Il tempo stringe e l’azione umana contro la crisi climatica resta inadeguata. Questo è il bilancio del nuovo rapporto Emissions Gap, pubblicato il 24 ottobre scorso dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Il documento sottolinea che il divario tra le riduzioni delle emissioni di carbonio promesse dai paesi e quelle necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C in questo secolo continua ad aumentare.
Il Pianeta a rischio “terapia intensiva”
Nella prefazione al rapporto sulle emissioni, Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, ha affermato che, senza un “massiccio aumento dell’ambizione nei nuovi impegni, 1,5 °C sarà irrimediabilmente perso entro pochi anni e 2 °C entreranno in terapia intensiva.”
Molti scienziati sostengono che l’obiettivo di 1,5 °C — considerato un parametro di riferimento per limitare le conseguenze più gravi del riscaldamento — sia ormai sfumato. Tuttavia, la capacità di limitare il riscaldamento anche oltre questa soglia resta cruciale, poiché si prevede che le catastrofi diventeranno più gravi con ogni aumento frazionale delle temperature.
Secondo il Servizio per i Cambiamenti Climatici Copernicus dell’Unione Europea, le temperature globali mensili hanno superato i livelli preindustriali di 1,5 gradi Celsius per 14 mesi consecutivi. Questo caldo ha conseguenze costose e mortali, contribuendo negli ultimi mesi a ondate di calore record in Medio Oriente, uragani che si sono intensificati nelle insolitamente calde acque del Golfo del Messico e gravi inondazioni in Europa e Africa.
Azioni urgenti e necessarie dal G20
Secondo l’UNEP, è ancora tecnicamente possibile limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5°C in questo secolo, l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi. Tuttavia, questo dipenderebbe da una mobilitazione massiccia da parte dei paesi del G20 per ridurre immediatamente le loro emissioni: “devono ridurre le emissioni annuali del 42% entro il 2030 e del 57% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019”, dice il documento.
Considerando gli attuali obiettivi nazionali di mitigazione, il riscaldamento supererebbe comunque il limite massimo di 2°C definito a Parigi, arrivando tra 2,6°C e 2,8°C. Per contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, le emissioni globali dovranno diminuire del 28% entro il 2030 e del 37% entro il 2035. Tuttavia, gli impegni di riduzione per il 2030 sono lontani dall’essere raggiunti dai paesi, il che indica una probabilità significativa di un riscaldamento ancora maggiore, fino a 3,1°C in uno scenario di politiche attuali.

Foto: Raphael Alves/EPA
Emissioni globali record: 57,1 gigatonnellate di CO2 nel 2023
Il rapporto ha inoltre ribadito una constatazione preoccupante: invece di diminuire, le emissioni globali di gas serra continuano ad aumentare di anno in anno dalla pandemia. Nel 2023, le emissioni globali hanno raggiunto le 57,1 gigatonnellate di CO2, un record. Questo mostra che l’umanità continua a rimandare le misure necessarie per contenere le emissioni.
Guterres: “Il tempo è scaduto per chiudere il divario delle emissioni”
Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha dichiarato: “Stiamo giocando col fuoco; ma non possiamo più permetterci di perdere tempo. Il tempo è scaduto. Chiudere il divario delle emissioni significa colmare il divario dell’ambizione, dell’implementazione e delle risorse finanziarie – a partire dalla COP29.” Secondo lui il riscaldamento globale sta amplificando uragani mostruosi, causando inondazioni bibliche, trasformando le foreste in polveriere e le città in saune.
“I governi devono liberarci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili, mostrando come li elimineranno – in modo rapido e equo,” ha aggiunto, sottolineando che tasse sui combustibili fossili potrebbero contribuire a finanziare l’azione climatica.
