di Anna Ducati e Veronica Perego
Mentor: Monica Malfatti
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L’arrivo di minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia, di seguito per correttezza di significato “persone minorenni straniere non accompagnate”, segna l’inizio di un percorso complesso, fatto di accoglienza, formazione e inclusione sociale. In Provincia di Trento, la presa in carico di questi giovani è un processo strutturato che coinvolge una rete multidisciplinare e multiprofessionale: assistenti sociali, operatori e educatori professionali nelle comunità socio-educative, tutori volontari, mediatori linguistici/culturali, operatori legali, insegnanti presso gli istituti scolastici, datori di lavoro e tutor interni alle aziende.
Il contesto delle persone minorenni straniere non accompagnate in Provincia di Trento
Con l’espressione minori stranieri non accompagnati (MSNA), in ambito europeo e nazionale, si intende minori di anni diciotto, cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea o apolide, che si trovano in Italia senza assistenza e rappresentanza legale da parte di genitori o adulti responsabili.
A livello nazionale, al 30 giugno 2024, i minori stranieri non accompagnati censiti in Italia erano 20.206, con una netta prevalenza di maschi (88,4%) e una distribuzione concentrata nelle fasce di età più alte: 17 anni (49,8%), 16 anni (25,1%) e 15 anni (13,7%). Le principali provenienze sono Egitto (3.924 minori), Ucraina (3.811), Gambia (2.274), Tunisia (2.145) e Guinea (1.679).
In Provincia di Trento, le persone minorenni straniere non accompagnate accolte ad oggi sono 51 (50 maschi, 1 femmina), con provenienze geografiche che riflettono i flussi migratori più significativi. Negli ultimi tre anni, l’andamento del fenomeno ha mostrato alcuni trend rilevanti:
- Aumento delle situazioni di vulnerabilità, con problematiche di salute legate a infortuni durante il viaggio e necessità di interventi sanitari specialistici;
- Crescente necessità di istanze di prosieguo amministrativo per garantire una continuità del percorso educativo e lavorativo oltre la maggiore età;
- Aumento degli arrivi di persone minorenni molto giovani (11-13 anni);
- Presenza quasi totale di una rete familiare sul territorio, con cui la persona minorenne cerca di riallacciare legami.
Accoglienza e tutela
Dopo l’intercettazione sul territorio, il Servizio di Pronto Intervento Sociale provvede al collocamento della persona minorenne in una struttura sicura. Qui, sotto la guida degli operatori, inizia il primo passo verso l’integrazione. In parallelo, vengono attivati l’iter amministrativo necessario (comunicazione di arrivo sul territorio alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni, richiesta del permesso di soggiorno per minore età, …) e gli screening sanitari per garantire la tutela della salute.
Un passaggio essenziale è l’incontro con il tutore volontario, figura di riferimento che affianca la persona minorenne nel percorso educativo e lavorativo, fornendo supporto legale e affettivo. Il tutore lavora a stretto contatto con le assistenti sociali e con l’équipe educativa, contribuendo a creare un tessuto relazionale di fiducia e stabilità nel rapporto con il giovane.
Il giovane viene quindi accompagnato e supportato dalla rete dei servizi, sia formali che informali, nel proprio percorso individualizzato, costruito in linea con le sue capacità e aspirazioni. L’obiettivo finale è favorire il raggiungimento dell’autonomia personale e l’integrazione sociale al termine del progetto di accoglienza.
Formazione e lavoro: strumenti per l’autonomia
L’integrazione passa anche attraverso il mondo del lavoro. Dopo un primo periodo di osservazione e alfabetizzazione linguistica, la persona minorenne viene introdotta a esperienze formative e professionali.
Le comunità socio educative afferenti agli enti del terzo settore, come Associazione Provinciale per i Minori ONLUS (APPM), APSP Casa Mia, Villaggio del fanciullo SOS Trento, Cooperativa Sociale Progetto 92 e Comunità Murialdo, in collaborazione con le assistenti sociali (case manager) del Dipartimento di Supporto Dipartimentale e Immigrazione della Provincia di Trento (Cinformi) , strutturano percorsi personalizzati che comprendono:
- Corsi di alfabetizzazione alla lingua italiana;
- Laboratori per lo sviluppo di competenze di base, fondamentali per acquisire prerequisiti lavorativi.
- Attività di sensibilizzazione e volontariato, per favorire il senso di appartenenza alla comunità e la conoscenza del territorio.
- Corsi di formazione professionale, che spaziano dall’edilizia alla ristorazione, alla meccanica, ….
- Tirocini con erogazione di un’indennità presso aziende del territorio, finanziati da datori di lavoro o da progetti territoriali, che permettono di acquisire esperienza pratica.
Il lavoro diventa così un potente strumento educativo, di inclusione e dignità, aiutando i giovani a costruirsi un futuro autonomo.
Il ruolo chiave dei tutori volontari
Il tutore volontario è un privato cittadino che sceglie, in modo libero e gratuito, di offrire tempo, ascolto e responsabilità nell’accompagnamento alla crescita e all’integrazione di un minore straniero non accompagnato, agendo sempre nell’interesse superiore del minore stesso. Si tratta di una scelta civica e solidale, introdotta dalla Legge n. 47/2017, che ha riconosciuto questa figura come presidio fondamentale per la tutela dei diritti dei bambini e ragazzi soli presenti sul territorio italiano.
Per diventare tutori volontari in Provincia di Trento, è necessario frequentare un corso di formazione specifico, organizzato dal Garante dei diritti dei minori, e sostenere un colloquio individuale. Il percorso formativo affronta tematiche fondamentali come il diritto all’immigrazione, la tutela dei minori, il sistema di accoglienza, la relazione educativa con i minori e il ruolo specifico del tutore. Al termine del corso, gli aspiranti tutori vengono iscritti nell’elenco ufficiale dei tutori volontari, istituito presso il Tribunale per i Minorenni di Trento
Nel concreto, il tutore volontario nominato dal Tribunale per i Minorenni, svolge diverse funzioni:
- rappresentanza legale della persona minorenne;
- vigilanza sul progetto di accoglienza;
- supporto al percorso di integrazione;
- ascolto attivo e accompagnamento nella quotidianità.
In questo delicato equilibrio tra accoglienza e promozione dell’autonomia, il tutore rappresenta una figura importante. Non solo garantisce i diritti legali della persona minorenne, ma la guida anche nel suo percorso di crescita, orientandola nelle scelte personali e intercettando eventuali bisogni, in sinergia con la rete dei servizi socio-educativi. Il compito del tutore può includere il sostegno nei colloqui, l’accompagnamento nella gestione delle pratiche burocratiche, il supporto nella ricerca di un alloggio e l’aiuto nella costruzione di un progetto di vita, soprattutto in vista del raggiungimento della maggiore età.
La peculiarità del tutore volontario, rispetto a figure istituzionali e professionali, è il rapporto personale e dedicato: ogni tutore infatti “affianca” una sola persona minorenne, instaurando con lei un legame stabile, basato sulla fiducia e sull’ascolto. Questo tipo di relazione consente un accompagnamento attento, coerente e rispettoso dei bisogni individuali di ciascun ragazzo o ragazza.
Prospettive future
L’Italia garantisce un sistema di tutela applicabile a tutte le persone minorenni presenti sul territorio, indipendentemente dalla provenienza o dallo status giuridico. Le persone minorenni straniere non accompagnate hanno diritto all’istruzione obbligatoria e possono accedere a percorsi formativi fino ai diciotto anni.
Al compimento della maggiore età, chi era titolare di un permesso di soggiorno per minore età può richiedere la conversione in permesso per motivi di studio o di lavoro, facilitando così il passaggio verso l’autonomia.
L’integrazione delle persone minorenni straniere non accompagnate in Provincia di Trento è un processo articolato, che richiede tempo, dedizione e risorse. Tuttavia, grazie all’impegno congiunto di Servizio sociale, comunità educative, aziende e tutori volontari, molti giovani riescono a trasformare il loro viaggio di speranza in un percorso di successo.
Investire su questi ragazzi significa non solo offrire loro una seconda possibilità, ma anche costruire una società più inclusiva e solidale, capace di riconoscere nella diversità una risorsa preziosa.
