di Sara Taddeo
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LSD, mescalina, psilocibina, dimetiltreptamina: sono questi i principali composti psicoattivi contenuti nelle sostanze psichedeliche, in grado di alterare la sfera percettiva e lo stato di coscienza di una persona, inducendo allucinazioni e esperienze mistico-spirituali. Proprio queste proprietà rendono gli psichedelici particolarmente interessanti sotto il profilo medico, in quanto potenziali catalizzatori durante le sedute di psicoterapia. Tra i prodotti psichedelici più diffusi troviamo funghi allucinogeni, MDMA, LSD, peyote o cactus San Pedro.
Dubbi sulla natura delle sostanze psichedeliche
Nonostante il riconoscimento del loro potenziale terapeutico da decenni, gli psichedelici sono spesso considerati come droghe ricreative. Un esempio è l’LSD, sintetizzato nel 1938 dal chimico svizzero Albert Hofmann, e inizialmente studiato per scopi medici, ma passato alla storia come un simbolo della controcultura hippie degli anni ’60. La crescente popolarità dell’uso ricreativo e le conseguenti campagne governative contro questa sostanza portarono a restrizioni globali sulla ricerca e alla classificazione degli psichedelici come stupefacenti.
È poi a partire dagli anni 2000, sotto la spinta della comunità scientifica e di alcune associazioni private, che la ricerca sull’applicazione medica degli psichedelici prende nuova linfa, arrivando, in alcuni Paesi, ad essere legalizzata per scopi terapeutici: è il caso dell’MDMA e della psilocibina in Australia nel luglio 2023.
Potenziale terapeutico
Quello che rende gli psichedelici particolarmente interessanti sotto il profilo medico, è la loro capacità di alterare la coscienza e garantire un livello di introspezione superiore a qualsiasi antidepressivo e ansiolitico presente attualmente sul mercato. A questo si aggiunge l’abbassamento dei meccanismi di difesa che la nostra mente mette in campo quando si trova ad affrontare traumi e situazioni stressanti. Questi due effetti combinati sono particolarmente utili per terapie contro ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico e dipendenze da altre sostanze.
Nello specifico, i pazienti che fanno uso di LSD sperimentano una quasi totale dissoluzione del proprio senso di identità, riportando una connessione molto forte con la natura e con l’ambiente circostante. Queste sensazioni, che permangono nella coscienza dell’individuo anche molto tempo dopo l’utilizzo dello psichedelico, si sono rivelate molto efficaci in pazienti oncologici nel superare il disturbo depressivo e la paura della morte.
Un secondo esempio riguarda l’MDMA, sperimentata su pazienti affetti da disturbo da stress post-traumatico. Durante lo studio, i medici hanno notato un aumento del lavoro razionale del cervello, che risulta in una visione della realtà apparentemente più chiara. Allo stesso tempo, l’MDMA inibisce il lavoro dell’amigdala (parte del cervello che controlla il senso si sopravvivenza e ci protegge dal dolore fisico e psicologico): questo permette al paziente di affrontare direttamente la fonte del proprio trauma, razionalizzandolo e acquisendo una nuovo coscienza.
Al contrario dei classici ansiolitici o antidepressivi, che agiscono a livello di attenuazione dei sintomi, gli psichedelici ci permettono di andare alla radice del problema. La conseguenza è un tasso di remissione superiore a qualsiasi medicinale attualmente in uso (secondo Will si arriva ad una remissione del 48% a 12 settimane dalla somministrazione, con effetti positivi già dopo il primo utilizzo anche su pazienti resistenti a trattamenti classici).
Rischi
Tuttavia, nonostante i risultati promettenti, l’uso non controllato degli psichedelici può essere pericoloso. Gli effetti a lungo termine sono ancora poco conosciuti e, nella pratica clinica, vengono somministrati solo sotto la supervisione di esperti e in microdosaggi. L’autoconsumo, infatti, è fortemente sconsigliato, perché associato al rischio di destabilizzazione psicologica e di aumento di pensieri suicidari. Inoltre, la legalizzazione potrebbe minacciare l’uso rituale di piante come il peyote, tradizionalmente utilizzate dalle popolazioni native del Centro e Sud America, riducendo la disponibilità per scopi spirituali e culturali.
In definitiva, gli psichedelici offrono un potenziale terapeutico straordinario, con applicazioni promettenti per il trattamento di disturbi mentali complessi come ansia, depressione e PTSD. Tuttavia, è essenziale che la loro somministrazione avvenga in un contesto controllato e sotto la guida di esperti per minimizzare i rischi legati all’uso non monitorato.
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