Perché in alcuni Paesi sono leader autoritari a prendere il potere? Come si riconosce un dittatore prima che salga al potere? Che strategie si possono utilizzare per bloccare l’avanzata di leader che potrebbero costruire un regime autoritario e per proteggere, così, la democrazia?
Gli studiosi di Scienze politiche presso l’università di Harvard, Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, nel libro “Come muoiono le democrazie” (2018) analizzano come leader autoritari e populisti si affermano politicamente e sabotano i processi democratici.
Alleanze diaboliche tra partiti politici e figure autoritarie
Nel 1924 in Italia, Re Emanuele II nomina Benito Mussolini come primo ministro in seguito alla Marcia su Roma, credendo nella necessità di un politico carismatico e popolare in un periodo di crisi. In Germania nel 1933, il Presidente della Repubblica tedesca Paul von Hindenburg nomina Hitler come cancelliere, in quanto leader con grande supporto popolare, credendo che potesse essere tenuto sotto controllo dalle altre forze politiche.
Nel 1992 in Venezuela, conosciuta dal 1958 come la democrazia più antica del Sud America, l’ex-presidente Rafael Caldera abbraccia la causa di Hugo Chavez, militare a capo del gruppo di ribelli “bolvari” che aveva appena tentato un colpo di stato. Una scelta che ha aumentato il supporto popolare nei confronti di Caldera, ma che ha anche dato credibilità a Chavez. Quando, nel 1994, Caldera lo scagiona di tutte le accuse e lo libera dalla prigione, gli apre – letteralmente – tutte le porte per salire al potere e mettere lentamente fine alla democrazia in Venezuela.
In tutti e tre i casi elencati fino ad ora, c’è un denominatore comune: l’alleanza, in periodi di crisi e insoddisfazione popolare, di grandi partiti e di figure politiche con personaggi carismatici e populisti, fuori dal sistema politico e aspramente critici dello status quo. L’idea dietro a queste alleanze è che si possa utilizzare l’energia populista e riformatrice degli outsider in favore del proprio partito o programma politico. In realtà, come scrivono Levitsky e Ziblatt, “questa sorta di patto del diavolo spesso muta a vantaggio del ribelle, dato che le alleanze forniscono agli outsider una rispettabilità sufficiente per diventare legittimi contendenti al potere.”
Perché un leader ribelle sale al potere, diventando dittatore?
Spesso la loro salita al potere si attribuisce all’elettorato, secondo la credenza che i cittadini ottengono il governo che meritano. Tuttavia, questa teoria si basa sul principio troppo democratico e irreale secondo il quale i cittadini possono facilmente cambiare il tipo di governo in base ai propri interessi.
Inoltre, nel caso dei sistemi autoritari europei, prima di essere sostenuti da altri leader, c’erano grandi maggioranze politiche che si opponevano alla salita al potere di Hitler e Mussolini. “Potenziali demagoghi esistono in tutte le democrazie”, affermano Levitsky e Ziblatt. “Sebbene le risposte delle masse agli appelli estremisti siano importanti, ciò che conta di più è se le élite politiche, e soprattutto i partiti, fungono da filtro. In parole povere, i partiti politici sono I guardiani della democrazia.”
Come si esclude un dittatore dal potere?
Bisogna innanzitutto identificarli. Infatti, raramente leader populisti esprimono le loro aspettative o desideri autoritari prima della presa di potere. Juan Linz, professore emerito di Scienze politiche presso la Yale University, nel suo libro “La caduta dei regimi democratici” (1978) ha individuato quattro campanelli di allarme per identificare politici antidemocratici. Questi sono:
- Il rifiuto, in parole o azioni, delle regole democratiche nelle dinamiche politiche
- La negazione della legittimità degli oppositori
- La tolleranza o incoraggiamento alla violenza
- L’espressione della volontà di limitare delle libertà civili degli oppositori, inclusi i media
Spesso si tratta di outsider populisti, in quanto politici antiestablishment (o anti-sistema) che, proponendosi come “la voce del popolo”, attaccano la élite corrotta e cospiratrice e, alla vittoria delle elezioni, attaccano le istituzioni democratiche.
Una volta identificati, la responsabilità di filtrare le menzogne autoritarie e di impedirne la diffusione è dei partiti politici e dei leader dei partiti, in quanto custodi della democrazia. Per primo, le forze estremiste vanno isolate sistematicamente, delegittimate e sconfitte da parte dei partiti democratici. Questo include anche eliminare gli estremismi dai propri stessi partiti. Un caso emblematico è quello del Partito Conservatore Svedese tra il 1920 e il 1930, la cui sezione giovanile, sempre più radicale e simpatizzante verso il nazismo, venne espulsa dal partito.
Inoltre, i partiti democratici devono evitare qualunque alleanza con partiti o candidati antidemocratici e, quando queste forze estremiste diventano parte della competizione elettorale, i partiti devono costruire un fronte unito per combattere le minacce alla democrazia. Questo è successo in Austria durante le elezioni del 2016, dove diversi leader del partito di centro-destra Österreichische Volkspartei (Partito popolare austriaco) hanno sostenuto con successo il candidato dei Verdi, Alexander Van der Bellen, per sconfiggere Norbert Hofer, estremista del partito di ultra-destra Freie Partei Österreich (Partito libero d’Austria).
Conclusione: la medicina per proteggere la democrazia
Come sottolineano Levitsky e Ziblatt, i partiti politici come guardiani della democrazia giocano un ruolo fondamentale nel proteggere il sistema democratico e i cittadini da derive autoritarie. Dall’altra parte, la democrazia è anche un sistema di diritti e doveri che beneficia la cittadinanza: per questo sta anche a noi proteggerla. Ma come?
Non cadendo vittime del discorso dei populisti, esprimendo le nostre volontà senza aspettare l’arrivo delle prossime elezioni, criticando i politici eletti tramite manifestazioni e petizioni ai governi, presentandoci al voto quando di dovere, usando gli strumenti garantiti dalla Costituzione per partecipare nella vita politica del nostro paese. La democrazia non è solo un gioco politico tra partiti, ma soprattutto è la struttura che difende le nostre libertà e le nostre opportunità di partecipazione, di prendere decisioni nel presente e per il futuro e di crescere sia come individui che come società.

