Al centro della giornata dedicata all’agricoltura della COP29, la questione dell’accesso ai finanziamenti per l’agricoltura contadina e di piccola scala.
Di Viola Ducati
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A COP29 una delle giornate tematiche è stata dedicata completamente all’agricoltura, una tra le attività – strettamente legata all’allevamento – con il maggiore impatto per quanto concerne le emissioni di gas inquinanti, nonché uno dei settori che risente maggiormente degli effetti del cambiamento climatico. Uno dei focus è stato quello relativo all’accesso ai finanziamenti da parte dei soggetti che praticano agricoltura di piccola scala, contadina e a livello famigliare.
Qualche dato sull’agricoltura
L’agricoltura familiare e di piccola scala produce più di un terzo del cibo mondiale e fino all’80% in regioni come l’Asia e l’Africa. Anche in Europa ben il 68% degli occupati sono agricoltori di piccole aziende familiari. Eppure, secondo un’analisi di Climate Focus, solo il 14% dei 9,1 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici internazionali per l’agricoltura e l’uso del suolo è stato destinato alle attività più rilevanti per questa fetta di produttori.
Il quadro diventa ancora più distorto se si considera che meno del 3% di tutti i finanziamenti pubblici per il clima è destinato ai sistemi alimentari. Un paradosso, considerando che agricoltura e allevamento sono responsabili di un terzo delle emissioni globali di gas serra e che, al contempo, gli impatti climatici hanno già ridotto i redditi agricoli del 15%. La FAO stima che negli ultimi trent’anni il cambiamento climatico abbia causato danni all’agricoltura per 3.800 miliardi di dollari.
Misure urgenti e alternative
Sono dunque urgenti sia le misure di mitigazione, orientate a ridurre le emissioni climalteranti del settore, sia quelle di adattamento, finalizzate ad aumentare la resilienza dei sistemi alimentari rispetto agli impatti climatici. E per agire in questa direzione, sottolineano le organizzazioni del settore presenti alla Conferenza ONU sul clima di Baku, servono finanziamenti accessibili a tutti, agricoltori di piccola scala in primis.
Proprio i modelli agricoli alternativi a quelli industriali, di larga scala e intensivi, infatti, possono essere validi alleati della lotta al riscaldamento globale. Gli studi scientifici stanno progressivamente mettendo in luce che metodi alternativi come il biologico e il biodinamico, l’agricoltura rigenerativa, quella ad alta biodiversità e l’agroecologia non solo producono meno emissioni, ma sono anche in grado di aumentare i servizi ecosistemici forniti dall’agricoltura, sia in termini di fornitura di cibo che di regolazione del clima.
Sistemi agricoli in salute sono infatti in grado di stoccare maggiori quantitativi di anidride carbonica nel suolo, preservare la fertilità dei terreni e il ciclo dei nutrienti, preservare i servizi di impollinazione e di controllo dei parassiti e conservare il patrimonio genetico animale e vegetale.
Azioni concrete?
Dopo la COP28 di Dubai, che ha finalmente incluso i temi dell’alimentazione e dell’agricoltura nei dei negoziati ONU sul clima, spetta ora alla Conferenza in corso a Baku individuare delle azioni concrete per sostenere, anche dal punto di vista finanziario, il percorso di adattamento e mitigazione climatica dell’agricoltura di piccola scala.
Ad oggi la presidenza azera ha lanciato l’“Harmonya Climate Initiative for farmes”, volta a promuovere i finanziamenti e la collaborazione in campo agricolo. Iniziative di questo tipo, tuttavia, sono già state annunciate in passato, senza portare ad avanzamenti concreti. Quello che serve è reindirizzare i flussi finanziari, attualmente destinati in gran parte all’agricoltura industriale, e promuovere soluzioni che mettano al centro le conoscenze e le pratiche contadine e locali.
Detto altrimenti: basta politiche di sussidi agricoli senza limiti massimi per i grandi beneficiari – come invece avviene in Italia nell’attuazione dei fondi della Politica Agricola Comune (PAC) – e basta con l’esclusiva promozione di risposte tecnologiche e di mercato per l’agricoltura, come l’ingegneria genetica e il mercato dei crediti di carbonio. Come dicono i movimenti del Sud del mondo per la sovranità alimentare, per rispondere al cambiamento climatico dobbiamo anche rafforzare l’infrastruttura sociale del settore agricolo.
Articolo originale pubblicato sull’edizione cartacea del 20 novembre de Il T quotidiano, nostro media partner, sulla cui sezione Terra Madre potete leggere ogni giorno i nostri racconti dalla COP29 di Baku.
