Di Paulo Lima

Hai mai pensato a quanta energia serve per scrivere un prompt all’intelligenza artificiale? No, non parliamo di quanto sforzo ti costa inventarti una domanda, ma proprio di quanta elettricità viene consumata dai server che danno vita alle risposte. Per la prima volta, una delle big tech ha deciso di raccontarcelo nero su bianco: Google.
Secondo un nuovo rapporto tecnico, ogni volta che usiamo Gemini – il sistema di IA di Mountain View – un prompt “medio” consuma 0,24 watt/ora di elettricità. Tradotto: è come accendere un microonde per un secondo. Non solo: per ogni domanda, vengono emessi circa 0,03 grammi di CO₂ e usate cinque gocce d’acqua per il raffreddamento dei server. La notizia è stata riportata da MIT Technology Review in un articolo firmato da Casey Crownhart, senior climate reporter.
Perché è una notizia importante
Fino a oggi, nessuna grande azienda aveva mai pubblicato dati così precisi sul consumo energetico per singolo prompt. Ricercatori e attivisti chiedevano trasparenza da tempo, perché l’IA sta entrando in ogni aspetto della nostra vita quotidiana: dalle ricerche online alle traduzioni, dalla scrittura di testi alla creazione di immagini e video. “Abbiamo voluto essere piuttosto completi in tutto ciò che abbiamo incluso”, ha spiegato Jeff Dean, chief scientist di Google, nell’intervista a MIT Technology Review.
Chi consuma cosa
Guardando più da vicino i numeri di Google, i chip non sono i soli colpevoli. Ecco la “bolletta energetica” di un prompt Gemini:
- 58% va ai chip speciali di Google (le TPU), che fanno girare i modelli;
- 25% è consumato dalla CPU e dalla memoria del computer che ospita le TPU;
- 10% serve a mantenere accese le macchine di backup pronte in caso di guasto;
- 8% riguarda la gestione del data center, dal raffreddamento alla conversione dell’energia.
Insomma, non è solo il cervello dell’intelligenza artificiale a bruciare elettricità, ma tutta la sua infrastruttura.

Non tutti i prompt sono uguali
Google sottolinea che i dati si riferiscono a un prompt “mediano”, cioè un livello intermedio. In realtà, alcune richieste consumano molto di più. Ad esempio, chiedere a Gemini di leggere decine di libri e farne un riassunto dettagliato non è la stessa cosa che chiedere di scrivere una barzelletta. Anche usare modelli di “ragionamento” più avanzati aumenta i consumi, perché servono più passaggi per arrivare alla risposta.
E per ora i calcoli riguardano solo i prompt di testo. Generare immagini o video, come sappiamo, costa molto di più in termini energetici. Google ha calcolato le emissioni di CO₂ tenendo conto degli accordi che ha firmato per acquistare elettricità da fonti pulite (solare, eolico, geotermico e persino nucleare avanzato). Dal 2010 parliamo di oltre 22 gigawatt di energia “verde” comprata. Per questo, le sue emissioni per unità di elettricità risultano circa un terzo di quelle della rete elettrica media.
Sul fronte dell’acqua, ogni prompt usa 0,26 millilitri, cioè circa cinque gocce. Una quantità che Dean paragona a guardare qualche secondo di TV o bere un sorso d’acqua senza pensarci troppo.
Manca trasparenza da Google e dalle altre big tech
Per esperti come Mosharaf Chowdhury e Jae-Won Chung dell’Università del Michigan, questi numeri sono un punto di svolta: finalmente abbiamo una base solida da cui partire per studiare l’impatto ambientale. Anche Sasha Luccioni, ricercatrice sui temi del clima e della tecnologia per Hugging Face, applaude alla mossa: “Le persone vogliono sapere qual è il costo. Sono davvero contenta che abbiano pubblicato questo.” Ma avverte: manca ancora trasparenza totale. Per esempio, Google non ha rivelato quante richieste riceve Gemini ogni giorno.
Verso un “bollino energetico” per l’intelligenza artificiale?
Alcuni ricercatori spingono per creare un punteggio energetico standardizzato, un po’ come l’etichetta Energy Star sugli elettrodomestici. Perché i dati di Google sono preziosi, ma restano una scelta dell’azienda su cosa condividere, quando e come.
Siamo la generazione che usa l’IA più di tutte le precedenti. E se un prompt sembra leggero come l’invio di un messaggio su WhatsApp, moltiplicato per milioni e milioni di richieste al giorno diventa un tema ambientale gigantesco.
Questa prima apertura di Google è un passo avanti. Ma serve ancora tanta trasparenza e, soprattutto, una riflessione collettiva: quanta energia vogliamo davvero far consumare alle nostre chat con l’IA?
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Fonte: MIT Technology Review, articolo di Casey Crownhart, senior climate reporter.
