COP29: Questioni di finanza pubblica e privata

Di Ilaria Mezzacasa
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A COP29 è ormai chiaro che l'impegno che gli Stati devono assumere è quello di mobilitare trilioni di dollari per rispondere alla crisi climatica. Ma come è possibile?

A COP29 è ormai chiaro che l’impegno che gli Stati devono assumere è quello di mobilitare trilioni di dollari per rispondere alla crisi climatica. Ma come è possibile?

Di Ilaria Mezzacasa

La Columbia Climate School ha organizzato un evento secondario alla COP29 incentrato su come sia possibile mobilitare i trilioni di dollari necessari per rispondere alla crisi climatica. La discussione si è svolta con la partecipazione dell’economista americano Jeffrey Sachs, di Lucy Kessler, responsabile senior del programma di finanza sostenibile del Bezos Earth Fund, di Prasad Ananthakrishnan, capo unità della politica di finanziamento del clima presso il Fondo Monetario Internazionale, e di Hiro Mizuno, amministratore delegato e direttore degli investimenti presso il Fondo di Investimenti Pensionistici giapponese. 

Sbloccare i finanziamenti per il clima

La crisi climatica globale richiede una risposta finanziaria monumentale per finanziare gli sforzi di mitigazione, adattamento e riduzione dei danni. Nonostante la disponibilità di risparmi globali, l’erogazione di questi fondi in progetti attuabili incontra ostacoli significativi, che vanno dall’inerzia politica alle barriere sistemiche nell’architettura finanziaria. Riforme profonde e quadri di collaborazione sono essenziali per colmare il divario tra i capitali disponibili e i bisogni urgenti delle nazioni vulnerabili.

La sfida del finanziamento globale per il clima

Il problema non è la mancanza di denaro, ma il modo in cui i fondi vengono mobilitati, indirizzati e utilizzati. I Paesi in via di sviluppo si trovano spesso ad affrontare barriere insormontabili nell’accesso ai capitali internazionali, tra cui tassi di interesse punitivi legati a rating creditizi scadenti. Questi rating sono un ostacolo critico in quanto amplificano i costi dei prestiti e scoraggiano gli investimenti nelle regioni ad alto rischio, anche quando questi Paesi hanno piani d’azione per il clima validi.

Per le nazioni più ricche , come gli Stati Uniti, il problema è più politico che economico. Nonostante l’abbondanza di risorse, l’assenza di un consenso politico coeso e di quadri giuridici solidi blocca i finanziamenti per il clima. Il G20, concepito come un forum per allineare gli sforzi globali, non ha ancora fornito una strategia finanziaria coordinata, sottolineando un’impasse di 15 anni nell’azione globale per il clima.

Percorsi di finanziamento per il clima

Come percorsi per il finanziamento del clima ci sono diverse idee sul tavolo, che includono: la riforma delle banche di sviluppo, l’utilizzo del mercato finanziario globale, la finanza mista per la mitigazione del rischio, la sostenibilità del debito e l’allineamento delle politiche internazionali.

Per quanto riguarda la riforma delle banche di sviluppo, questa è importante perché le banche multilaterali di sviluppo, come la Banca Mondiale, possono svolgere un ruolo fondamentale avendo la possibilità di offrire prestiti a basso costo, grazie al loro elevato rating creditizio (AAA), e concedendo prestiti ai Paesi vulnerabili a condizioni favorevoli. Questo approccio offre una soluzione stabile e scalabile se si riescono a superare le barriere politiche, come i poteri di veto dei Paesi influenti.

In secondo luogo, il mercato azionario e gli investitori istituzionali controllano enormi bacini di capitale, ma hanno bisogno di incentivi per investire in progetti sostenibili. I rischi legati al clima dovrebbero essere integrati nei sistemi di benchmarking e di rating del credito, ma senza penalizzare ulteriormente le nazioni vulnerabili. Inoltre, la definizione di scadenze chiare per gli investimenti sul clima può motivare gli investitori a reindirizzare i fondi verso iniziative sostenibili in modo proattivo.

Si parla spesso di “Blended Finance”, ovvero quella finanza che include risorse pubbliche e private, e grazie alla sua natura può quindi ridurre il rischio degli investimenti nei Paesi in via di sviluppo. Offrendo garanzie o cofinanziamenti da parte di enti pubblici, gli investitori privati acquistano fiducia, aprendo la strada a flussi di finanziamento su larga scala verso regioni poco servite.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha un ruolo cruciale nel garantire che i Paesi che ricevono finanziamenti per il clima mantengano la sostenibilità del debito. È essenziale un approccio in due fasi, che valuti sia la prontezza delle politiche che presentano misure a favore della crescita, sia i rischi fisici che mostrano la vulnerabilità agli impatti climatici. I Paesi con livelli di debito insostenibili possono richiedere sovvenzioni o prestiti agevolati legati a politiche chiare e orientate alla crescita.

Soluzioni innovative per un’azione accelerata

Durante il panel sono state presentate alcune idee innovative.

In primo luogo, l’utilizzo dei proventi del carbonio a livello globale: la tassazione dei combustibili fossili potrebbe generare sostanziali proventi del carbonio, che potrebbero essere reinvestiti in progetti climatici globali. Le nazioni più ricche, come gli Stati Uniti, devono dare priorità a questi meccanismi rispetto alle distrazioni politiche interne per evitare di ostacolare il progresso globale. In secondo luogo, l’istituzione di gestori finanziari locali nei Paesi in via di sviluppo per migliorare l’efficacia dell’allocazione dei fondi.

Questi agenti agirebbero come intermediari tra i mercati globali e i progetti locali, garantendo responsabilità e impatto in loco. In terzo luogo, la creazione di piattaforme di investimento sostenibile. In questo campo, le Nazioni Unite e altri enti dovrebbero istituire piattaforme specializzate per gli investimenti sostenibili, simili alle iniziative verdi cinesi della Belt Road. I fondi pensione e gli investitori istituzionali potrebbero convogliare le risorse in queste piattaforme con rendimenti a lungo termine e risultati climatici misurabili.

Il tempo sta per scadere

Il mondo non può permettersi ulteriori ritardi nella mobilitazione dei finanziamenti per il clima. Ecco perché la volontà politica delle nazioni ricche, insieme alle riforme strutturali delle istituzioni finanziarie e ai meccanismi innovativi per diminuire il rischio gli investimenti nei Paesi più poveri, sono fondamentali per sbloccare i mille miliardi necessari. Un consenso globale, guidato dai ministri delle Finanze del G20 e sostenuto da istituzioni come il FMI, è indispensabile per creare quadri di riferimento attuabili.

In uno scenario ideale, i finanziamenti per il clima non si limiteranno ad affrontare le vulnerabilità, ma stimoleranno anche la crescita dei Paesi in via di sviluppo, consentendo loro di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il tempo scorre e il prossimo decennio determinerà se il mondo finanziario sarà in grado di affrontare la sua sfida più grande o se la lascerà sfuggire.

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