Seguici e sostienici sui nostri social

STAMPAGIOVANILE_MARCHIO_1469637287425
AGENZIA DI STAMPA GIOVANILE
PER ULTERIORI INFORMAZIONI, CONTATTACI:
 
+39 348 1936763
 
INFO@STAMPAGIOVANILE.IT
 
L'Agenzia di stampa giovanile è un'iniziativa di partecipazione giovanile attraverso l'uso creativo dei nuovi e tradizionali strumenti di comunicazione e informazione. È promossa dall'Associazione Viração&Jangada in collaborazione con: Associazione In Medias Res, Assessorato alla Cooperazione allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento, Osservatorio Trentino sul Clima, Consorzio dei Comuni della Provincia di Trento BIM dell’Adige.
INFO COOKIE POLICY  |  INFO@STAMPAGIOVANILE.IT
STAMPAGIOVANILE.IT @ ALL RIGHT RESERVED 2016  | POWERED BY flazio.com EXPERIENCE 
Migrazioni
Le notizie più lette
Ricerca la News
11/07/2018, 19:26

migrazioni



Migrazioni:-l’utile,-l’etico,-il-politico.-E-se-accoglierli-ci-convenisse?-


 Di fronte al fenomeno migratorio l’Italia pare dilaniata da un conflitto insolubile fra una scelta “utile” e una “etica”. Tuttavia, questa contrapposizione è fuorviante.



Di fronte al fenomeno migratoriol’Italia pare dilaniata da un conflitto insolubile fra una scelta "utile" -limitare gli arrivi e redistribuire il "peso" dell’accoglienza - e una "etica",ovvero far prevalere comunque il soccorso di chi è in condizioni di estremo disagio.Tuttavia, questa contrapposizione è fuorviante: se si inquadrano le migrazionientro un più vasto esame di tutti i pro e contro, valutati in termini fattualie scientifici, si scopre che la scelta più etica è anche quella che megliosoddisfa i nostri interessi nazionali, europei e globali, per l’Italia e pertutti. Una falsa contrapposizione fra utilità ed etica è onnipresente e siinsinua più facilmente quando si affrontano i fenomeni con uno sguardocontingente, focalizzato su una successione di emergenze da affrontare. Ma ingenerale essa rappresenta un primo e istintivo prisma di valutazione, e spessonoi italiani ci sentiamo poco capaci di gestire la scelta fra utile ed etico:alla fine, pensiamo di essere diversi da altri che sono più inclini adapplicare una ragionata, sistematica e cinica logica di interesse e ci lasciamoprendere la mano dal nostro innato senso d’umanità, per poi però sentirci "menofurbi". Ma quando lo facciamo, come è a lungo successo con i barconi deimigranti, ci perdiamo davvero?

Guardando al sistema terra che ciaccoglie, nella sua interezza, è facile scorgere che la regola etica non cichiede di calpestare il nostro interesse: ci indirizza invece a realizzarlo almeglio guardando oltre l’immediato. E’ spesso una regola di buon sensopragmatico, quella che ci salvaguarda dalla catena di conseguenze che siinnescano a cascata nel sistema e fatalmente si ritorcono prima o poi controchi persegue il proprio interesse creando squilibri, ingiustizia o conflittoattorno a sé: alla fine si paga tutto, e con gli interessi. Un approccioscientifico insegna invece che è più remunerativa - anche solo sul piano degliinteressi materiali - la soluzione giusta che tutela la dignità di tutti: essatende a evitarci reazioni e crea un meccanismo che oggi si definirebbe"sostenibile", che genera equilibrio nella durata e si autoalimenta perchétutti si adoperano per ottenerne i vantaggi. Questo tipo di approccio è diattualità e sta mutando, anzitutto, la condotta delle imprese: sotto iriflettori poiché rappresenta la ricetta per affrontare l’attualissima sfidadella  sostenibilità. Ma non è unascoperta nuova, e aveva un nome che stiamo purtroppo dimenticando: struttura dipace, intuita già nel 1963 nell’Enciclica Pacem in Terris.

Nel caso delle migrazionil’equivalenza fra utile ed etico - la soluzione che opera come struttura dipace - non è stata davvero esplorata, perché è chiara la soluzione più etica -ce la detta l’istinto - ma un esame sistemico di ciò che è utile al paese,sebbene esista, non è emerso nel dibattito politico. Occorre comprendere megliochi e perché si muove, a partire da una distinzione, quella fra migrazioni emovimenti forzati di popolazioni. Le prime sono caratterizzate dal fatto chechi le intraprende lo fa con un sia pur minimo nucleo di libera scelta di cercare una situazione migliore: lipossiamo chiamare i "liberi migranti". Quando invece si è semplicementecostretti ad abbandonare la propria casa perché ne va della vita o di altrivalori assolutamente fondamentali, non si è migrante ma in disperata fuga e ciòfa una differenza enorme, perché con le migrazioni il problema non èquantitativo ma qualitativo. I liberi migranti, infatti, portano soluzioni esono i migranti forzati a creare per sé e per gli altri una serie di problemi.Questa distinzione non va confusa con quella fra migrante e rifugiato, perchési è deciso che il rifugiato non è definito dal fatto di versare in estremodisagio, bensì dal tipo di difficoltà che lo causa: se rischi di morire perragioni politiche, sei un rifugiato; se invece è sparita tutta l’acqua intornoal tuo villaggio rimani un migrante economico. 

Chi migra? L’impressione generaleè che quanto più si è poveri tanto più si è propensi a lasciarsi tutto allespalle, ma questa non è la realtà, in condizioni normali. Al di sotto di unacerta soglia di reddito, le risorse disponibili sono così risicate che non sipuò neanche concepire il progetto di andare altrove a cercare un futuromigliore: mancano persino i 50 centesimi per il primo autobus e si èimprigionati in quella che tecnicamente si chiama la "trappola della povertà".Man mano che il reddito aumenta, diviene sempre più concepibile il progetto dimigrare volontariamente e, oltre livelli di reddito e sicurezza molto elevati,non ci si muove più, si sta bene a casa propria o caso mai si affrontano deitrasferimenti di studio e professionali che sono tutt’altra cosa.




Questo ci fa capire che unasemplice scelta di aiutare i più poveri "a casa propria" non fa diminuire ivolumi, bensì spinge sempre più persone nel gruppo di quelli che possonoliberamente scegliere di cercare altrove una vita migliore e che quindi l’aiutofa aumentare e non diminuire il volume dei flussi migratori. Si potrebbe alloraconsiderare che esiste un conflitto fra etica e interesse ben prima della fasedell’accoglienza del migrante: per tutelare i miei interessi sarebbe meglio lasciarequante più persone possibile nella trappola della povertà. Ma non funziona così:vediamo infatti cosa fa un vero migrante, cioè un individuo che ha in qualchemisura liberamente scelto di partire, che è molto diverso da ciò che tende afare chi si muove per immediata costrizione.

Il libero migrante, che parteanelando ad integrarsi, porta in Italia un iniziale attrito socio-economico diadattamento, ma considerevolmente minore rispetto ai benefici: porta riequilibriodella piramide demografica a tutto vantaggio delle nostre pensioni, aumenta labase fiscale imponibile, introduce dinamismo culturale e soprattutto - stranoma vero - fa diminuire le tasse. Inoltre, non è generalmente lui ilprotagonista o la vittima di competizioni con i più poveri fra gli italiani o discontri e intemperanze: queste difficoltà orbitano attorno ai migranti forzati,perché giungono in condizione di estrema vulnerabilità e talora di comprensibiletrauma e rancore. Ma torniamo alle tasse: l’Africa è in ebollizione, fustigatada estrema iniquità, società precarie, e dai cambiamenti climatici; in assenzadi sostegno è prevedibile che il continente nero sperimenti un collasso acatena e, in questa ipotesi, gli esodi saranno vastissimi e saranno associatiall’esportazione di instabilità e illegalità anche verso l’Europa, con costiincalcolabili. Quindi è necessario intervenire in aiuto, la cooperazione allosviluppo non è un lusso moraleggiante, è una necessità anche nel nostrointeresse e si dovrà realizzare con le nostre tasse: è inevitabile. Tuttavia,il libero migrante fa cooperazione allo sviluppo più efficiente di quellapubblica e con i proventi del proprio lavoro - invece che con le nostre tasse -perché le rimesse degli emigrati giungono euro per euro lì dove servono nellepatrie d’origine e senza perdite amministrative e gestionali; i fondi di aiutopubblico, invece - anche nei sistemi più trasparenti ed efficienti - provengonodalle tasse e non giungono tutti a destinazione perché c’è un ineludibile costodi amministrazione nel loro trasferimento e utilizzo. Se concordiamo che ènostro interesse impedire che l’Africa esploda, finisce che il migrante fa illavoro al posto nostro, in modo più efficace, e a proprie spese: e noi inItalia - ricostruita per due volte con i vaglia postali dei nostri migranti -dovremmo saperlo bene.

Ma quei soldi - si obbietterà - imigranti li usano per far venire sempre più parenti in Italia. In parte è vero,elevano vari familiari al di sopra della trappola della povertà e si tratta digestire ragionevolmente i volumi degli arrivi in misura e ritmo tali chel’integrazione porti vantaggi condivisi, senza shock da adattamento: ma nontutti e, a un certo punto, la propensione a migrare cala. Alcuni rimangono acasa e rilanciano l’agricoltura, i mestieri, i mercati; e fra loro e ifamiliari emigrati c’è una circolazione di esperienze che realizzaun’integrazione economica e che ci apre mercati, mentre rende l’Africa piùstabile e quindi sbocco più agevole per la nostra espansione economica.Scopriamo quindi che i liberi migranti fanno anche aumentare il nostro PILstabilizzando il più naturale mercato di espansione per un’economiastrutturalmente estroversa come quella italiana, che senza espansione estera vain stallo.

Tutto questo sta già accadendo;ma è regolato dalla legge, in controluce, come se il migrante fosse sempre unproblema - magari da tollerare - e mai una risorsa. Ne conseguono strettoie irrazionaliagli arrivi e scollegate all’interesse economico italiano, difficoltà dimovimento dei liberi migranti che aumentano la porzione degli imprigionatinella trappola della povertà: non ci sono le rimesse. E un percorso dimigrazione regolamentato e calibrato sul profilo del potenziale e problematico clandestinocostringe quasi tutti - anche quelli che potrebbero migrare in maniera ordinato- entro le maglie dell’illegalità. Bene! Si potrebbe cinicamente concludere: menogente che può muoversi, se lo fa i rischi sono tanti, quindi meno flussi. Ma,in questo caso, avremo un continente destabilizzato alle porte invece di unmercato di espansione con obbiettive ingenti perdite per noi. E comunque, imigranti forzati arrivano lo stesso proprio perché non hanno alternativa,predominano ed è sul loro caso che si struttura tutta la dinamica, il mercato,gli interessi legati alle migrazioni: in pratica, tutti migranti compresiquelli liberi e che sarebbero una risorsa, vengono incanalati  nel percorso dell’illegalità. Il volume deiflussi forse così è minore ma con una qualità degli arrivi estremamentepericolosa. La pressione sociale, politica, economica e ambientale è tale inAfrica che sempre più persone sono costrette a muoversi anche se si situano nellafascia della trappola. E questi, estremamente vulnerabili, sono preda e poimeccanismi di propagazione dell’illegalità, dei trafficanti, dei fanatismi, deiterroristi; spesso sono loro che affondano sui barconi e che, se sopravvivono,competono con i nostri più poveri e non si integrano nell’economia comune,raggiungono la criminalità e "insultano il controllore del treno".

Che fare allora? Strutturalmente,occorre incentivare con volumi soppesati le libere migrazioni, perché nel medioperiodo saranno loro a eliminare i barconi: ne erodono il mercato, soluzionesempre più efficace di qualsiasi repressione o controllo. Si crea così unastruttura di pace da cui tutti guadagnano: forse questo si chiama farepolitica.

Facile a dirsi! Ora però dobbiamoaffrontare l’emergenza e nell’urgenza la coincidenza fra etica e interesse nonemerge così chiaramente. O forse sì. Anzitutto è utile a tutti - non all’Italiacontro gli altri - ottenere la solidarietà dell’Europa nell’accoglienza: se adesempio l’Austria va per la strada annunciata sarà la prima a compromettere ipropri interessi economici, poiché il Brennero chiuso sarà un problema per noi,ma una tragedia per loro. Inoltre - come dimostra la Germania che ha adottatopolitiche di vasta accoglienza dei migranti volontari e non ne ha certosofferto economicamente - il problema forse non risiede nella quantità degliarrivi ma nella modalità di accoglienza. Rispetto alle quantità di migrantiaccolti da paesi come l’Egitto o il Libano, la forte Europa non può considerarsiassediata, e questi numeri distribuiti equamente sono di persone che possono essere accolte in maniera da farlepassare, sul piano della qualità della loro presenza sul territorio, dallacategoria dei forzati a quella dei volontari. Se tutto quanto si è detto èvero, si tratta di un investimento che si ripaga ampiamente e, di nuovo, sicostruisce una struttura di pace sostenibile a beneficio di tutti.

Questo è un momento cruciale: sesi concretizzano gli scenari più problematici, il solo cambiamento climaticocomporta un potenziale migratorio di circa 1,5 miliardi di persone, ma è orache stiamo affrontando le avvisaglie, sperimentando le soluzioni ed è adessoche si formeranno gli strumenti per gestire situazioni future di portata moltopiù vasta. Se oggi non riconosciamo che la risposta più umana è anche la piùconveniente, si aprono in pochi anni scenari disastrosi. 

L’Italia è in prima linea, moltodi quello che abbiamo scelto di fare e faremo noi detterà lo standard globaledi gestione delle migrazioni: speriamo di convincerci e convincere tutti ausare la ragione. Ma anche se non ci riusciamo, se noi italiani rimaniamo isoli "fessi" che umanamente salvano e accolgono, forse la regola che la sceltaetica è anche la più remunerativa regge egualmente. Guadiamo al sistema nel suocomplesso, davvero abbiamo pagato e basta la nostra stolta generosità? Maproprio nessuno, ad esempio, ha scorto il nesso fra i nostri salvataggi e ilfatto che gli attentati di matrice islamica sembrano risparmiarci? A meno chenon si creda - come si legge su Facebook - che la nostra fortuna è avere laMafia, che "li tiene a bada lei questi terroristi!"


Grammenos Mastrojeni

  




1
CHI_SIAMO_1_1469639095623.JPG
Conosci il Team
L'Agenzia di stampa giovanile è costituita da un gruppo di mediatori che collaborano perché i giovani possano esercitare alla grande il diritto umano alla comunicazione.
CHI_SIAMO_3_1469639278197
Scopri l'agenzia
Progetto collaborativo di partecipazione giovanile 
attraverso l'uso creativo della comunicazione e informazione.
Articolo_GIOVENTU_1469639432016
I nostri partner

L'Agenzia di stampa giovanile è realizzata in collaborazione con diversi
enti promotori, scopri chi sono.
Create a website