COP29: a Baku al via i negoziati 

Di Federico Voltolini
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La COP29, la 29ª Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, apre le sue porte in un momento critico e così i suoi negoziati, incentrati soprattutto, per quest’anno, sulla finanza climatica.

La COP29, la 29ª Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, apre le sue porte in un momento critico e così i suoi negoziati, incentrati soprattutto, per quest’anno, sulla finanza climatica.

di Federico Voltolini

Siamo ormai entrati nel decennio decisivo per agire e prevenire gli effetti più catastrofici del riscaldamento globale. Secondo gli scienziati dell’Organizzazione Mondiale di Meteorologia, la temperatura media globale nel periodo gennaio-settembre 2024 è stata di 1,54 °C (± 0,13 °C) al di sopra della media preindustriale. Abbiamo quindi già oltrepassato il limite stabilito dall’Accordo di Parigi. Quindi la COP29 inizia in un momento delicatissimo per il nostro Pianeta.

Quest’anno, inoltre, i negoziati si concentrano sulla “Finanza climatica” ovvero ciò che riguarda, tra le altre cose, i fondi che i paesi più ricchi, noti come “Contributori”, dovrebbero impegnarsi a fornire per aiutare le nazioni meno sviluppate ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico e a sostenere una transizione ecologica.

L’apertura

Lunedì 11 novembre, in mattinata, si è ufficialmente aperta la COP29 con il discorso del presidente della precedente COP di Dubai, Sultan Ahmed Al Jaber. Nel suo intervento, Al Jaber ha sottolineato l’importanza del momento storico che il mondo sta attraversando, caratterizzato da complessità e conflitti, ma anche dalla necessità di scegliere l’unità e la collaborazione.

Al Jaber ha esortato tutti i partecipanti a lasciare che sia la positività a prevalere e a guidare il processo negoziale. “Lasciamo che siano le azioni a parlare più forte delle parole, e che i risultati durino più della retorica” ha dichiarato, sottolineando che i veri cambiamenti non si misurano dalle parole ma dai fatti: “Ricordiamoci che siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo”: con queste parole, Al Jaber ha lasciato il testimone al presidente della COP29, Mukhtar Babayev. 

La cerimonia di apertura della COP29 si è poi conclusa con il discorso di Simon Stiell, Segretario Esecutivo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Rivolgendosi ai delegati, Stiell ha lanciato un appello alla collaborazione e all’unità in un momento critico per il pianeta. “È il momento di dimostrare che la cooperazione globale non è finita,” ha dichiarato in chiusura.

La presidenza azera

Nel suo discorso d’apertura, Mukhtar Babayev ha esordito con un appello alla trasparenza sulle prospettive attuali: “Dobbiamo essere totalmente sinceri” ha affermato, ricordando che le attuali politiche climatiche stanno portando il pianeta verso un riscaldamento di 3°C entro fine secolo. Una simile crescita della temperatura rappresenterebbe un disastro per miliardi di persone, minacciando la sopravvivenza di intere comunità. “Siamo sulla strada della rovina” ha avvertito, aggiungendo che non si tratta di problemi futuri: Il cambiamento climatico è già qui”. Gli eventi climatici estremi che molte comunità stanno vivendo dimostrano che molte persone “stanno morendo nell’ombra” ha detto Babayev “e hanno bisogno di molto più che compassione e burocrazia” ma di azioni concrete.  

Babayev ha inoltre delineato le aspettative della COP29, fondate su due pilastri essenziali. Da un lato, la necessità di presentare piani climatici chiari e ambiziosi; dall’altro, l’importanza di mobilitare risorse finanziarie sostanziali per poter realizzare tali obiettivi. Ha sottolineato che uno degli obiettivi principali della COP29 sarà concordare un nuovo impegno collettivo per il finanziamento climatico – “Un obiettivo giusto e ambizioso” che tenga conto delle necessità dei paesi in via di sviluppo.

Nel chiudere il suo discorso, Babayev ha posto l’accento anche sull’importanza dell’adattamento climatico, oltre che sulla mitigazione. Ha spiegato che il cambiamento climatico colpisce in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili e che per affrontare queste sfide occorre un impegno comune per implementare misure di adattamento. La COP29, dunque, non si limiterà a promuovere la riduzione delle emissioni ma lavorerà anche per rendere le comunità più resilienti agli impatti climatici già in atto.

I lavori della prima giornata

A seguito della conferenza di apertura, i delegati si sono riuniti per definire l’agenda dettagliata dei negoziati. Nel frattempo, si sono tenute diverse conferenze stampa organizzate da vari attori presenti alla COP. Tra queste, l’Organizzazione Mondiale di Meteorologia ha presentato il suo rapporto sullo stato del clima 2024, fornendo un’analisi aggiornata delle tendenze climatiche globali. Greenpeace ha invece discusso le sue aspettative alla luce delle elezioni statunitensi, esprimendo preoccupazioni per il futuro delle politiche climatiche negli Stati Uniti. Anche le comunità indigene americane hanno offerto una prospettiva importante su ciò che ci si attende dai risultati della COP, in particolare per quanto riguarda l’inclusività e la giustizia climatica. 

Articolo originale pubblicato sull’edizione del 12 novembre del nostro media partner Il T Quotidiano nella sezione Terra Madre, dove ogni giorno potrete trovare i nostri contributi di racconto da Baku.

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