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02/11/2018, 13:10

controinformazione, salvini, politica, angela, universit



Un-vuoto-da-colmare:-se-l’opposizione-è-la-società-civile


 Come si fa controinformazione, quando metti alla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai uno storico di Mediaset, giornalista collaboratore di Liguori e per anni ai vertici della comunicazione di Fratelli d’Italia?



Seguendo lezioni universitarie oggi, così come negli ultimi anni del berlusconismo, capita spesso di riconoscere pose quasi maliziose nell’umorismo dei professori quando si parla del governo e delle sue iniziative. Come quando c’era Berlusconi, si instaura quella tacita comprensione tra docenti e studenti che consente ai primi di esprimere dissenso evitando di esporsi del tutto. Come quando c’era Berlusconi, gran parte degli accademici si permette di porsi, rispetto alla classe politica, in una posizione di sottaciuto vantaggio, con più o meno ironia a secondo del coinvolgimento personale e, forse, della disciplina di competenza: è vero, o meglio, è significativo che i più accorati siano gli economisti e i più disillusi gli esperti di scienze umane?

Come quando c’era lui, il dissenso e la controinformazione trovano spazio nelle aule in cui si produce sapere, e, ancora come allora, evitare di esporsi esplicitamente pare far parte di una etichetta non scritta, utile, stavolta, a salvare le apparenze più che la pelle. 

A Bologna, però, è successo che l’Università si esponesse davvero, ideando e curando l’evento "Saperi Pubblici", raccontato bene in questo articolo. "La storia non insegna, ma mostra ciclicità", diceva Cacciari da quel palco, parlando dell’Europa alle prese con la deriva nazionalista diffusa tra i suoi stati.  I primi di ottobre abbiamo visto a Bologna le istituzioni che mettono in scena dissenso e preoccupazione e che, stavolta senza sotterfugi, rovesciano non solo i parametri educativi, ma anche quelli dell’informazione.  L’Università riempie un palco per giorni in una delle piazze principali della "Bolo antifa" e dei centri sociali e dà voce a un popolo ferito e deluso. L’istituzione si fa carico della domanda studentesca e prende posizione, chiama intellettuali e artisti e dice cose di sinistra, cose comunitarie e antirazziste. È inevitabile riconoscere il monito che l’Istituzione lancia al Governo.

Com’è, quindi, quando lo scettro del potere dominante spetta ai poteri subalterni? Com’è quando al governo ci sono forze che hanno guadagnato consensi spingendo sulla retorica dell’alternatività, della diversità rispetto a una classe politica logorata dal potere e attaccata alle poltrone? 

Come si fa controinformazione, quando metti alla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai uno storico di Mediaset, giornalista collaboratore di Liguori e per anni ai vertici della comunicazione di Fratelli d’Italia? 

Ci sono sempre gli account sui social network, si dirà, e sono sempre attivi, sia quelli degli incaricati di governo, sia quelli dei defilati che dalle americhe continuano a professare la buona novella, maldestramente integrata alla narrazione consumata, nel mentre, in patria. Come si fa a fare controinformazione quando gli informatori "istituzionali" ti remano contro? Quando le istituzioni che crei barcollano, come ragazzi che alla prof. di storia fanno: "Ma aveva detto che oggi spiegava"? O quando i tuoi narratori incaricati ti smutandano in pubblica piazza?

Non ci interessa qua valutare le singole azioni del Governo. È però facile constatare come sia cambiato il comportamento dei suoi esponenti nei confronti del mondo dell’informazione. Pare infatti di vederli muovere in una specie di campo minato, passati dal rifiutare tout court il confronto con i giornalisti, sempre in malafede e foraggiati dai "poteri forti", al temerlo. L’argomento della manovra economica sarà sicuramente stato materiale pericoloso nelle ultime settimane, e trattarlo ha significato esporsi a domande a volte troppo incalzanti e puntuali. Da sempre, però, i politici si sono riservati la possibilità di scegliere da chi andare ospiti, da chi farsi intervistare, chi rendere cantastorie di partito e da quali gogne pubbliche tenersi alla larga. Quello che è nuovo è vedere come l’informazione mainstream si stia trovando a riempire il vuoto lasciato adesso all’opposizione, in una situazione in cui la controparte politica non riesce ancora a trovare una voce forte e unitaria e gli unici che la voce ce l’avevano si sono fatti eleggere. Se è vero che l’unica cosa buona di avere Salvini al governo è essersi liberati di Salvini all’opposizione, è anche vero, purtroppo, che non esiste al momento nessuna forza politica con altrettante capacità comunicative di Lega e MoVimento.

In questo quadro, diventare eroi della resistenza è fin troppo facile: l’italiano medio cede il ruolo di protagonista nei racconti sensazionalistici ai migranti che, improvvisamente, non stanno più negli alberghi a 5 stelle, e anche Fanpage.it diventa controinformazione.

Qualche settimana fa il programma divulgativo di Alberto Angela, Ulisse, ha guadagnato per Rai 1 oltre il 18% di share. Un dato altissimo, considerando il sabato sera e la stretta concorrenza di Tú sí que vales e, cosa ancora più importante, vista la risonanza che il programma ha avuto sui social. Il tema del giorno era il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma del 1943, con la testimonianza della Sen. Liliana Segre, Sami Modiano e altri sopravvissuti all’Olocausto. Il riferimento, manco tanto velato, all’attualità è risuonato su Twitter e Facebook più di quanto gli editori del programma avessero plausibilmente previsto. La gente si è infiammata,  ha probabilmente pianto con Sami e con gli altri sopravvissuti, ha colto le corrispondenze - seppure la drammaticità dei fatti successivi alla promulgazione delle leggi razziali non abbiano eguali nella storia dell’Europa occidentale - con il clima italiano odierno, e ha dato sfogo su internet non solo all’indignazione, per una volta, ma alla riflessione, e ad un’amara consapevolezza. 

Alberto Angela, come Jurij Lotman che nella Russia sovietica parla della Russia Settecentesca per evitare riferimenti diretti al regime, si fa capire bene, e da tutti. E si capiscono bene sia l’utilità della memoria storica che la necessità di prendere posizione rispetto ai fatti attuali. Anche di sabato sera, su Rai 1, e anche se ti chiami Alberto Angela. E’ bene notare infatti come il divulgatore sia andato al di là del suo dovere professionale: lui non è un giornalista, non è Damilano che dedica il numero de L’Espresso all’anniversario della vergogna delle leggi razziali. Si è sempre mosso tra siti archeologici e ricchezze artistiche. Se insieme ai suoi autori ha sentito la necessità di realizzare questa puntata, è sicuramente nel tentativo di colmare un vuoto. Lo stesso vuoto, forse, che lascia spazio alle polemiche di alcuni esponenti del Governo contro Lucano ospite da Fazio; o, meglio ancora, contro Fazio che invita Lucano. 

Questo periodo di chiusura e di buio è pur sempre il primo nell’esperienza di una 20enne in cui si parla davvero di diritti civili. I corsi e ricorsi storici ci hanno rimesso nella condizione in cui le differenze si vedono più tra gli esseri umani che tra i colori politici, in cui la dialettica politica non ha più senso perché i suoi valori hanno perso al gioco dell’inflazione.

In questa situazione, formare delle coscienze nuove è un dovere diffuso, e i temi delle disuguaglianze sociali e dei diritti civili sono materiale delicato, non più ad uso esclusivo di pubblicitari progressisti. Questo è il momento in cui si combatte e si forma la prossima generazione di persone che forse ancora vedrà infranti i propri sogni. E la partecipazione è cosa seria e necessaria.

Annalisa Prestianni

23/10/2018, 14:54

saperi, pubblici, politica, giovani, bologna, piazza



Saperi-Pubblici,-derive-personali.-Resoconto-di-una-resistenza-politica.


 "Buonisti, piddioti, traditori della patria", ecco alcuni dei simpatici nomignoli che vengono affibbiati in maniera sistematica e ripetitiva a chiunque si esponga contro le politiche razziste (es. dichiarazioni sui Rom)...



"Buonisti, piddioti, traditori della patria", ecco alcuni dei simpatici nomignoli che vengono affibbiati in maniera sistematica e ripetitiva a chiunque si esponga contro le politiche razziste (es. dichiarazioni sui Rom), gli slogan populisti od ogni forma di ingiustizia sociale sostenuta dal neonato Governo "gialloverde" (Lega+M5S). Non importa quanto si cerchi di addurre prove e conoscenze specifiche a ciò che si sostiene, nessuno viene risparmiato dall’onda anomala di "azzittitori professionisti", soprattutto nel campo minato dei social. Tentare la controinformazione o, semplicemente, schierarsi dalla parte meno popolare è frustrante. Chi ha i mezzi e le conoscenze per criticare efficacemente certe idee e azioni non può che sentirsi additato o peggio che temere di scontrarsi contro interessi "più alti" e di venire stroncato a livello carrieristico o personale. Sembra che anni di studio valgano quanto una qualunque opinione, ne sono esempi lampanti le tesi sostenute dagli scettici riguardo al Cambiamento Climatico (vedi articolo: A. Serrecchia, "Riscaldamento Globale, La Scienza Ha Dato Un Ultimatum Alla Terra. E A Nessuno Importa.") e dai no-vax. Come fare, in questo clima alla "homo homini lupus" a far valere le proprie tesi? 

"Cari professori è vostro dovere esporvi". Con queste parole, Fabiana Maraffa, ex presidentessa del Consiglio studentesco dell’Università di Bologna, lancia un appello a tutti gli accademici. Esporsi riguardo a ciò che sta accadendo all’esterno delle loro università, denunciare, attraverso le loro materie di competenza, gli stereotipi, i qualunquismi e il razzismo dilagante di cui ogni angolo del nostro Paese (e non solo del nostro) è pregno. Con lei, un’altra studentessa, Margherita Ciancio, chiede (attraverso una lettera pubblicata lo scorso giugno) alla sua università, in quanto "pubblica, autonoma, laica e pluralista", e agli intellettuali in generale, di attivarsi, di scendere in piazza. 

E così è successo. Con l’adesione di circa 400 docenti, di numerosi artisti e personaggi pubblici e la collaborazione di molti studenti, nelle giornate dell’1 e 2 ottobre 2018, in Piazza Verdi (la piazza "studentesca" di Bologna) è nata "Saperi Pubblici", un’iniziativa ideata appositamente per rompere il muro che separa il mondo universitario dalla cittadinanza. Ma com’è andata? 

Iniziamo dando un po’ i numeri: circa 1000 le persone che hanno ascoltato le brevi conferenze e letture che si sono tenute durante i due giorni, meno di 15 i gradi di temperatura media durante le serate e 22 gli interventi che si sono susseguiti, portando sul palco più di 50 personeNel complesso, un’iniziativa ben riuscita, che ha fatto riflettere principalmente su due questioni: perché, se la Lega ha tanti sostenitori attivi, un evento di questa portata non ha suscitato nessuna reazione (se non dall’interno)? E, soprattutto, quali sbocchi futuri può avere un’iniziativa di questo tipo? 

La prima domanda mi è sorta durante l’intervento dell’ex rettore Ivano Dionigi. Appena salito sul palco, infatti, è stato seguito da un coro di fischi e urla, sono volate parole quali: "fascista", "bugiardo"... . Tutto ciò da parte dei ragazzi del collettivo Hobo, tutto ciò motivato dal fatto che, a loro parere, la colpa della deriva destrorsa del nostro Paese sia da imputare al PD e ai così definiti "potenti intellettuali". Tutto ciò nell’esatto momento in cui l’ex rettore stava prendendo parola sostenendo la pericolosità di tale deriva, esponendosi contro tutto ciò che i ragazzi di Hobo dovrebbero detestare. Ora, mi chiedo, che senso ha in una situazione politica come quella attuale, azzannarsi persino quando si è tutti riuniti per sostenere le medesime tesi? La storia stessa ci insegna che non è affatto intelligente stare a discutere riguardo a differenze di posizione interne in un momento in cui l’opposto assoluto sta prendendo il potere. Non è difficile capire che non si può essere visti come una vera opposizione se ci si urla contro durante quello che avrebbe dovuto essere l’evento-simbolo della presa di posizione da parte di docenti e studenti uniti. 

Per quanto riguarda la seconda questione, il 10 ottobre 2018 la Rete degli Universitari (insieme ad altre associazioni studentesche quali Link e UdS) ha organizzato, nella propria sede (Via Belmeloro 1/e), un evento intitolato "Saperi Pubblici - Cosa fare adesso?". Anna Basso, una dei ragazzi dell’associazione, ci ha raccontato le idee che ne sono uscite. Principalmente, si è capita la necessità di cooperare, portando avanti l’iniziativa attraverso più eventi (come l’Assemblea Antirazzista che si terrà il prossimo 25 ottobre) e dando maggior voce agli studenti stessi. Ci si è ripromessi, alla fine delle due ore di discussione, di ritrovarsi per discutere di idee più concrete, includendo tra esse la riappropriazione degli spazi universitari. 

Concludendo, quindi, le acque si stanno muovendo e, citando Fabiana Maraffa, è nostro dovere esporci, perché se si vuole sperare di cambiare le cose, darci le colpe a vicenda o restare ad attendere immobili non può portare a nessun risultato. 

Rosa Maria Currò

14/10/2018, 12:20

Ghana, Afric, viaggio, giovani



Sotto-lo-stesso-sole
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 Foto reporting, diario di viaggio in Ghana.



Queste fotografie documentano momenti di 22 giorni trascorsi in Ghana come ospite di una famiglia nella città di Takoradi. 

Mi trovavo lì con altre due persone italiane, in una casa benestante, confrontata ad altre, il cui numero di abitanti variava dalle 14 alle 19 persone circa. Le persone con le quali vivevamo erano parenti di "Nana", regina della provincia di Azebo tramite la quale abbiamo organizzato la nostra permanenza in Africa.

In questo viaggio abbiamo vissuto appieno la quotidianità ghanese, partecipato ad un funerale durato tre giorni nel piccolo villaggio di Putubew, viaggiato su pulmini pubblici per interminabili ore, mangiato vivande tradizionali e, talvolta, di sussistenza, ballato, visitato città, mercati e i castelli di Cape Coast e di Elmina da cui deportavano gli schiavi verso l’Europa e il Sud America.

Questo viaggio ci ha permesso di conoscere bellissime persone piene di vita e di speranza, sono loro i protagonisti di questo reportage fotografico.

Clara Vivaldini


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