di Susanna Salamone
Mentor: Paulo Lima
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La simulazione di Intelligenza Artificiale (AI) è la rivoluzione del secolo. Per quanto possa sembrare un’affermazione audace, è difficile negare quanto la sua presenza stia trasformando il nostro vivere quotidiano. Dal 2022, con il lancio di ChatGPT, l’AI si è insinuata nella nostre vite in modo silenzioso, passando in poco tempo da curiosità tecnologica a compagna di tutti i giorni. Adesso è ormai automatico prendere il telefono a ogni dubbio e chiedere una risposta alla nostra piattaforma di simulazione di Intelligenza Artificiale preferita.
Era quindi inevitabile che la sua influenza andasse ben oltre il mondo personale, arrivando anche a quello professionale. E quale campo migliore per uno strumento in grado di generare testi, immagini, voci e ormai persino volti? Il cinema, ovviamente.
A poco più di un mese dalla vittoria agli Oscar di Adrien Brody per l’interpretazione in The Brutalist, il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nel cinema lì nato prosegue. Da una parte chi la vede come il futuro dell’industria, dall’altra la sua rovina. Dove sta la verità?
AI nell’industria cinematografica: tra scioperi e critiche
Come ogni edizione degli Oscar, anche quella del 2025 ha generato separazione. Quest’anno però tra le varie critiche ne è emersa una che non riguarda le preferenze soggettive di ciascuno, ma che si inserisce in un dibattito più ampio.
A riaccendere le polemiche è The Brutalist, film in cui Adrien Body – vincitore del premio Oscar come Miglior Attore – interpreta un architetto ungherese. Per rendere la performance più credibile, la voce dell’attore in ungherese è stata sintetizzata tramite l’AI. Brody, infatti, non parla la lingua, ma grazie alla tecnologia il pubblico lo ascolta parlare fluentemente.
Ora, cinema e tecnologia sono da sempre legati a doppio filo. Fin dalle origini, le innovazioni tecniche – e più recentemente informatiche – hanno potenziato il lavoro di chi sta dietro e davanti alla macchina da presa, offrendo agli spettatori esperienze sempre più coinvolgenti.
Oggi però l’AI non è usata solo come strumento analitico o predittivo, ma è presente in forma generativa, capace di creare contenuti “originali”, spesso indistinguibili da quelli prodotti da esseri umani. Proprio questa evoluzione è stata al centro degli scioperi del 2023, che hanno coinvolto attori e sceneggiatori di Hollywood. Oltre alle rivendicazioni salariali, le proteste puntavano a ottenere tutele concrete contro le conseguenze dell’intelligenza artificiale. E queste conseguenze, oggi, non sono più solo ipotetiche, ma reali.
Un caso recente ha visto protagonista lo Studio Ghibli, dove online sono circolate immagini create con AI che imitano lo stile inconfondibile di Hayao Miyazaki, sollevando domande sul rispetto dell’identità artistica e sul concetto di proprietà intellettuale.
Guardare al futuro, ma con attenzione
Nonostante i timori, è giusto riconoscere anche i lati positivi dell’uso dell’AI nel cinema. Lo stesso uso in The Brutalist non è completamente da demonizzare, in quanto ha permesso di evitare scene forzate in lingua straniera, ugualmente criticate in passato.
Un altro esempio affascinante è il de-aging, ovvero il ringiovanimento digitale degli attori. In Indiana Jones e il quadrante del destino (2023), Harrison Ford appare giovane grazie a sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale. Lo stesso è accaduto in The Irishman (2019), dove De Niro e Al Pacino sono stati ringiovaniti digitalmente per interpretare i loro personaggi in diverse epoche. Il risultato ha permesso di girare scene altrimenti impossibili, consentendo anche ad attori più anziani di continuare il loro lavoro senza limiti fisici.
Un cinema da difendere
L’Intelligenza Artificiale nel cinema non è né un male assoluto né una soluzione magica. È uno strumento potente, capace di aprire nuove strade creative, ma che solleva interrogativi etici profondi, a cui è necessario trovare al più presto una risposta.
Chi possiede la voce o il volto di un attore? E lo stile di un regista? È giusto riprodurli senza consenso? Il cinema unisce tecnica e emozione, ma la vera magia sta nell’autenticità. L’AI può migliorare la parte tecnica, ma non può mai sostituire ciò che rende il cinema umano: la capacità di emozionare.
Per approfondire
Di Intelligenza Artificiale, con impatti e influenze sulla vita quotidiana e non solo, abbiamo parlato anche negli articoli: IA: curiosità e risposte agli interrogativi del momento e Intelligenza artificiale e democrazia: rischi e potenzialità.
