Intelligenza artificiale e sostenibilità: luci e ombre di una rivoluzione tecnologica

Di Annika Zamboni
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L'Intelligenza artificiale è un motore di innovazione che promette efficienza, velocità e nuove soluzioni. Ma, come ogni rivoluzione tecnologica, porta con sé anche un lato meno visibile: il suo impatto ambientale.

Di Annika Zamboni
Foto di: Tara Winstead/ Pexels.com

L’intelligenza artificiale (AI) è diventata una parola chiave del nostro tempo. La troviamo nei servizi digitali, nelle app che usiamo ogni giorno, nei sistemi di diagnosi medica e persino negli algoritmi che regolano il traffico o i consumi energetici. È un motore di innovazione che promette efficienza, velocità e nuove soluzioni. Ma, come ogni rivoluzione tecnologica, porta con sé anche un lato meno visibile: il suo impatto ambientale.

La domanda che sempre più ricercatori e giornalisti si pongono è semplice ma cruciale: l’AI sarà un alleato della sostenibilità o rischia di diventare una minaccia per il clima?

Il peso energetico dei data center

Per comprendere l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale bisogna partire dal cuore che la alimenta: i data center. Non li vediamo, ma sono ovunque. Intere distese di capannoni pieni di server che elaborano dati giorno e notte, senza mai fermarsi.

Secondo The Guardian, entro la fine del 2025 l’AI potrebbe arrivare a consumare fino al 49% dell’energia totale utilizzata dai data center a livello mondiale, escludendo le criptovalute. Si tratta di un dato impressionante: quasi metà dell’elettricità di queste infrastrutture verrebbe assorbita esclusivamente da sistemi di intelligenza artificiale. Un caso emblematico riguarda l’addestramento del modello GPT-4. Come riportato da LiveScience, l’operazione ha richiesto circa 50 gigawatt-ora di elettricità, una quantità sufficiente ad alimentare l’intera San Francisco per tre giorni.

E non si tratta solo di energia: i data center richiedono enormi quantità d’acqua per il raffreddamento. Un’analisi ha stimato che un singolo modello di AI possa utilizzare oltre 280.000 metri cubi d’acqua durante il suo ciclo di vita. Dietro ogni query che inviamo o ogni immagine generata da un algoritmo c’è quindi un costo ambientale fatto di kilowatt, litri e, inevitabilmente, emissioni di CO₂.

L’impatto sulle comunità

Questi numeri non restano confinati nei rapporti tecnici: hanno conseguenze reali per le persone. L’energia che alimenta l’AI proviene in gran parte da fonti non rinnovabili, con emissioni e inquinanti che ricadono sulle comunità locali.

Negli Stati Uniti, un’inchiesta di Business Insider ha stimato che i costi sanitari legati all’inquinamento dei data center e delle centrali elettriche che li alimentano ammontino fino a 9,2 miliardi di dollari l’anno. Si tratta di malattie respiratorie, asma e morti premature, che colpiscono soprattutto le popolazioni già più vulnerabili dal punto di vista economico e sociale.

Questo ci ricorda che la questione non è solo climatica o tecnologica, ma anche sociale: chi beneficia dell’AI e chi ne paga il prezzo?

Le opportunità positive

Nonostante i rischi, però, l’intelligenza artificiale ha un potenziale enorme come strumento per la sostenibilità. Un esempio arriva da New York: nei grattacieli di Manhattan, un sistema di AI applicato alla gestione energetica ha ridotto del 15,8% i consumi di riscaldamento e raffreddamento, evitando l’emissione di 37 tonnellate di CO₂ in un solo anno.

In agricoltura, algoritmi di analisi predittiva consentono di utilizzare meno acqua e fertilizzanti, aumentando la resa agricola e riducendo l’impatto ambientale. Si parla sempre più di “agricoltura di precisione”, un settore in cui l’AI può giocare un ruolo decisivo.

Infine, grazie alle immagini satellitari, l’intelligenza artificiale viene già usata per monitorare deforestazione e incendi in tempo reale, permettendo interventi rapidi e mirati. Secondo il World Economic Forum, queste applicazioni possono diventare strumenti fondamentali per proteggere gli ecosistemi.

La sfida del futuro

La verità è che ci troviamo davanti a un bivio. L’AI è una tecnologia in rapida crescita, che può accelerare o rallentare la transizione ecologica.

Da un lato, rischia di aggravare il cambiamento climatico attraverso i consumi energetici e idrici dei data center. Dall’altro, offre strumenti concreti per ridurre sprechi, migliorare efficienza e proteggere risorse naturali.

Per evitare che prevalga la prima opzione, servono alcune mosse chiare:

  • più trasparenza sui dati di consumo e sull’impatto reale dei modelli;
  • investimenti in energie rinnovabili per alimentare i data center;
  • politiche di regolamentazione che obblighino le aziende a ridurre emissioni e sprechi;
  • ricerca su modelli più leggeri ed efficienti, in grado di ridurre il peso ambientale senza rinunciare alle prestazioni.

In conclusione

L’AI è una tecnologia potente, capace di generare benefici enormi ma anche impatti ambientali significativi. Il bilancio non è ancora scritto.

L’intelligenza artificiale potrà essere un alleato nella lotta ai cambiamenti climatici solo se impariamo a governarla, rendendo i suoi processi più trasparenti e sostenibili. Altrimenti rischia di trasformarsi da promessa di progresso a nuova fonte di crisi.

La sfida è aperta, e dipenderà dalle scelte che faremo oggi.

Per saperne di più

Questo articolo fa parte della serie di articoli scritti in avvicinamento alla COP30 che si terrà a novembre in Brasile, raccolti in questa sezione che invitiamo a consultare. Di rischi e potenzialità dell’Intelligenza artificiale abbiamo parlato anche negli articoli IA: Google rivela i consumi energetici di Gemini e Cinema e intelligenza artificiale: innovazione o perdita?

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