COP30 a rischio esclusione: il Brasile si gioca la “COP del popolo”

Di Redazione / Observatório do Clima
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A tre mesi dalla conferenza di Belém, la crisi degli alloggi minaccia di tagliare fuori delegazioni, attivisti e stampa. Prezzi alle stelle, promesse mancate e rischio boicottaggio mettono in ombra l’urgenza climatica


Dalla Redazione / Observatório do Clima*

COP30 a rischio esclusione
Lavori in corso per la costruzione di spazi e alloggi in vista della COP30 a Belém

A meno di 90 giorni dall’apertura della COP30, il dibattito sulla conferenza di Belém è dominato da un tema che avrebbe dovuto essere marginale: l’infrastruttura ricettiva. Mentre il multilateralismo vive una fase di crisi, Donald Trump rilancia minacce al clima e all’economia globale, il Nord del pianeta registra nuovi record di caldo e il riscaldamento terrestre si avvicina a superare in modo permanente 1,5°C, il nodo principale resta paradossalmente… trovare dove dormire.

Dopo due anni e mezzo senza soluzioni concrete, il governo federale e quello del Pará hanno lasciato esplodere la “bomba” degli alloggi: Paesi che chiedono di spostare la sede, organizzazioni della società civile che dichiarano di non potersi permettere la trasferta, e costi di pernottamento alle stelle.

Una “COP del popolo” che rischia di non esserci

Senza una soluzione immediata, la COP30 in Brasile rischia di diventare la conferenza più escludente di sempre. Ciò significherebbe meno delegazioni nazionali, meno rappresentanti di organi istituzionali, meno osservatori e meno giornalisti.

Il sogno di una grande mobilitazione popolare per il clima in Amazzonia si sta dissolvendo: le tariffe proibitive riducono la partecipazione della società civile internazionale e minacciano la presenza di delegazioni complete da parte di molti Paesi.

Un calo significativo di partecipanti avrebbe effetti diretti sulla legittimità degli accordi che verranno negoziati, offrendo ai governi contrari all’Accordo di Parigi la scusa perfetta per ostacolarne l’avanzamento.

Avvertimenti ignorati e promesse mancate

Il problema non è arrivato all’improvviso. Fin dal momento in cui il Brasile si è candidato per ospitare la COP30, era noto l’enorme fabbisogno logistico di una conferenza di questo tipo, ben diverso da altri grandi eventi organizzati a Belém.

Invece di adattare la città alla COP30, il ministro della Casa Civil, Rui Costa, e il governatore del Pará, Helder Barbalho, hanno insistito nell’adattare la COP alla città, liquidando le critiche sull’infrastruttura come “pregiudizi” contro il Pará.

A febbraio 2025, quando la crisi degli alloggi era già evidente, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva arrivò persino a suggerire, ironicamente, che i delegati dormissero “sotto le stelle”. Nello stesso mese fu promessa una piattaforma digitale per la prenotazione degli alloggi “nel giro di poche settimane” — promessa che si sarebbe ripetuta più volte nei mesi successivi, senza esiti concreti.

La piattaforma degli alloggi: un fallimento annunciato

Il 30 marzo, il segretario straordinario per la COP30, Valter Correa, suscitò indignazione tra gli ambasciatori suggerendo di ridurre le delegazioni e far condividere le stanze ai partecipanti.

A giugno, durante la conferenza intermedia di Bonn, il Brasile fu duramente contestato sia da Paesi ricchi che poveri, così come dalle ONG internazionali. Il governo assicurò che ci sarebbe stato alloggio per tutti e che la piattaforma sarebbe stata online entro fine mese.

La piattaforma è arrivata solo ad agosto, con prezzi ancora inaccessibili per la maggior parte dei delegati e nessuna garanzia per ospitare gli osservatori della società civile.

Occasioni perse e rischio boicottaggio

Il tempo c’era: il governo avrebbe potuto costruire nuove strutture ricettive, noleggiare navi per uso alberghiero e mettere in campo altre soluzioni. Ma si è fatto molto meno del necessario, lasciando che il peso ricadesse sulla popolazione locale, ora accusata ingiustamente per i prezzi esorbitanti.

Il risultato? Una crisi che viene minimizzata come “legge della domanda e dell’offerta”, mentre aumentano le pressioni internazionali per spostare la COP30 fuori dall’Amazzonia.

Se non verranno prese misure urgenti, il Brasile rischia un fallimento storico: un colpo d’immagine per il Paese, un’occasione persa per il Pará e un passo indietro per il pianeta in un momento in cui restano solo cinque anni per mantenere viva la soglia di 1,5°C dell’Accordo di Parigi.

Per rimanere in tema

Questo articolo si inserisce nell’ambito del progetto “Racconta il clima alla COP30” al quale si collegano anche Dal Campus all’Amazzonia: nuovo bando per universitari e Partecipa con la tua classe alla COP30 in Brasile, per i quali sono ancora aperte le iscrizioni.

Per approfondire ulteriormente le tematiche legate alla COP30, consigliamo la lettura di Oltre la metafora del “polmone verde”: l’Amazzonia soggetto politico-ecologicoPortare il clima in tribunale: due casi fondamentali per il diritto internazionale, Crisi climatica e salute mentale: una sfida che deve diventare priorità e Da Bonn a Belém: perché i negoziati intermedi sul clima sono decisivi

* Observatório do Clima è una rete che raggruppa più di 130 organizzazioni brasiliane che attuano per affrontare la crisi climatica.

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