Leggi e potere: quando il diritto frena (o legittima) la politica

Di Francesca Beidda
Mentorship Francesco Bevilacqua
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Nel complesso equilibrio tra diritto e politica, le leggi non sono solo strumenti normativi, ma freni o legittimazioni delle scelte di un governo.

di Francesca Beidda
Mentor: Francesco Bevilacqua

La politica, per sua natura, è orientata al cambiamento e all’azione, mentre il diritto e le sue leggi forniscono il quadro di riferimento entro cui tale azione deve muoversi. Tuttavia, la tensione tra queste due dimensioni è costante: fino a che punto un governo può spingersi nelle sue decisioni senza infrangere i principi fondamentali dello Stato di diritto?  

Leggi vs. decisioni politiche: il limite della Costituzione

Ogni governo, pur avendo il potere di legiferare e introdurre riforme, deve operare nel rispetto della Costituzione e delle leggi preesistenti. Tuttavia, non sono rari i tentativi di aggirare o ridefinire diritti consolidati attraverso provvedimenti controversi, spesso destinati a sollevare dubbi di legittimità.  

Un esempio emblematico è la recente riforma del Codice della Strada, che introduce la possibilità di sanzionare penalmente un conducente che risulti positivo a sostanze stupefacenti, anche se l’assunzione è avvenuta giorni prima e non incide sulla sua capacità di guida al momento del controllo. Questa misura solleva interrogativi sul principio di offensività, cardine del diritto penale italiano, secondo cui un comportamento è punibile solo se provoca un pericolo concreto o un danno effettivo. Sanzionare un conducente senza una prova di alterazione immediata potrebbe quindi risultare eccessivo e sproporzionato, con possibili profili di incostituzionalità.  

Il ruolo della Corte Costituzionale: un arbitro necessario ma..

La Corte Costituzionale gioca un ruolo chiave nel garantire che le leggi approvate dal Parlamento rispettino i principi fondamentali dello Stato di diritto. Quando una norma viene ritenuta incostituzionale, essa viene annullata e perde efficacia. Questo meccanismo garantisce che la politica non possa violare impunemente i diritti dei cittadini.

Tuttavia, il sistema presenta un limite significativo: in Italia non esiste un controllo preventivo di costituzionalità sulle leggi ordinarie. Questo significa che un provvedimento può entrare in vigore e restare applicato per un certo periodo, anche se in contrasto con la Costituzione, fino a quando non venga impugnato e sottoposto al giudizio della Corte. Durante questo lasso di tempo, una legge incostituzionale può produrre effetti concreti e potenzialmente lesivi per i cittadini coinvolti.

ll DDL 1660, ad esempio, noto come pacchetto sicurezza”, è attualmente al centro del dibattito politico e giuridico. Il disegno di legge introduce il reato di blocco stradale con pene fino a due anni di reclusione, criminalizza le proteste pacifiche e prevede sanzioni fino a vent’anni per chi manifesta nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e nelle carceri. 

La norma solleva dubbi di costituzionalità poiché appare in contrasto con gli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione, che tutelano il principio di uguaglianza, la libertà personale e la funzione rieducativa della pena. Un caso analogo si è verificato con il Decreto Sicurezza del 2018, alcune parti del quale sono state dichiarate illegittime nel 2020 per violazione dei diritti fondamentali. Se sottoposto al giudizio della Corte, il DDL 1660 potrebbe subire lo stesso destino, confermando ancora una volta i limiti del sistema di controllo di costituzionalità in Italia.

Stato di diritto e crisi democratica: un rischio reale? 

Se in Italia il sistema giuridico è riuscito finora a contenere gli eccessi della politica, in altri paesi la situazione è ben diversa. In Ungheria e Polonia, per esempio, i governi hanno progressivamente svuotato il ruolo delle Corti Costituzionali, nominando giudici allineati e riducendo il loro potere di controllo. Questo ha permesso l’adozione di leggi sempre più restrittive sui diritti civili e sulla libertà di stampa, con un progressivo indebolimento dello Stato di diritto. 

Anche in Italia, non mancano segnali preoccupanti. Oltre ai discussi provvedimenti prima citati, il dibattito sulla riforma della giustizia e le proposte di modifica del potere giudiziario evidenziano il rischio di uno sbilanciamento tra poteri dello Stato. Se il diritto diventa uno strumento nelle mani della politica anziché un limite al suo potere, la democrazia può entrare in crisi.  

Diritto e politiche sociali: tutela o ostacolo?  

Il diritto non solo limita, ma talvolta legittima e rafforza le scelte politiche. Alcune riforme hanno trovato nella Costituzione un punto di appoggio per essere attuate. Un esempio è stata l’introduzione del Reddito di Cittadinanza nel 2019, basato sul principio costituzionale di tutela dei soggetti in condizioni di difficoltà economica.  

Allo stesso modo, anche la riforma del mercato del lavoro di Monti, che ha ridotto le tutele dell’articolo 18, è stata riequilibrata dalla Corte Costituzionale per garantire un giusto bilanciamento tra libertà d’impresa e diritti dei lavoratori.

Un equilibrio da difendere

In un’epoca in cui il diritto viene spesso visto come un ostacolo da superare piuttosto che come una guida da seguire, è fondamentale difendere il ruolo delle istituzioni giuridiche come garanti di equità e giustizia. 

In un sistema democratico, i politici non dovrebbero limitarsi a inseguire il consenso con provvedimenti discutibili, ma garantire che ogni decisione rispetti i principi costituzionali e rafforzi lo Stato di diritto. Solo una classe politica preparata, consapevole dei limiti imposti dalla Costituzione e capace di muoversi entro di essi senza stravolgerne i fondamenti, può assicurare un equilibrio sano tra diritto e politica. Perché una democrazia solida non si misura solo dalla capacità di fare leggi, ma dalla qualità e dalla legittimità di esse.

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Francesca Beidda

Studentessa di Scienze Politiche e Sociali a tempo perso, overthinker e sognatrice a tempo pieno, attiva nell’associazionismo e amante dei viaggi, non sa che cosa fare da grande ma sa che vorrebbe cambiare il mondo.

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