di Camilla Ballanti
Mentor: Paulo Lima
Nel territorio dei Castelli Romani, in provincia di Roma, dal 2009 è attivo un gruppo di giovani volontari accomunati da un forte legame con l’Africa, in particolare con la Sierra Leone: i Giovani Costruttori per l’Umanità. Pur diversi per età, percorsi di studio e professioni, ragazze e ragazzi hanno scelto di essere parte di questo gruppo perché condividono la stessa passione per il volontariato e l’impegno sociale.
Giovani Costruttori per l’Umanità
La diocesi di Albano è presente in Sierra Leone dal 1994, anno in cui ha avviato una missione che, nei primi anni, ha operato durante la guerra civile per salvare i bambini soldato. Ancora oggi, l’ufficio missionario diocesano coordina quotidianamente le attività in Africa, affiancato dalla Onlus Ponte di Umanità, che garantisce il sostegno economico e la trasparenza delle iniziative.
Il gruppo dei Giovani Costruttori nasce con l’obiettivo di sensibilizzare giovani tra i 18 e i 30 anni presenti sul territorio e offrire loro esperienze dirette in Africa e nella realtà diocesana.
Oggi più di 50 volontari portano avanti progetti in Sierra Leone. Attraverso raccolte fondi, corsi di formazione e attività educative, i volontari promuovono un modello di solidarietà basato sull’empatia e l’inclusione, contribuendo a garantire istruzione, assistenza sanitaria e riscatto sociale.
Attività e progetti
Ogni anno, i Giovani Costruttori offrono l’opportunità di partecipare a un corso di formazione per diventare volontari, conoscere da vicino i valori e le attività del gruppo e, per chi lo desidera, partire per un’esperienza missionaria in Sierra Leone. Il momento più intenso di questo percorso è il viaggio a Makeni, la più grande città della Provincia del Nord della Sierra Leone, dove i volontari trascorrono due settimane immersi nella vita della missione, condividendo attività educative e sociali a stretto contatto con la comunità locale.

L’impegno, però, non si esaurisce al rientro dal viaggio: durante l’anno i giovani si dedicano all’organizzazione di eventi di beneficenza, raccolte fondi e attività di volontariato sul territorio. Inoltre, portano avanti un prezioso lavoro di sensibilizzazione attraverso testimonianze nelle scuole, nei gruppi oratoriali e durante iniziative diocesane e associative, con l’obiettivo di diffondere una cultura della gratuità, della mondialità e dell’impegno verso gli altri.
Tra i vari progetti in corso in Sierra Leone, il sostegno all’istruzione copre diverse nursery, scuole primarie e una scuola secondaria. Il progetto non segue il classico modello dell’adozione a distanza. Al contrario, la formula che si è scelto di adottare prevede che i sostenitori finanzino ogni anno la retta di un bambino o una bambina senza conoscerne l’identità, mentre le famiglie locali, se in grado, contribuiscono autonomamente alle spese scolastiche. In caso di difficoltà economiche in un determinato periodo, le suore responsabili della scuola attivano l’aiuto della missione per coprire rette, libri o altri bisogni essenziali.

Parallelamente, un programma di borse di studio universitarie ha già consentito a due giovani studenti e a una studentessa di laurearsi all’Università di Makeni.
Infine, un terzo filone di intervento riguarda il sostegno sanitario, del quale abbiamo una testimonianza diretta grazie al racconto dell’esperienza di una dottoressa attiva nel gruppo da diversi anni.
La testimonianza di Eleonora Savia
Eleonora Savia, chirurga di 32 anni, specializzata in chirurgia oncologica della mammella, ci ha raccontato della sua esperienza come volontaria nel gruppo dei Giovani Costruttori.
Inizia il suo percorso nel 2015 e decide di partire due volte per la Sierra Leone, nel 2018 e nel 2022. Negli anni partecipa a diversi progetti, oltre ad essere formatrice dei nuovi volontari. Attualmente fa parte del team che gestisce la formazione interna dei ragazzi che sono già inseriti nel gruppo ma che non smettono di interrogarsi sul loro percorso e su quali attività portare avanti, per poter continuare a sostenere la missione.
La scelta di iniziare questa esperienza di volontariato per Eleonora è stata ispirata, oltre che dalla conoscenza personale di Pasquale Chiaro, uno dei primi fondatori del gruppo, anche da una propria necessità di aggiungere qualcosa alla sua vita di studentessa, dedicando una parte del proprio tempo agli altri.
Durante il primo viaggio, Eleonora ci ha spiegato di essersi occupata, insieme ad altri volontari, della realizzazione di uno screening sulla malnutrizione rivolto ai bambini delle scuole della missione.
L’impatto con la povertà estrema è stato forte, soprattutto per quanto riguarda le condizioni del sistema sanitario: negli ospedali mancavano strumenti e materiali di base. Sebbene fosse preparata a una situazione difficile, trovarsi davanti a una carenza così strutturale è stato scioccante.
A colpirla è stata la povertà di un intero sistema, la consapevolezza di trovarsi di fronte alla crisi della struttura sanitaria di un Paese, una realtà talmente grande da farla sentire impotente. Eppure, il primo viaggio si è concluso con un forte entusiasmo e una grande voglia di fare, accompagnati da un senso di speranza.
Il vero contraccolpo emotivo è arrivato al ritorno in Italia, quando ha sperimentato le difficoltà concrete nell’avviare anche piccoli progetti a distanza. Le differenze culturali, organizzative e comunicative rendevano complicata la realizzazione di iniziative che in apparenza sembravano semplici.

Nel 2022, tornare in Sierra Leone è stato emozionante ma anche amaro: da un lato ha ritrovato volti amici e luoghi familiari, dall’altro ha constatato quanto poco fosse cambiato nelle condizioni di vita delle persone che aveva incontrato quattro anni prima.
Alcuni studenti universitari che aveva conosciuto, ormai laureati, sembravano avere meno prospettive di quante ne avessero all’inizio. Questo ha messo in discussione un’idea molto radicata nel contesto occidentale, ossia che l’istruzione possa sempre rappresentare una via di riscatto. A colpirla profondamente è stato proprio il confronto con ragazzi della sua stessa età: mentre lei aveva potuto proseguire negli studi e nei suoi progetti, loro erano rimasti fermi, con sogni ancora vivi ma opportunità e prospettive prosciugate.
Durante il secondo viaggio ha trascorso più tempo in ospedale, entrando in contatto con varie associazioni che sostengono la struttura attraverso progetti personalizzati. Spesso, però, gli aiuti arrivano troppo tardi per poter davvero cambiare il destino delle persone coinvolte. L’esperienza l’ha resa ancora più consapevole delle disuguaglianze globali, soprattutto quando ha potuto vedere da vicino cosa significhi, in concreto, un’aspettativa di vita media di soli 53 anni, a confronto con quella italiana di 82.
Un ulteriore progetto a cui Eleonora ha preso parte riguarda il supporto femminile dedicato alle donne durante il ciclo mestruale. Unendo attività di educazione igienico-sanitaria alla raccolta di fondi e materiale a basso impatto ambientale, l’obiettivo di questo programma era duplice: rompere il tabù legato alle mestruazioni e garantire la prevenzione delle infezioni fornendo mutande mestruali riutilizzabili e coppette igieniche.
Perchè diventare un Giovani Costruttori?
Una novità di quest’anno che ha colpito positivamente la nostra intervistata è stato il forte abbassamento dell’età media tra i nuovi volontari, quasi tutti tra i 18 e i 25 anni. A suo parere, questa scelta riflette una chiara esigenza generazionale: prendere posizione in modo consapevole e politico.
Decidere di dedicare il proprio tempo libero a un’esperienza umanitaria rappresenta una forma concreta di impegno sociale, soprattutto in un periodo storico in cui prevalgono individualismo e chiusura verso il prossimo. Rispetto agli anni precedenti, in cui i volontari erano per lo più tra i 25 e i 35 anni, quest’anno c’è stato un vero e proprio boom tra studenti delle scuole superiori e i primi anni di università.
Per questo, consiglia fortemente ai giovani di avvicinarsi a questo tipo di esperienza: è un gesto politico, nel senso più profondo del termine, che implica il superamento dell’egoismo culturale e lo sguardo rivolto a chi vive in condizioni di estrema difficoltà.

Secondo lei, partecipare a una missione umanitaria significa riconoscere di essere tutti parte della stessa Terra e respingere l’idea che esistano individui di “serie A” e “serie B”. È anche un’occasione fondamentale per iniziare a comprendere da vicino fenomeni complessi come quello migratorio, che spesso vengono strumentalizzati nel dibattito pubblico. Capire cosa spinge qualcuno a lasciare il proprio Paese – che sia la povertà, la mancanza di diritti, le crisi climatiche o politiche – è il primo passo per affrontare queste dinamiche con consapevolezza, anche perché l’Italia stessa è coinvolta in flussi migratori, sia in entrata che in uscita.
In copertina: Alcuni ragazzi del gruppo dei Giovani Costruttori per l’Umanità durante l’evento “GC Film Festival”, settembre 2024. Foto di Camilla Maccarelli
