COP29: al via la Conferenza ONU sul Clima

Di Ilaria Mezzacasa, Roberto Barbiero, Paulo Lima
Condividi:
Quali saranno i temi centrali di questa COP? Perché è stata scelta Baku? Quali sono gli obiettivi da raggiungere e i risultati che ci si aspetta da questi negoziati? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande e delineare un quadro generale della Conferenza delle Parti appena iniziata.

Quali saranno i temi centrali di questa COP? Perché è stata scelta Baku? Quali sono gli obiettivi da raggiungere e i risultati che ci si aspetta da questi negoziati? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande e delineare un quadro generale della Conferenza delle Parti appena iniziata.

Di Ilaria Mezzacasa, Roberto Barbiero e Paulo Lima

Prende il via uno degli appuntamenti internazionali più rilevanti per la lotta alla crisi climatica: la COP29, la Conferenza ONU sul clima, che dall’11 al 22 novembre si svolgerà a Baku, in Azerbaijan. Vedrà la partecipazione di circa cinquantamila persone provenienti da tutto il mondo, contrassegnandola così come uno dei più grandi raduni per l’azione per il clima a livello globale. I partecipanti fanno parte di diverse categorie tra cui negoziatori, media, rappresentanti di ONG e del settore privato.

I negoziatori si incontrano infatti sotto il monito degli scienziati ripreso a gran voce dalla società civile: il clima sta cambiando in maniera più rapida e intensa del previsto (ne abbiamo parlato in questo articolo). Allo stesso tempo, le azioni intraprese a livello globale per tagliare drasticamente le emissioni di gas serra, frenare il riscaldamento del Pianeta e contrastare la crisi climatica sono ancora del tutto insufficienti.

Inoltre, il vertice prevede un ampio programma di eventi secondari, comprese iniziative della società civile, delle Nazioni Unite e di altri enti internazionali. Ciò rende la COP29 non solo un forum per negoziati formali, ma anche uno spazio dinamico per un dialogo e un’azione più ampi sul clima, sottolineando la complessità e la portata globale delle discussioni sulla crisi climatica.

Qual è lo stato del clima attuale?

La temperatura della terra nell’ultima decade ha stabilmente raggiunto la soglia di 1,2° di aumento rispetto all’era pre-industriale (1850-1900). Tuttavia, dopo il record del 2023 (anno che ha rilevato un +1,48°C) la brutta notizia è che il 2024 si avvia a essere l’anno più caldo mai registrato, con temperature medie annuali che probabilmente raggiungeranno un aumento superiore a 1,55°C rispetto ai livelli pre-industriali. Con una velocità imprevista abbiamo già raggiunto quindi la prima soglia da evitare secondo l’Accordo sul Clima di Parigi.

I segni principali del cambiamento climatico

Numerosi sono i segnali a livello globale che accompagnano questa accelerazione del riscaldamento: la fusione dei ghiacciai continentali della Groenlandia e dell’Antartide, del ghiaccio Artico marino, dei ghiacciai montani. Senza dimenticare che il livello degli oceani è in continua crescita e i mari si scaldano, con il Mediterraneo che ha raggiunto valori record. 

Eventi meteo estremi stanno aumentando in intensità e frequenza. Piogge eccezionali hanno causato alluvioni disastrose come a fine ottobre a Valencia (Spagna) con oltre 220 morti, ancora molti dispersi e danni materiali ingenti. L’Emilia Romagna è stata colpita da ben tre eventi alluvionali in circa diciotto mesi con ingentissimi danni alle attività produttive. Siccità estreme sono state invece osservate in Amazzonia così come nel sud Italia, specie in Sicilia e ondate di calore eccezionali continuano a colpire aree densamente popolate dell’India e del Bangladesh con numerosi morti. E non da ultimo, nel 2024 l’Europa ha registrato l’estate più calda mai osservata con oltre due mesi di forte stress da calore che hanno interessato i Paesi sud orientali.

Impegni insufficienti e rischi crescenti per il futuro globale

Di fronte a questa emergenza crescente, gli impegni volontari di mitigazione per la riduzione delle emissioni di gas serra fino ad ora assunti dai Paesi e alla base dell’Accordo di Parigi, si sono rivelati del tutto insufficienti. Con le politiche attuali, il tasso di riscaldamento potrebbe raddoppiare entro fine secolo e, nell’ipotesi più ottimistica che tali impegni fossero realmente mantenuti, si stima un aumento della temperatura di 2°C.

Un risultato comunque troppo elevato per limitare i danni a ecosistemi e impatti sulle attività economiche che stanno già causando grandi crisi di carattere sociale e migrazioni forzate. Non a caso, il gruppo dei paesi ad alto rischio per gli effetti del cambiamento climatico, chiamato “Vulnerable 20” (V20), ora conta settanta stati e non più gli originali venti.

Cartina dei Paesi vulnerabili, fonte GIS

I temi chiave durante i negoziati alla COP29

Ecco perchè dalla COP29 ci si aspetta un cambio di passo in tema di mitigazione. Dopo che le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo sul Mitigation Work Programme nell’ultimo round di negoziati intermedi di Bonn a giugno 2024, diversi gruppi e parti hanno sottolineato che non ci sarà un buon esito nemmeno alla COP29. Questo comporterebbe l’assenza di progressi sostanziali sulla mitigazione in particolare per quanto riguarda la transizione dai combustibili fossili. Quanto verrà deciso a Baku sarà fondamentale per definire i nuovi impegni volontari determinati a livello nazionale previsti nell’ambito dell’accordo di Parigi, la cui scadenza è prevista per febbraio 2025.

Qual è il tema centrale della Conferenza di quest’anno? Certamente la finanza climatica, una questione centrale ma ancora irrisolta. Infatti, i negoziati intermedi estivi si sono arenati proprio su questo argomento, e adesso è sempre più urgente trovare un accordo per consentire un’accelerazione delle azioni necessarie sulla base di finanziamenti certi.

Finanza climatica

Il risultato chiave atteso dai negoziati di Baku è la definizione di un “Nuovo obiettivo collettivo quantificato” sui finanziamenti per il clima (spesso chiamato con l’acronimo “NCQG”), che sostituirà l’attuale obiettivo di 100 miliardi di dollari all’anno. Si tratterà di definire una cifra decisamente più impegnativa, tenendo conto delle esigenze e delle priorità dei paesi in via di sviluppo.

Tra gli scopi prefissati vi è la previsione di includere finanziamenti sia per gli interventi dedicati alla riduzione delle emissioni di gas serra, sia per le politiche di adattamento finalizzate a limitare gli impatti del cambiamento climatico, nonché la previsione di meccanismi di “perdita e danno” da attuare per i paesi che si trovano ad affrontare gli effetti gravi e irreversibili di questa crisi. 

Ci sono poi molti altri temi in discussione, quali: chi contribuirà ai finanziamenti, quale sarà il ruolo dei privati, quali modalità di erogazione verranno adottate, se utilizzare lo strumento del prestito o della donazione, chi gestirà i fondi e quali saranno le modalità di controllo da attuare per verificare l’utilizzo corretto dei fondi.  Senza dubbio, queste sono tutte tematiche che vedono posizioni contrapposte tra i paesi occidentali, potenziali maggiori donatori, e quelli più poveri.

Perchè proprio l’Azerbaijan come sede per questa Conferenza

Sullo sfondo non mancano i molti segnali che sembrano minare in partenza la possibilità di successo nei negoziati di questa COP. 

Non può sfuggire il fatto che per il terzo anno consecutivo, la Conferenza ONU sul Clima si tiene in un paese la cui economia è basata sull’estrazione di combustibili fossili. La scelta di Baku, seguita a quella dell’Egitto e degli Emirati Arabi, ha sollevato preoccupazioni e perplessità: l’Azerbaigian è infatti un grande attore nel mercato petrolifero e del gas naturale, e questa trilogia di paesi con economie fortemente legate ai combustibili fossili rischia di suscitare dubbi sul reale impegno verso una riduzione della dipendenza globale da queste risorse.

Inoltre, l’Azerbaigian è stato spesso oggetto di critiche da parte di organizzazioni internazionali, come Human Rights Watch e Amnesty International, per le repressioni sistematiche e le restrizioni alla libertà di espressione e di associazione nel paese. Il timore è che un evento come la COP29 possa essere usato per mascherare un quadro interno preoccupante in termini di libertà civili, spingendo la comunità internazionale a fare pressione affinché vengano rispettati gli impegni presi per la tutela dei diritti umani.

Cosa possiamo aspettarci in futuro?

Sull’esito della COP e sui passi attesi nei prossimi anni pesano inevitabilmente la tragedia dei conflitti in corso in Ucraina e in Palestina e le conseguenze dell’elezione di Trump, che potrebbe nuovamente portare alla fuoriuscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi creando un terremoto nella geopolitica internazionale, specie nei rapporti con la Cina. 

In questo scenario, l’Europa, e con essa l’Italia, potrà giocare un ruolo di estrema importanza se sarà capace di assumersi la responsabilità di ricoprire la veste di leader  nell’azione per il clima. Inoltre, rimarrà ancora fondamentale la funzione e la presenza della società civile internazionale alla COP, volta a fare pressione sulle scelte dei governi.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

plugins premium WordPress