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08/05/2018, 17:01

diritti, LGBT, LGBIQI, discriminazione



Diritti-LGBTQI-in-Italia,-espressione-di-libertà-o-conservatorismo?-


 Dopo l’articolo "Dolomiti Pride: orgoglio oltre il patrocinio", approfondiamo ora la situazione giuridica della comunità LGBTQI in Italia. Malgrado i grandi passi avanti, non si è ancora giunti ad una situazione di concreta e reale uguaglianza.



Nonostante i progressi inmateria di diritti civili, oggi in Italia la minoranza LGBTQI vive ancora inuna situazione di profonda disparità e disuguaglianza. Questa condizioneaffligge l’ambito sociale e culturale creando un clima di discriminazione chesi riflette anche nell’ordinamento giuridico del paese. Infatti, malgrado igrandi passi avanti, non si è ancora giunti ad una situazione di concreta ereale parità.


Ripercorrendo le tappe dellosviluppo giuridico italiano in materia è possibile notare come un primo grandetraguardo sia stato raggiunto nel 1982 con l’introduzione della legge 164, che determinòla possibilità giuridica di cambiare il proprio sesso di appartenenza previa approvazionedel tribunale (prima di questa le uniche persone che potevano effettuare questaconversione erano quelle aventi problematiche legate all’ermafroditismo). Primadell’82 chiunque avesse voluto intraprendere l’iter del cambiamento di sesso,non avrebbe avuto alcun supporto giuridico in quanto considerata una praticaillegittima. L’introduzione di questo articolo ha quindi offerto la possibilitàgiuridica di una simile operazione determinando, però, anche una serie diobblighi. Ad esempio, quello di sottoporsi a curepsico-fisiche obbligatorie, la cessazione automatica del matrimonio o ancora ildover necessariamente rientrare pienamente nei canoni estetici maschili ofemminili tramite interventi estetici invadenti.


Di fatto questa legge nonriconosce le persone transgender e il diritto alla libera identità sessuale,bensì forza gli individui a reinserirsi all’interno dei canonici binariuomo-donna, non tenendo conto che non sempre l’equilibrio di una persona è raggiuntotramite il cambiamento di sesso. La legge esclude il fatto che possano esisteredelle ’vie intermedie’. Quindi, quella che dovrebbe essere una legge che tutelala libertà di autodeterminazione diventa uno strumento di ’normalizzazione’ e trasformalibere scelte in obblighi.


Un secondo importante passoè stato compiuto con l’introduzione della legge 76/2016, meglio conosciuta comelegge Cirinnà, che comporta ilriconoscimento dell’unione civile tra persone dello stesso sesso e dellaconvivenza di fatto. Questa legge è importante perché disciplina tutta unaserie di relazioni fino ad ora mai riconosciute né tutelate, non solo di interesseper le coppie omosessuali, ma anche eterosessuali. Nonostante ciò rimanecomunque incompleta in quanto non prevede la possibilità di avere un figliotramite la pratica dell’utero in affitto,o di effettuare la stepchild adoption- possibilità da parte di un partner di adottare il figlio dell’altro.


Si può vedere come questedue leggi chiave siano in realtà solamente parziali rispetto alla parità e all’uguaglianzagiuridica rivendicata dagli LGBTQI. La loro richiesta è quella di riuscire adapportare modifiche sia alla 164 che alla legge sulle unioni civili in modo chel’uguaglianza sia effettiva e totale invece che apparente e parziale, ma nonsolo. Nella loro agenda politica c’è anche l’introduzione del reato diomofobia, rimasto un disegno di legge fermo dal 2013 in Senato.


In definitiva le lororivendicazioni sono orientate ad ottenere una concreta e reale situazione diparità e uguaglianza in ogni ambito della vita quotidiana. A partire dal pianosociale e culturale sino ad arrivare a quello puramente giuridico e normativo,contribuendo a creare una nuova ’normalità’ fondata sul rispetto reciproco,autodeterminazione e libertà individuale. 


Silvia Biasetton


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