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05/12/2014, 18:01

Cop20, Coy10, ONU, dichiarazione della giovent



La-COP-si-confronta-con-le-nuove-generazioni


 La protesta dei giovani nello Youth Day: “I negoziati sul clima non sono un business”



Con il violino degli Earth in Brackets si apre il side event sul "Confronto intergenerazionale", uno dei dibattiti principali della giornata dedicata alla Gioventù e alle Future generazioni della COP20, in cui da ormai sette anni viene dato spazio alle aspirazioni e alle posizioni dei giovani di tutto il mondo. I giovani di oggi infatti non soltanto sono i futuri eredi di tutte le risorse naturali ed energetiche del pianeta: ne costituiscono anche un terzo degli attuali abitanti. E’ doveroso quindi che occupino uno spazio durante le negoziazioni.

Spazio che è servito innanzitutto per presentare i risultati dell’enorme lavoro sviluppato nella Conferenza della Gioventù (COY10) che si è svolta a Lima tre giorni prima dell’apertura della COP20 nel campus universitario de La Molina, poco distante dal Pentagonito, sede di questa Conferenza delle Parti.

La COY10 è stata possibile grazie agli sforzi di più di 80 giovani peruviani, che in maniera del tutto volontaria e spesso senza nessuna esperienza precedente di organizzazione di eventi di questo tipo, hanno gestito e coordinato conferenze e dibattiti per un migliaio di giovani provenienti da tutto il globo che hanno ascoltato le voci di un centinaio di esperti tra cui ricercatori, attivisti, diplomatici e rappresentanti delle Ong.

Il risultato ultimo di questo lungo lavoro è stata la Dichiarazione della Gioventù, un documento in quattordici punti che esprime dettagliatamente la posizione dei giovani sulle misure in discussione alla COP20. Da principi di equità intergenerazionale e giustizia sociale a misure concrete come REED+ e CDM, i giovani di tutto il mondo hanno votato in una plenaria le proprie posizioni comuni. "La lingua - n.b. molte persone in America Latina non parlano inglese - finalmente non è stata più una barriera, come lo era 10 anni fa quando abbiamo cominciato" ha sottolineato una delle relatrici "A Rio noi giovani sudamericani ci rendevamo conto di essere molto meno preparati di quelli provenienti da Europa, Australia e Stati Uniti e non parlare inglese era anche una maniera di segregarci. Ora finalmente possiamo combattere una battaglia comune, chiedere di partecipare direttamente e aumentare il nostro potere di dialogo".

Raquel Rosenberg di Engajamundo (Brasile) sottolinea: "Non ci sentiamo negoziatori, nè vogliamo esserlo: vogliamo che capiscano che è a rischio la nostra esistenza e quella dei loro figli". Un applauso improvviso si è sollevato dal pubblico quando Raquel ha espresso con emozione il suo pensiero: "Le negoziazioni sul clima non sono un business, non devono esserlo. Questa gente sta trasformando le parole in armi e le sta usando per combattere una Guerra dell’energia. Ma le nostre vite non sono in vendita".

Durante la conferenza sono stati anche annunciati i tre punti fondamentali della prossima COY, quella di Parigi, dove i risultati delle negoziazioni saranno definitivi per il futuro del mondo: solidarietà tra nazionalità diverse, inclusione e solidarietà intergenerazionale, quest’ultima necessaria per raggiungere un cambiamento radicale subito, per il quale è indispensabile tendere la mano ai delegati attuali.

Nell’ultima parte dell’incontro era previsto l’intervento dei giovani indigeni, che sfortunatamente non sono riusciti a parlare per ragioni di tempo: speriamo non sia un segno dei tempi.

Serena Boccardo

05/12/2014, 17:49

Cop20, Volontariato, Cumbre de los pueblos



“Somos-un-rìo,-no-solo-gotas”


 Gli eventi paralleli alla COP20 arrivano fino alle Ande




Poco prima della Giornata Internazionale del Volontariato, che si tiene il 5 dicembre di ogni anno, qui a Lima è stata organizzata una serata di informazione sui vari progetti di volontariato nel territorio peruviano. All’incontro è intervenuto anche Nicola Serra, un giovane trentino che da otto mesi si trova in Perù per svolgere il Servizio Civile Internazionale e ha avuto l’opportunità di fare parte dell’organizzazione della Cumbre de los Pueblos di Cajamarca, svoltasi dal 23 al 25 ottobre scorso. 

La città che ha ospitato l’evento  è Celendin, un paese con un alto valore simbolico sia a livello regionale che nazionale per la sua storia di forte attivismo per la salvaguardia ambientale. La grande partecipazione avuta ha quasi dell’incredibile se si calcola la posizione della città: nord del Perù, 2600m nel bel mezzo delle Ande e più di 16 ore di autobus da Lima. Per l’evento sono giunte delegazioni da tutte le regioni peruviane, con l’intento di mettere in evidenza le diverse problematiche a cui il Perù sta andando incontro per colpa del cambiamento climatico, e in particolare  progetti d’estrazione del carbone. La forte eterogeneità del gruppo, formato da uomini e donne, indigeni, campesinos, decisori politici, organizzazione e associazioni di ogni genere, ha dato la possibilità di affrontare gli argomenti da vari punti di vista ponendo attenzione alle esigenze di ognuno. 

Il risultato di tre giorni di lavoro e discussione è stato un documento di intenti, dove è stata sottolineata l’urgenza di un cambiamento di pensiero, di lavoro e di politica da parte di tutto il Paese. In particolare è emersa la necessità di diffondere il messaggio che la causa del cambiamento climatico siamo noi con le nostre attività: i megaprogetti minerari, lo sfruttamento degli idrocarburi, l’agricoltura intensiva... La richiesta emersa è l’implementazione di un modello di sviluppo proprio, giusto e sostenibile e la promozione di un "buen vivir" per i popoli, ponendo attenzione alle forti differenze e tradizioni presenti sull’esteso territorio peruviano.

Forse però il miglior successo di questa esperienza è stata la creazione di una rete tra i partecipanti e le varie organizzazioni, "El movimiento del buen vivir", che si è posta come obiettivo quello di continuare a lavorare su queste tematiche. Il movimento che si è formato, con il motto "Somos un río, no solo gotas", sembra infatti non volersi fermare. Da fine ottobre sono già due l’esperienze nate da questo gruppo: la Cumbre de las Mujeres e la Grande Marcha Nacional de los Pueblos. Tanto è vero, mentre nella capitale peruviana negoziatori e partecipanti della COP20 avranno il loro "day off", nella regione di Cajamarca inizierà la grande marcia che partirà dalla Lagunas de Conga e, dopo aver raggiunto Cajamarca, Trujillo e Chimbote, si mescolerà mercoledì 10 dicembre tra migliaia di partecipanti aspettati per Marcia per la Giustizia Ambientale e Climatica a Lima.

Sara Cattani e Milena Rettondini
03/12/2014, 18:06

Cop20, Lima, Opening day, Negoziazioni



Le-negoziazioni-in-pillole-


 Cosa si aspettano Piccoli e Grandi Paesi dalla COP20




La giornata di apertura della COP20/CMP10 si è conclusa con i migliori auspici da parte della maggior parte dei Paesi. Dopo le intenzioni espresse dal neo Presidente, nonché Ministro dell’Ambiente Peruviano Pulgar-Vidal, affinchè questa conferenza "possa fare davvero la storia", le varie coalizioni si sono espresse.

Gli interventi più interessanti, estratti dall’Earth Negotiations Bulletin sono tra gli altri quello dell’UE, che ha dichiarato delle alte aspettative dalla Conferenza, sottolineando che il gruppo ha recentemente proposto la riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030.

L’Alliance of Small Island State, tramite il portavoce di Nauru, uno dei Paesi più piccoli rappresentati, ha evidenziato la necessità di un impegno economico da parte dei Paesi sviluppati, con l’investimento di 100 miliardi di dollari all’anno.

Per quanto riguarda la società civile, i Giovani hanno chiesto ai leader di superare le loro aspettative, mentre le Trade and Union NGOs hanno lamentato una diffusa mancanza di ambizione da parte dei leader.

 Silvia Debiasi


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