono state direttamente colpite dalla tempesta, dovuto all’esondazione del torrente. Questa ricostruzione dell’evento, grazie al racconto del luogo con gli psicologi, ha permesso di comprendere alcune conseguenze della tempesta e di mettere in atto delle misure a posteriori per evitare il verificarsi di una situazione simile in futuro.

Viração&Jangada e il progetto “Circolo Climatico”
Viração&Jangada ha iniziato il progetto “Circolo Climatico” nel 2022 per offrire uno spazio di condivisione, ascolto e supporto su come gestire le proprie emozioni legate alla crisi climatica e come questa impatta sulla quotidianità delle persone e le proprie aspettative future. Tramite questo percorso, i giovani partecipanti – tra i 16 e i 30 anni – hanno l’opportunità non solo di condividere le proprie emozioni legate alla crisi climatica, ma anche di apprendere alcuni approcci per contrastare l’ansia climatica o l’eco-ansia, individuando dei comportamenti di sostenibilità ambientale e sociale sia individuali che collettivi da mettere in pratica.
Il progetto segue il modello dei gruppi di auto mutuo aiuto e prevede un percorso di consapevolezza, confronto e condivisione tra giovani, insieme ad una psicologa, la dottoressa Laura Endrighi, e ad altri esperti nel campo.
Alla nostra domanda sui punti di forza del progetto, la dottoressa Endrighi ha sottolineato come il “Circolo Climatico” agisce sulle emozioni e sulla salute mentale delle persone prima che un evento climatico estremo si verifichi. Per questo motivo, il progetto di Viração&Jangada vuole coinvolgere tutte quelle persone, ed in particolare i giovani, che non necessariamente hanno subito un evento catastrofico in maniera diretta, ma che sono comunque esposti alla crisi climatica. Tra queste persone rientrano anche gli attivisti, i ricercatori e gli interessati a questa tematica che spesso sono sovraesposti ad un’ondata di informazioni circa la situazione climatica, che rischia di creare in loro una sensazione di angoscia e frustrazione.
Inoltre, questo progetto permette di validare una serie di emozioni che i ragazzi provano quando si parla di cambiamento climatico che spesso vengono sminuite e ridicolizzate, come la rabbia, l’ansia e la frustrazione. Riconoscere e ascoltare le emozioni che i partecipanti provano verso la situazione climatica “offre la possibilità di costruire delle relazioni non giudicanti tra i ragazzi e gli esperti, aiutandoli a sentirsi meno isolati e parte di una collettività che sperimenta le stesse sensazioni nella vita quotidiana” spiega Endrighi.

Prevenzione, informazione e collaborazione tra enti del terzo settore
Entrambe le Associazioni e le psicologhe intervistate riscontrano delle difficoltà nel portare avanti progetti e attività di tutela della salute mentale legata alla crisi climatica, sia in contesti emergenziali che anticipatori. Quello che sia Civettini che Endrighi suggeriscono è di lavorare sulla prevenzione, attraverso momenti di informazione, per rafforzare la resilienza individuale e collettiva.
Questa modalità di intervento permette di far sviluppare alle persone e alle comunità delle strategie psicologiche di coping, con l’obiettivo di essere più preparati qualora un evento climatico estremo si verifichi. In particolare, i momenti di informazione devono avvenire già in età scolare. Questo risulta fondamentale non solo perché i bambini e gli adolescenti sono più vulnerabili all’impatto della crisi climatica sulla salute mentale, ma anche perché permette di educare una nuova generazione consapevole delle proprie emozioni legate alla crisi climatica.
Infine, occorre coinvolgere e incentivare la collaborazione tra enti del terzo settore presenti sul territorio e che operano in questo ambito. Endrighi, infatti, sottolinea il bisogno di adottare diversi approcci per rispondere alle esigenze di diverse fasce della popolazione, che può avvenire solo se diversi enti uniscono le loro forze. È necessario, quindi, creare servizi e spazi per tutti i tipi di utenze e promuovere una maggiore sensibilizzazione e comunicazione sul tema, grazie alla collaborazione tra diversi enti. Solo così “il sistema verrà craccato e si aprirà uno spiraglio”, come afferma la psicologa, verso una maggiore consapevolezza della salute mentale legata alla crisi climatica.
Per rimanere in tema
Del collegamento tra crisi climatica e salute mentale abbiamo parlato anche negli articoli La salute mentale come priorità nella crisi climatica e Crisi climatica e salute mentale: una sfida che deve diventare priorità.
