La perdita di ghiacciai e permafrost nel mondo vicini al punto di non ritorno

Di Roberto Barbiero
ghiacciai, permafrost
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“Non possiamo negoziare con il punto di fusione del ghiaccio”. Questo è il provocatorio titolo del rapporto “State of the Cryosphere 2024 – Lost Ice, Global Damage”, nel quale oltre 50 scienziati hanno evidenziato come gli impatti del riscaldamento globale su ghiacci e permafrost stiano accelerando  con conseguenze sugli ecosistemi e costi sempre maggiori per l’economia globale.

di Roberto Barbiero

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Sulla base dei più recenti studi scientifici sullo stato della criosfera, il rapporto presentato in occasione della COP29 riassume i principali effetti del riscaldamento in atto osservati sui ghiacci di Antartide e Groenlandia, sul Mar glaciale Artico, sulla neve e sui ghiacciai montani e sul permafrost, descrivendo le principali conseguenze sull’innalzamento del livello del mare, gli impatti sugli ecosistemi terrestri e acquatici e gli effetti in termini di danni economici e sociali per le comunità umane.

Tali effetti si manifestano già in maniera evidente con l’attuale tasso di riscaldamento, pari a 1,2 °C rispetto all’era preindustriale, ma potrebbero avere impatti crescenti nei prossimi decenni con un ulteriore aumento della temperatura globale. Nel frattempo per il 2024 si attende per la prima volta il superamento della soglia di 1,5 gradi ponendo in evidenza una accelerazione del riscaldamento in corso. Gli scienziati avvertono che con gli attuali insufficienti impegni di riduzione delle emissioni di gas serra assunti nell’ambito dell’Accordo sul clima di Parigi (contributi determinati a livello nazionale o NDCs), la temperatura planetaria potrebbe superare i 3°C oltre la media del periodo preindustriale con  conseguenze disastrose e irreversibili per miliardi di persone a causa del degrado della criosfera a livello globale.

Ma vediamo quali sono gli effetti più critici messi in evidenza dal rapporto.

Calotte glaciali e innalzamento del livello del mare

Il tasso di perdita di ghiaccio rispetto ai primi anni ‘90 è ora 5 volte più alto in Groenlandia e del 25% in Antartide. Il superamento della soglia di 2°C potrebbe essere sufficiente per la fusione irreversibile di grandi porzioni della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, e potenzialmente anche di porzioni dell’Antartide orientale per ora rimaste più stabili. Ciò potrebbe generare un innalzamento del livello del mare che supererà i 10 metri in pochi secoli determinando conseguenze drammatiche nelle regioni costiere più densamente popolate con perdite e danni diffusi a infrastrutture in molte città e  terreni agricoli compromettendo il sostentamento di tutti coloro che vivono in queste aree a rischio.

Figura 2-2 pag.9

Ghiacciai montani e manto nevoso

Lo scioglimento dei ghiacciai a livello globale ha registrato una perdita record nel 2023, secondo il World Glacier Monitoring Service (WGMS), e anche nel 2024 si sono osservate perdite record in alcune regioni, specie in Asia, a causa di nevicate estremamente scarse combinate con temperature estive estremamente elevate. Il superamento della soglia di 2°C porterebbe a un aumento delle perdite e dei danni ben oltre la capacità di adattamento per molte attività montane e nelle comunità di valle. Quasi tutti i ghiacciai tropicali e di media latitudine rischiano infatti di sparire, mentre i ghiacci asiatici di alta montagna perderanno circa il 50% del loro volume. Sono attesi potenziali impatti catastrofici dovuti a crolli di laghi glaciali, mentre alluvioni e frane aumenteranno di frequenza. I rischi sono particolarmente elevati in Asia, dove si registra già un aumento di inondazioni in grado di causare ingenti danni a infrastrutture e comunità con poco tempo di preavviso. Le modifiche del ciclo dell’acqua, dovute alla perdita del manto nevoso e alla rapida fusione del ghiaccio durante stagioni estive sempre più calde, avranno inoltre un impatto crescente sulla sicurezza alimentare, energetica e idrica.

Permafrost

Il progressivo degrado del permafrost crea crescenti danni alle infrastrutture a causa della perdita di stabilità dei terreni cosi come si osservano più frequenti crolli e frane improvvise di aree costiere e collinari. Un effetto che tuttavia preoccupa gli scienziati è il rilascio di anidride carbonica (CO2) e di metano (CH4) che il permafrost una volta scongelato inizia a emettere, contribuendo ulteriormente a diminuire il bilancio di carbonio rimanente in atmosfera. Si stima che la regione Artica boreale sia già diventata una sorgente netta di emissioni di gas serra a causa del degrado del suo permafrost. Se gli attuali impegni di riduzione globale delle emissioni di gas serra non verranno notevolmente migliorati, si stima che le emissioni totali annuali dovute al degrado del permafrost potranno raggiungere le dimensioni delle emissioni dell’intera Unione Europea.

Foto permafrost: pag.32 

Ghiaccio marino Artico

L’area del ghiaccio marino Artico, durante il suo minimo in estate, si è ridotta di circa il 40% dal 1979 ad oggi. Questa rapida riduzione ha contribuito a rallentare considerevolmente l’effetto riflettente della superficie coperta da ghiacci e neve aumentando l’effetto di assorbimento di calore da parte dell’oceano scoperto. Ciò ha portato ad una amplificazione ulteriore del riscaldamento in atto che rende l’area artica tra le aree maggiormente sensibili al riscaldamento globale.

Gli studi indicano che il ghiaccio marino artico si scioglierà quasi completamente in alcune estati, anche con un aumento di 1,5 °C, ma non ogni anno e solo per un breve periodo (giorni o poche settimane). Rallentare il riscaldamento può ancora permettere di ridurre la frequenza delle condizioni di assenza di ghiaccio estive e quindi gli effetti dei feedback negativi sia nell’Artico che in tutto il pianeta così come gli impatti che comunque colpiranno soprattutto le comunità indigene e costiere dell’Artico.

Ghiaccio marino Antartico

Sebbene l’estensione del ghiaccio marino attorno all’Antartide sia stata stabile o addirittura leggermente aumentata negli ultimi decenni, recenti osservazioni documentano un calo molto netto a partire dal 2016, uguale o superiore a quello dell’Artico, ma che si è verificato nell’arco di solo pochi anni, invece che decenni. Questo recente comportamento del ghiaccio marino antartico non ha precedenti da quando sono iniziate le misure. Il ghiaccio marino antartico potrebbe quindi essere entrato in un nuovo regime di declino a causa del riscaldamento degli oceani causato dalle emissioni di combustibili fossili antropogenici. Queste riduzioni dell’estensione del ghiaccio marino antartico negli ultimi anni hanno avuto un impatto negativo sulla stabilità della calotta glaciale, sulla circolazione oceanica e sugli ecosistemi in modo simile ai cambiamenti in corso nell’Artico.

Il collasso della circolazione oceanica

Il rapporto rileva per la prima volta un crescente consenso scientifico sul fatto che lo scioglimento delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide potrebbe rallentare importanti correnti oceaniche su entrambi i poli, con conseguenze potenzialmente disastrose in particolare in alcune regioni come l’Europa settentrionale, che potrebbe sperimentare un clima molto più freddo in futuro, e gli Stati Uniti ,che potrebbero osservare un maggiore innalzamento del livello del mare lungo la costa orientale.

Uno sguardo al futuro

Gli autori del rapporto sottolineano che se il livello attuale delle emissioni di gas serra dovesse continuare portando ad un aumento di oltre 3°C , i costi delle perdite e dei danni dovuti agli effetti sulla criosfera saranno ancora più estremi. Le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare o la perdita di risorse idriche andranno infatti ben oltre i limiti di adattamento mentre la mitigazione diventerà anche più costosa a causa dei feedback derivanti dalla perdita di ghiaccio marino e dalle emissioni in aree di permafrost.

Mantenere il riscaldamento entro 1,5°C è l’unico percorso compatibile con la possibilità di rendere ancora possibili e fattibili politiche di adattamento, minimizzando perdite e danni, specie per molte aree costiere e per comunità di montagna.

Ma il tempo sta per scadere. 

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Fonti:

ICCI, 2024. State of the Cryosphere 2024 – Lost Ice, Global Damage. International Cryosphere Climate Initiative (ICCI), Stockholm, Sweden. 72 pp. Published: 12 November 2024

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