Di Alina Mancino
Mentor: Francesco Bevilacqua
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Nel suo ultimo album, DeBÍ TiRAR MáS FOToS, Bad Bunny racconta il suo ritorno a casa, Porto Rico, una terra sfruttata dall’imperialismo americano che sta perdendo i suoi abitanti a causa di sfratti e difficoltà economiche. Con sonorità tutte portoricane, l’artista accende i riflettori sulla situazione socio-politica di un territorio sfruttato da secoli, Porto Rico.
Non è del tutto sorprendente, ma neanche scontato, quello che ha scelto di fare, con il suo ultimo album, uno degli artisti più ascoltati degli ultimi anni: Bad Bunny. Sceglie di utilizzare la sua musica non solo per farci ballare e divertire come è solito fare, ma per farne anche una rivendicazione politica. L’artista ci racconta di un Porto Rico svuotato dellɜ suɜ abitanti sfrattatɜ, di una crisi del sistema di educazione pubblica e di un profondo desiderio di vedere la sua isola rimanere indipendente dall’arrogante imperialismo americano.
Bad Bunny, nome d’arte di Benito Antonio Martínez Ocasio, nasce a Porto Rico nel 1994. A quasi trentuno anni è un artista pluripremiato, ha vinto Grammy, Latin Grammy, American Music Awards, tra gli altri. Comincia la sua carriera a vent’anni, pubblicando alcune canzoni su Soundcloud mentre lavora come cassiere in un supermercato, arrivando a firmare con la prima etichetta discografica nel 2016.
Il 5 gennaio 2025 fa uscire il suo sesto disco, DeBÍ TiRAR MáS FOToS (Avrei dovuto scattare più foto), il suo album più politico, in cui emerge la realtà sociale di Porto Rico. Il cantante, principalmente conosciuto per la musica reggaeton e dembow, sceglie di inserire nel suo nuovo album salsa, bolero, bomba, plena, r&b, arricchendo il disco di sonorità tradizionali della sua isola d’origine, Porto Rico.
Breve storia di Porto Rico
Non si sa molto della vita di Porto Rico prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo, nel 1493, che inizialmente dedica l’isola a San Juan. Il nome viene poi cambiato in Porto Rico, che significa “porto ricco”, mentre il nome di San Juan viene dato alla capitale. L’isola diventa immediatamente una colonia spagnola. Nel 1897 la corona spagnola accetta lo Statuto per l’autonomia di Porto Rico, che istituisce il primo governo autonomo portoricano.
Dalla metà del XIX secolo gli Stati Uniti d’America cominciano a supportare alcuni movimenti indipendentisti contro la colonizzazione spagnola. Tra il 1895 e il 1898 gli Stati Uniti sostengono Cuba nella sua guerra d’indipendenza contro la Spagna, vincono e occupano l’isola (senza un’annessione formale). Lo stesso succede con Porto Rico nel 1898, anno in cui viene firmato il trattato di Parigi, che stabilisce che Guam, Porto Rico e le Filippine diventano colonie statunitensi.
L’imperialismo americano si fonda sullo sfruttamento delle risorse e della manodopera nelle isole colonizzate, il controllo politico è totale e nel caso di Porto Rico lo sfruttamento avviene principalmente nelle piantagioni di zucchero, in cui lɜ portoricanɜ vengono impiegatɜ per un salario bassissimo. Grazie a Pedro Albizu Campos, nel 1929 nasce un movimento d’indipendenza che si consolida nel Partito Nazionalista Portoricano.
Nel 1947 gli Stati Uniti concedono allɜ portoricanɜ il diritto di eleggere un proprio governatore.
Nel 1952 Porto Rico diventa “Estado Libre Asociado” (stato libero associato), ovvero uno stato formalmente indipendente, ma che è fortemente assoggettato alle decisioni politiche ed economiche statunitensi.
Da allora ci sono stati diversi referendum sull’isola per chiedere una modifica di questo status, in particolare la maggioranza delle persone portoricane desidera che l’isola diventi formalmente il cinquantunesimo stato degli Stati Uniti, così da avere quantomeno una rappresentanza al Congresso e poter votare il Presidente. Gli Stati Uniti non hanno finora approvato la proposta e Porto Rico rimane dunque ancora un Estado Libre Asociado.

“DeBÍ TiRAR MáS FOToS“
Dopo aver vissuto diversi anni negli Stati Uniti, Bad Bunny apre l’album raccontando di un viaggio che parte da New York (la prima traccia è appunto NUEVAYoL e racconta la comunità portoricana che abita la città) e che lo porta a casa, Porto Rico. Nel corso dell’album emerge la nostalgia verso la sua terra ma anche una forte critica nei confronti della gentrificazione, della corruzione e dello stato di assoggettamento politico ed economico dell’isola nei confronti degli Stati Uniti.
Sceglie, per questo disco, di duettare esclusivamente con artistɜ emergenti portoricanɜ e di incidere quasi esclusivamente a Porto Rico (su 17 tracce solo 3 sono state prodotte a New York, le altre 14 sono state registrate sull’isola). I video musicali delle tracce arricchiscono la narrazione, specialmente con il cortometraggio di DeBÍ TiRAR MáS FOToS, in cui si rende esplicito il dilagante turismo e insediamento americano sull’isola e le problematicità che questo comporta.

Bad Bunny si è spesso esposto politicamente, nel 2023 ha ricevuto il Vanguard Award per il suo sostegno alla comunità LGBTQ, nel 2022 ha usato il video musicale di El Apagon come escamotage per diffondere un reportage della giornalista portoricana Bianca Graulau, in cui viene spiegato molto bene il problema che vivono le persone portoricane sfrattate a causa della gentrificazione.
Come spiega la giornalista, dal 2019 è in vigore la Ley 22 (ora Ley 60) che permette allɜ statunitensi con grandi disponibilità economiche, di trasferirsi a Porto Rico senza dover pagare tasse. Lɜ statunitensi acquistano interi edifici che poi convertono in airbnb molto costosi o in ville di lusso. Alcuni di questi edifici erano precedentemente luoghi pubblici, come ad esempio alcune scuole. A questo proposito Bad Bunny sceglie, in BAILE INoLVIDABLE, seconda traccia dell’album, di duettare con lɜ studentɜ della scuola pubblica Escuela Libre de Música, accendendo così i riflettori sulla crisi delle scuole pubbliche sull’isola: negli ultimi dieci anni ne sono state chiuse più di seicento.
In DeBÍ TiRAR MáS FOToS, la canzone che dà il nome all’album, descrive la nostalgia che si prova stando lontano da casa e il rammarico di non aver fatto abbastanza foto, non aver abbracciato e baciato lɜ propriɜ carɜ. Descrive una perdita che si riflette sia nei rapporti umani che in un Porto Rico che sta perdendo la sua gente, che viene mandata via.
La canzone forse più politica di tutte è LO QUE LE PASÓ A HAWAii, in cui emerge con forza il desiderio del cantautore di vedere Porto Rico rimanere uno Stato indipendente e che non si annetta formalmente agli Stati Uniti, come è successo alle Hawaii nel 1959. Spicca la denuncia alla gentrificazione e agli sfratti sempre più frequenti. Alcune strofe del testo recitano:
“Vogliono togliermi il fiume e anche la spiaggia / Vogliono il mio quartiere e che la nonna se ne vada / No, non mollare la bandiera e non ti scordare il lelolai / Che non voglio che facciano con te quello che è successo alle Hawaii”
“Qui nessuno vuole andarsene e chi se ne andò sogna di tornare / Se un giorno toccherà a me, quanto male mi farà / Un’altra jíbara che lotta, una che non partì / Non voleva andarsene neanche lei e nell’isola restò”
Per restare in tema
Il nostro faro sulle situazioni ibride e complessi di alcuni Paesi del continente americano non si è mai spento. È il caso, ad esempio, del Cile, di cui ci siamo occupati qualche mese fa con un approfondimento sulle pratiche di segregazione residenziale in atto a Santiago. Oppure del Brasile, recente protagonista di un evento fotografico che abbiamo raccontato in questo articolo. Infine, restando sempre sul tema delle isole che rivendicano l’indipendenza, ci siamo occupati anche di Cuba, con un’analisi di Francesca Beidda sull’embargo statunitense in vigore, fra alti e bassi, da quasi 65 anni.

