COP29: L’insufficiente finanza climatica e i bisogni dei Paesi del Sud globale

Di Maddalena Volcan
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La Giornata della finanza climatica alla COP29 ha evidenziato le difficoltà dei Paesi in via di sviluppo nell'accedere ai fondi necessari per affrontare la crisi climatica. I rappresentanti hanno sottolineato l'importanza di soluzioni sostenibili e adattate ai contesti locali, evitando nuovi debiti.

La Giornata della finanza climatica alla COP29 ha evidenziato le difficoltà dei Paesi in via di sviluppo nell’accedere ai fondi necessari per affrontare la crisi climatica. I rappresentanti hanno sottolineato l’importanza di soluzioni sostenibili e adattate ai contesti locali, evitando nuovi debiti.

Di Maddalena Volcan

Venerdì 15 novembre, si è tenuta a Baku la giornata della COP29 dedicata alla finanza, e in particolare sui bisogni finanziari dei dei Paesi in via di sviluppo. 

Il panel ha affrontato la questione cruciale dei finanziamenti per la lotta ai cambiamenti climatici, esplorando la situazione dei Paesi più vulnerabili e le soluzioni necessarie per agire sulla crisi climatica. Con un dialogo tra Paesi di diverse aree geografiche, tra i quali Tonga, Maldive, Uganda, San Kitts e Nevis e Colombia, sono state discusse le criticità della finanza climatica nel Sud del mondo e la necessità di coinvolgere gli attori rilevanti, dalle istituzioni finanziarie internazionali alle imprese private, per passare ad un’economia a basse emissioni e per costruire un futuro più sostenibile.

L’intervento della Presidente della COP16 sulla biodiversità

La Ministra dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile della Colombia e Presidente della COP16 sulla biodiversità a Cali, Susana Muhamed, ha enfatizzato la necessità che ci sia una transizione dell’intera economia, non sia solo climatica ed energetica. “Abbiamo bisogno di economie resilienti al clima che valorizzano la biodiversità, gli ecosistemi e le comunità, – sottolinea Susana Muhamed – Se non lo facciamo adesso, tra 15 anni le economie saranno al collasso.”

Fondamentale per costruire economie resistenti al collasso climatico è l’accesso e la mobilitazione dei finanziamenti per il clima: ad oggi manca il sostegno multilaterale per la portata della sfida. 

“Rimane purtroppo stabile il dato per cui di tutta la finanza per il clima mobilitata a livello internazionale ogni anno, solo lo 0,2% viene destinato a investimenti e progetti per i Piccoli Stati Insulari (SIDS), i più fragili al mondo, che da stime ONU dovrebbero ricevere invece almeno cinque volte tanto” afferma la Ministra colombiana. Per creare un’economia sostenibile per il nostro Pianeta c’è bisogno di flussi finanziari stabili, di fondi sufficienti per le perdite, i danni e le vittime dei disastri climatici.

La finanza nei Paesi vulnerabili nel mondo

Tonga, stato insulare della Polinesia, ha un’economia basata sull’agricoltura, la pesca e il turismo e, come spiega il Ministro della Finanza Tiofilusi Tueti, è in prima linea nel cambiamento climatico. Il Paese sta sviluppando politiche di bilancio che affrontano le vulnerabilità, la resilienza climatica e lo sviluppo economico della nazione. In questo contesto, i finanziamenti per il clima sono un’ancora di salvezza per la gente, per il sostentamento e la prosperità delle comunità delle piccole isole. Secondo il Ministro Tueti, bisogna lavorare collettivamente per costruire percorsi di accesso diretto e semplificato ai finanziamenti per il clima e soluzioni finanziarie su misura delle realtà locali. 

Anche nell’arcipelago dell’Oceano Indiano, Ali Shareef, Inviato speciale per il Clima delle Maldive, sta guidando gli sforzi del Paese per promuovere la cooperazione regionale nella lotta ai cambiamenti climatici. Nonostante l’urgenza della situazione, l’accesso a fondi internazionali per sostenere queste iniziative risulta complesso. Per superare questa sfida, è fondamentale avere accesso a modelli di finanziamento innovativi che combinano investimenti del settore privato con aiuti internazionali. 

Come si integrano le sovvenzioni internazionali con il settore privato? Con la Banca Mondiale, le Maldive stanno valutando la possibilità di offrire garanzie per mitigare i rischi percepiti dal privato, rendendo così gli investimenti più attraenti anche per questo settore.

Anche per l’Uganda è complicato accedere ai fondi necessari per far fronte alla crisi climatica. Come afferma la Ministra dell’Ambiente ugandese, Beatrice Atim Odwong, tra il 2018 e il 2023, l’Uganda ha ricevuto fondi per il clima che corrispondono solo all’11% del fabbisogno climatico stimato. La finanza è una priorità per ridurre il rischio di catastrofi climatiche, per costruire infrastrutture resilienti e per fare in modo che la politica prioritizzi i progetti di adattamento e mitigazione. Beatrice Odwong sottolinea il bisogno di colmare il divario finanziario e che i Paesi delle Nazioni Unite si impegnino maggiormente per migliorare la cooperazione finanziaria multilaterale.

Il Sud globale e il debito finanziario

“I finanziamenti per il clima non possono essere sotto forma di debiti: altrimenti alcuni paesi si troveranno in un ciclo perpetuo tra debito e risposta, debito e risposta.” Così esordisce Joyelle Clarke, Ministra dello Sviluppo Sostenibile, dell’Ambiente, e per l’Emancipazione delle Comunità delle isole Saint Kitts e Nevis, situate in America centrale. I Paesi più vulnerabili hanno bisogno di una risposta climatica immediata che garantisca protezione sociale e che non impoverisca l’economia del Paese. C’è bisogno di un sistema finanziario che metta in pausa il debito, poiché le nazioni possano continuare a crescere e svilupparsi anche durante l’emergenza climatica: in particolare in regioni come quella dei Caraibi, spesso sottoposte ad uragani ed emergenze ambientali.

La COP29 e la finanza climatica: un appello urgente

Il dialogo sulla finanza climatica alla COP29 ha messo in luce la profonda disuguaglianza nell’accesso ai fondi necessari per affrontare la crisi climatica. Paesi in via di sviluppo, in particolare piccole isole e nazioni meno sviluppate, si trovano a fronteggiare disastri climatici sempre più frequenti e intensi, pur avendo contribuito in minima parte al riscaldamento globale. Questo è un tema fondamentale per questa COP29, che sarà teatro delle negoziazioni sul Nuovo Obiettivo Quantificato Collettivo (NCQG), il nuovo obiettivo volta a superare il precedente tetto minimo di 100 miliardi di dollari di finanziamenti annuali per adattamento e mitigazione, stabilito in passato. La finanza climatica è un tema fondamentale per i Paesi che non hanno risorse per rimediare alle emergenze ambientali e per costruire infrastrutture durevoli e solide per la lotta al cambiamento climatico. Il tema della finanza climatica è quindi una partita aperta con da una parte i Paesi sviluppati, che hanno maggiori risorse economiche e responsabili storici del riscaldamento globale e della crisi climatica, e dall’altra i Paesi in via di sviluppo, che pagano lo scotto di una situazione che non hanno provocato, senza neanche avere le risorse necessarie per farne fronte.

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