Il progetto di WeFairPlay nasce dall’iniziativa della squadra di calcio Gs Excelsior, una squadra sicuramente particolare, in cui tutti i componenti hanno lo status di titolare e il diritto di poter giocare per lo stesso numero di minuti complessivi durante la stagione, a prescindere dalla loro bravura.“La squadra che perde sempre”, com’è stata ribattezzata, ci insegna invece che la sconfitta può essere strumento di crescita e miglioramento.
La lealtà spicca tra i valori fondanti del team, che ha per questo deciso, da qualche anno, di organizzare una serata in cui vengono premiate persone e associazioni che si sono distinte per la loro correttezza e inclusione a livello sportivo.
Le storie
I premi sono stati scelti da una giuria composta da personaggi di spicco del mondo dello sport e del giornalismo: la giocatrice di hockey su prato Claudia Schuler, l’ostacolista Antonella Bellutti, la tuffatrice Tania Cagnotto, l’ex giocatore di hockey su ghiaccio Martin Pavlu, l’ex sciatrice alpina Manuela Mölgg, l’ex sciatore Christian Lanthaler, il politico e dirigente sportivo Damiano Tommasi, i giornalisti Stefano Bizzotto, Alberto Faustini, Andreas Vieider e Manuela Vontavon.
Sei sono i gesti premiati. Sei storie che ci fanno conoscere un lato dello sport nuovo e inclusivo, spesso, invece, dimenticato.
Le iniziative premiate
Il progetto “Ovale oltre le sbarre”. Nato a Torino dall’idea di Walter Rista, il progetto porta il gioco del rugby nelle carceri, come mezzo di recupero fisico, sociale e educativo di detenuti e giovani in contesti di disagio. Riuscire a rispettare e interiorizzare i valori etici dello sport e l’osservanza delle regole diventa un modo per facilitare il reintegro nella società.
La “Coppa delle nazioni“. Organizzato da Ana Maria Izabela Cosac e Claudio Fusco, il torneo ospita nei prati del Talvera a Bolzano, squadre formate da persone migranti, come rappresentanza del loro paese di origine, o miste tra migranti e autoctoni. Il progetto vuole promuovere l’inclusione e l’interscambio culturale.
Il progetto “Bocciamo l’isolamento”. L’iniziativa, promossa dalle cooperative sociali Emmeerre, Oasis e Clab, coinvolge persone con varie forme di disabilità in partite settimanali di bocce. Il progetto vuole combattere l’isolamento sociale e ha trovato nello sport un mezzo efficace per farlo.
I gesti premiati
Nicola Nardo. Un giovane ragazzo che, durante una partita di calcio particolarmente ostica, ha interrotto il gioco per far notare ai genitori, sugli spalti, di star esagerando con il loro tifo troppo aggressivo e antisportivo.
Emilia Rossatti. Un forte spirito di sportività emerge dalla vicenda. Durante i Campionati Italiani di scherma, a soli 17 secondi alla fine del match e in seguito all’infortunio dell’avversaria, la schermitrice ha deciso di non approfittare della situazione e di far scorrere il cronometro a zero, permettendo la vittoria all’avversaria.
La squadra di calcio dilettantistica di Nalles. Non è solo sul campo che sono emersi gesti di solidarietà. In effetti, a seguito dell’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna nel maggio del 2023, la squadra di calcio di Nalles si è recata a Faenza per aiutare Diego Leoni, difensore originario del luogo, a ripulire la sua casa.
Un’ospite speciale
Alessandra Campedelli, attuale CT della nazionale femminile di volley del Pakistan, è intervenuta nel corso della serata, raccontando la sua storia in cui lo sport è stato uno strumento d’inclusione, dapprima a livello personale, e poi in ambito lavorativo.
Dopo aver allenato per sei anni la nazionale volley sorde in Italia, Alessandra si è trasferita in Iran ad allenare la nazionale volley femminile. Le discriminazioni vissute dalle donne, anche in ambito sportivo, in Iran sono molto forti: la squadra femminile, a differenza della maschile, non ha lo staff medico, né l’aria condizionata, pur essendo costretta ad allenarsi tenendo il velo e coprendo interamente braccia e gambe.
Dopo l’uccisione di Masha Amini e i disordini sviluppatisi nel corso 2022, Alessandra ha deciso di di tornare per un breve periodo in Italia, per poi ripartire, questa volta per il Pakistan. Anche lì la situazione è difficile e a povertà è imperante. Si tratta di povertà sia culturale che fisica, tanto che spesso le sportive non riescono a completare gli allenamenti, a causa della scarsità di acqua e cibo. Inoltre, nel paese lo sport non viene valorizzato, tanto da non essere incluso nei programmi scolastici.
In entrambi i casi lo sport è stato usato per diffondere un vero e proprio modello culturale. Per far capire alle donne il loro valore, equivalente a quello degli uomini, per dar loro la possibilità di viaggiare e di entrare in contatto con culture diverse, ed essere consapevoli che esiste un altro modo di intendere la donna e di vivere l’essere donna.
Lo sport come lezione
Da queste storie capiamo che lo sport non si riduce a mera competizione e performance, ma che può essere anche mezzo di inclusione e crescita. La tematica si può approfondire anche con gli articoli La guerra della Francia alle atlete musulmane e Evoluzione paralimpica.
