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17/05/2018, 14:35

ambiente, conferenza europea, giovani



La-delegazione-italiana-partecipa-alla-Conferenza-europea-dei-giovani--“Prendiamoci-Cura-del-Pianeta”


 Una delegazione italiana, composta da sei alunni delle scuole medie e superiori, un’ insegnante, una ricercatrice e due educatori, sarà a Lisbona dal 21 al 25 maggio 2018 alla 3° Conferenza europea “Prendiamoci Cura del Pianeta”.



Adottareun parco abbandonato vicino alla scuola, organizzare una raccolta di cellulariusati e di pile scariche, promuovere campagne di sensibilizzazione per ilrisparmio energetico nella scuola e sul territorio, migliorare la raccoltadifferenziata... Sono solo alcune delle azioni concrete che la delegazioneitaliana, composta da sei alunni delle scuole medie e superiori, un’insegnante, una ricercatrice e due educatori, condividerà a Lisbona dal 21 al25 maggio 2018 alla 3° Conferenza europea "Prendiamoci Cura del Pianeta".

LaConferenza, organizzata ogni tre anni, ospiterà 120 rappresentanti di 10 Paesi europei che hanno intrapreso a livellonazionale il percorso di educazione socio-ambientale e alla cittadinanzaglobale "Prendiamoci Cura del Pianeta".

Durantel’anno scolastico 2017-2018, in Italia hanno partecipato al progetto circa 1500studenti di 17 scuole appartenenti a 7 diverse regioni (TrentinoAlto-Adige, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia). Ilprogramma è stato coordinato dall’Associazione Viração&Jangada incollaborazione con l’Area della Ricerca del CNR di Bologna.

"Sitratta di un percorso di cittadinanza attiva e di analisi degli impatti ambientalinelle scuole che vede i ragazzi in prima linea, sostenuti da insegnanti egenitori", spiega il coordinatore nazionale e giornalista Paulo Lima.

L’educomunicatoreracconta che tra i mesi di febbraio e maggio gli studenti hanno organizzatodelle assemblee nelle loro scuole per condividere quanto imparato durante ilpercorso formativo, redigendo manifesti pubblicitari e discutendo le azioniconcrete da mettere in atto per ridurre il loro impatto e quello delle scuolesull’ambiente locale. Il 16 marzo scorso, inoltre, presso l’Area della Ricercadi Bologna del C.N.R, un’ottantina di studenti e insegnanti rappresentantidelle scuole italiane si sono riuniti con lo scopo di condividere le loroesperienze e redigere la cosiddetta Carta delle Responsabilità, undocumento politico che verrà consegnato ai sindaci dei Comuni coinvolti nelprogetto, nonché agli assessori all’ambiente e ai presidi.

LaCarta raccoglie le responsabilità e le azioni comuni delle scuole medie esuperiori di vari indirizzi: "Con questo documento vogliamo far capire che,nonostante la nostra giovane età, possiamo contribuire, nel nostro piccolo, aprenderci cura dell’ambiente. Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti voi".

Eccoalcune delle azioni di micro politica condivise dai ragazzi per affrontare icambiamenti climatici nelle loro scuole e sui territori locali: 

  • Istituire campagne disensibilizzazione rivolte alla popolazione per incoraggiare la riduzione delconsumo soprattutto di carne rossa e prodotti contenenti olio di palma; 
  • Promuovere, nelle mensescolastiche, la divulgazione dei costi ambientali relativi al consumo massicciodi carne; 
  • Incoraggiare un’agricolturalibera da OGM (Organismi Geneticamente Modificati) prendendo come riferimento l’agricolturabiologica per evitare la diffusione dell’utilizzo di prodotti chimici; 
  • Utilizzare energie rinnovabiliper ridurre le emissioni di gas serra;- Aderire alla giornata "MiIllumino di Meno" promossa da Caterpillar/ Rai Radio2; 
  • Creare campagne disensibilizzazione utilizzando anche i mass media e i social media. 
  • Adottare un parco nelle cittàe prendersene cura per aumentare le zone verdi; 
  • Piantare alberi vicino allescuole e alle abitazioni nonché riciclare e riutilizzare la carta per combatterela deforestazione; 
  • Evitare di accendere fuochinelle aree verdi e aumentare la sorveglianza in queste zone; 
  • Evitare l’utilizzo dipesticidi chimici in agricoltura, favorendo come alternativa le coltivazionibiologiche e l’utilizzo di concimi naturali; 
  • Eliminare le discaricheabusive che inquinano il terreno e le industrie produttrici di pesticidichimici. 
  • Richiedere la bonifica dei terreni inquinati dai rifiuti alleamministrazioni locali.

Ilpercorso "Prendiamoci Cura del Pianeta" è stato lanciato a livellointernazionale nel 2008 su iniziativa del Ministero dell’Educazione brasiliano,che ha organizzato nel giugno 2010 la 1° Conferenza Internazionale dei Giovanisul tema "Responsabilità e Ambiente" a cui hanno partecipato 550 giovani di etàcompresa tra 12 e 15 anni, delegati di 47 paesi diversi. In Italia, l’iniziativaè partita nel 2009 con il coordinamento dell’Associazione Viração&Jangada edell’ associazione francese Monde Pluriel per quanto riguarda la tappa europea.


14/05/2018, 16:12



Uniti-nella-diversità:-esiste-ancora-un-“sogno-europeo”?


 “Attraverso il Corpo Europeo di Solidarietà i giovani europei stanno dando vita alla solidarietà in Europa.” Così il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker espresse il suo orgoglio nei confronti di coloro che ...



"Attraverso il Corpo Europeo diSolidarietà i giovani europei stanno dando vita alla solidarietà inEuropa." Così il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junckerespresse il suo orgoglio nei confronti dei primi baldi giovani a cimentarsi nelruolo di promotori di solidarietà ecooperazione in Europa, valori che nell’Europa di oggi tendono sempre piùad essere messi in discussione.

Ed è proprio da questa crisi di valori che nacque la missione di Interreg Volunteer Youth (IVY) e dellapiù vasta iniziativa di cui è parte, il CorpoEuropeo di Solidarietà (European Solidarity Corps).

A differenza del veterano programma Erasmus (non in molti sapranno che la sua nascita risale al 1987), Interreg Volunteer Youth è un’azionepilota avviata dalla Commissione Europea ed annunciata dal presidente Junckernel suo "discorso sullo Stato dell’Unione" al Parlamento Europeo di Strasburgoil 14 settembre 2016.


   


La neonata iniziativa è rivolta ai giovani europei tra i 18 e i 30 anni interessati ad intraprendere un’esperienza di volontariato pressoprogrammi, o corrispettivi progetti, europei transnazionali o interregionaliper un periodo compreso tra i due e i sei mesi. I progetti ricoprono svariatiambiti, tra i quali quello educativo, il sociale e quello della salvaguardiaambientale.

Ad oggi i giovani volontari partiti per tutta Europa in "missione disolidarietà" sono più di 100, molti dei quali, come me, in veste di "Interregreporters" ovvero con il ruolo di comunicare e divulgare i benefici della cooperazione transnazionale edinterregionale in Europa.

Durante un incontro di interscambio e conoscenza tra tutti i volontari Interreg a Bruxelles mi chiesero qualera a mio parere il motto del mio programma ed io, senza troppe esitazioni,risposi "Uniti nella diversità".Successivamente venni a scoprire che questo fu anche adottato come motto dall’Unione Europea stessa perindicare come i cittadini europei siano riusciti ad operare insieme a favoredella pace e la prosperità, mantenendo al tempo stesso la ricchezza delle diverse culture e tradizioni del continente.

Oggigiorno invece l’Europa ritratta dai media globali è un’Europa cheappare sempre più divisa da ingenti sfide quali l’immigrazione e la minacciadei populismi. In questo quadro non è difficile capire come un’azione locale eframmentaria possa ancor più danneggiarla piuttosto che risollevarla.

I progetti Interreg nasconodall’esigenza di rispondere a tali sfide attraverso soluzioni congiunte rese possibili grazie ad una visione comune,una per la quale i confini tra regionieuropee rappresentano un punto d’incontro piuttosto che di scontro. In casicome questo è proprio vero che l’unione fa la forza, dunque.

In quanto giovane cittadina europeae planetaria posso ritenermi immensamente grata per l’opportunità datamidall’Unione Europea.

Consiglierei l’esperienza ai miei coetanei europei? Sicuramente,soprattutto per osservare in prima persona come realtà locali e regionali collaborano a stretto contatto mantenendo vivi i valori sui quali l’UnioneEuropea è fondata, valori quali la solidarietà e la cooperazione.

Perciò, in base alla mia esperienza, il "sogno europeo" esiste ancora ma sta soprattutto a noi giovanitenerlo in vita promuovendone i valori ed i traguardi raggiunti.

Kelly Kocks




09/05/2018, 14:10

elezioni, politica, divisioni



Terza-Repubblica:-realtà-o-illusione?


 Spesso bastano semplici numeri per semplificare la complessa matassa dell’analisi post-elettorale: le elezioni del 4 marzo hanno decretato chiaramente due vincitori: il Movimento 5 Stelle e la Lega. Ma stiamo davvero iniziando la Terza Repubblica?



Spesso bastano semplicinumeri per semplificare la complessa matassa dell’analisi post-elettorale: leelezioni politiche italiane del 4 marzo hanno decretato chiaramente due vincitori:il Movimento 5 Stelle con Di Maio e la Lega di Salvini.

Il 5 marzo il capopolitico dei pentastellati ha trionfalmente annunciato la morte della SecondaRepubblica e la nascita di una Terza, nel nome di un radicale cambiamentoistituzionale.  Da quel giorno in poidiverse voci rispettabili in ambito politico e giornalisti ha commentato,analizzato e discusso il risultato del voto rapportandolo alla dichiarazione diDi Maio.

Per evitare sterilicommenti fini a se stessi, è ora necessario evidenziare almeno tre indicazioni fondamentaliderivanti dal voto: il crollo dei partiti storici dell’ultimo ventennio,l’evidente divisione territoriale dell’elettorato e la mancanza di unamaggioranza assoluta o quantomeno relativa con la forza sufficiente pergovernare stabilmente il Bel Paese. Queste tre linee di lettura del voto sono fondamentaliai fini di una comprensione dei risultati del 4 marzo. 

Se il primo punto,l’evidente crollo dei partiti storici, è pienamente in linea con l’analisipost-elettorale di Di Maio, gli altri due richiedono un’analisi piùapprofondita. La coalizione di centrodestra, capitanata dalla Lega, ha un dominiopressoché assoluto nel nord Italia e, sorprendentemente, risulta vincitrice inalcune storiche regioni rosse. Similmente si può dire dei grillini che siattestano con percentuali simili (40-45%) nel Sud Italia. 

La storia politicaitaliana dell’ultimo secolo sottolinea la novità di questi risultati: Toscanaed Emilia Romagna, storicamente legate alla sinistra, hanno in molti casi datoun segnale di forte distacco affidando il proprio mandato alle due nuove forzepolitiche anti-establishment. 

Il Sud, prima monarchicoe successivamente governato dal clientelismo democristiano, ha gridato tutta lasua frustrazione affidandosi al Movimento 5 Stelle con percentuali quasibulgare. 

Il Nordindustrializzato, più in linea con i risultati storici, ha spostato la sua preferenzada Forza Italia alla Lega, partiti comunque appartenenti alla stessacoalizione.

Questi indicatori potrebbero trarre in inganno erisultare compatibili con le parole di Di Maio, ma il tema fondamentale non stanel contenuto bensì nella sovrastruttura. Il voto italiano oggi descriveinfatti una situazione clamorosamente primo repubblicana distruggendo così ilsogno bipartisan Blairiano, il cui l’ultimo alfiere è stato Renzi. Osservandomolte elezioni italiane a partire dagli anni ’50 fino a Tangentopoli, si evidenziache, seppur cambiando il tipo di partiti supportati, la divisione territorialein Italia rimane una costante impedendo così la piena conciliazione politicadell’elettorato. Tale mancanza di unità politica in Italia era ed è tutt’oggiun tratto tipico del nostro paese. Infatti, le percentuali stesse, in un sistemanuovamente proporzionale, sono sovrapponibili a quelle della DC per il Centrodestra,e del PCI per i 5 Stelle.

Ed è proprio il nostrosistema elettorale di tipo proporzionale l’eclatante evidenza della forzatanecessità di un ritorno al dialogo fra partiti differenti e distantiideologicamente allo scopo di creare un governo con una parvenza di stabilità.Necessità tipica della Prima Repubblica.

Nel merito invece lestesse proposte dei partiti vincitori sono riconducibili al passato del Paese.Oltre al sempreverde abbattimento delle tasse, tema questa volta cavalcatofruttuosamente da Salvini e non da Berlusconi, chi ha vinto le elezioni,proponendo fantomatici redditi di cittadinanza o abolizioni di leggi pernecessità economica non abolibili, vedi legge Fornero, si ricollega al filorosso della politica italiana della Prima Repubblica. Ha vinto chi ha propostoun aumento della spesa pubblica ed un miglioramento del welfare. Iniziativemascherate da novità, ma in linea con la politica legislativa italiana dellaseconda metà del novecento; aumento delle pensioni, abbattimento dellapressione fiscale e, nel caso del reddito di cittadinanza, un aiuto direttodello Stato alle popolazioni nelle zone più disagiate, una Cassa delMezzogiorno 2.0.

La stagione politicaitaliana non è altro che un "Ritorno al Futuro", con tanto di novello tentativodi "compromesso storico" fra 5 Stelle e Centrodestra. La cartina con irisultati dei collegi elettorali dell’Italia del 5 marzo 2018 non èdistantissima dalla sua antenata del 2 giugno 1946; un Nord profondamentediverso dalla sua controparte meridionale. 

Le divisioni storichedel nostro paese non sono scomparse il 4 marzo, ma si sono semplicementeevolute, come è naturale che sia del resto dopo più di un secolo e mezzodall’unificazione del Paese. L’Italia risulta oggi ingovernabile a causa deglistessi motivi che la rendevano ingovernabile dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ilcrollo dei partiti storici dell’ultimo ventennio sembra figlio, più che di unaventata di cambiamento, di una sostanziale riluttanza intrinseca del paese adun radicale sconvolgimento politico, istituzionale e sociale. Piuttosto checelebrare l’avvento della cosiddetta "Terza Repubblica" bisognerebbe osservarecon ampio sguardo le ceneri della Seconda, che, oscurate da facili demagogismie da sirene di cambiamento, potrebbero in realtà nascondere la fenice della Prima.

Ciro Agostini e LucaKosowski




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