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03/06/2019, 11:37



Ragazzi-di-diversi-Paesi-lanciano-un-e-book-per-raccontare--gli-Indicatori-della-Felicità-Interna-Lorda


 Come calcolare il benessere della popolazione? Perché non misurare la ricchezza di un Paese attraverso gli indicatori della Felicità Interna Lorda piuttosto che con il Prodotto Interno Lordo (PIL)?



Come calcolare il benessere della popolazione? Perché non misurare la ricchezza di un Paese attraverso gli indicatori della Felicità Interna Lorda piuttosto che con il Prodotto Interno Lordo (PIL)? Cosa comporta il Viver-Bene, nuovo concetto politico basato sulla qualità di vita e introdotto da alcuni Paesi del mondo, quali il Bhutan la Bolivia, come alternativa dalla logica capitalista della crescita economica? Alcune risposte a queste domande sono esplicitate nel "Il Forum Internazionale del Viver-Bene secondo l’Agenzia di Stampa Giovanile".

La pubblicazione raccoglie articoli e interviste con alcuni dei protagonisti all’evento internazionale "Forum Internazionale del Viver-Bene", tenutosi per la prima volta in Europa dal 6 all’8 giugno 2018 a Grenoble, nelle Alpi francesi. Tra questi, Sylvie Bukhari-de Pontual e Patrick Viveret (Francia), Method Gundidza (Zimbabwe), Dasho Karma Ura (Bhutan), Asier Ansorena (Brazil) and Pablo Solón (Bolivia).

Realizzato con il supporto dell’Università di Grenoble-Alpes, FAIR (Forum degli Altri Indicatori del Viver-Bene), CCFD-Terre Solidaire, il Comune di Grenoble e Grenoble-Alpes Métropole, il Forum si è svolto con l’obiettivo principale di presentare e promuovere lo scambio di diverse esperienze nel contesto del Viver-Bene della società.

Settantacinque workshop hanno creato l’ambiente ideale in cui circa mille partecipanti hanno potuto dialogare. A scambiarsi idee e impressioni non sono stati solo ricercatori, rappresentanti e membri di amministrazioni locali, ma anche organizzazioni della società civile e cittadini provenienti da venticinque Paesi del mondo.

I tre intensissimi giorni del Forum internazionale sono stati documentati dall’Agenzia di Stampa Giovanile, un team di dodici reporters provenienti da Sudafrica, Argentina, Vietnam, Brasile, Romania, Italia e Francia. L’Agenzia di Stampa è nata come programma di giornalismo partecipativo per la produzione di articoli, interviste, reportage fotografici e video innovativi e creativi. Tutti i contenuti sono pubblicati online sul sito. L’e-book, una produzione straordinaria dedicata nello specifico al Forum, è consultabile online oppure può essere richiesta in formato PDF scrivendo a info@viracaoejangada.org.

Con un augurio che tutti i lettori possano ispirarsi ed iniziare o riprendere il percorso per Viver-Bene.

30/05/2019, 20:11



“Il-Mediterraneo-come-memoria”--recensione-di-“La-questione-mediterranea”-di-Iain-Chambers-e-Marta-Cariello
“Il-Mediterraneo-come-memoria”--recensione-di-“La-questione-mediterranea”-di-Iain-Chambers-e-Marta-Cariello


 Contributo preziosissimo per chi nel 2019 cerchi di dare un senso al concetto e alla realtà del Mediterraneo...



Iain Chambers, Marta Cariello
La questione mediterranea
Mondadori Università, 2019
152 pagine 

Contributo preziosissimo per chi nel 2019 cerchi di dare un senso  al concetto e alla realtà del Mediterraneo, quello che nella descrizione della casa editrice viene definito "saggio storico" di Iain Chambers e Marta Cariello è in realtà un’esortazione ed un esempio ad andare oltre i limiti dello storicismo e delle strettoie scientifiche del concetto stesso di saggio, per valorizzare e privilegiare la dimensione artistica e di rappresentazione come chiave di comprensione del Mediterraneo. Fin dalle prime pagine si avverte l’urgenza di creare nuovi paradigmi e strumenti in grado di fare emergere mappature e bussole complesse e capaci di mettere in evidenza saperi, esperienze, mondi di vita rimasti finora nell’ombra, occultati dalla visione eurocentrica di questa zona geografica, delle sue storie, delle sue genti, visione che ne delimita in maniera troppo stretta i confini spaziali e temporali, creando false continuità che celano interruzioni, scarti e silenzi rivelatori e isolandole spesso dalla complessità delle reti di rapporti con il resto del mondo. Errore che oggi avrebbe conseguenze ancora più gravi e fuorvianti viste le trasformazioni delle forme di stato nazione e le tendenze alla globalizzazione dell’assetto economico neoliberista a livello mondiale.

In questo libro gli autori ci suggeriscono percorsi per creare, alla luce di inedite cartografie, nuove mappe del Mediterraneo che includano sguardi nuovi su  questioni dibattute da tempo come il cosmopolitismo, l’orientalismo, il rapporto sapere /potere, il concetto di meridione, pur partendo dalle indicazioni preziose di Gramsci, Foucault, Edward Said, Stuart Hall ma integrando sguardi e produzioni artistiche che travalicano la centralità dell’Europa e utilizzando le ricerche e scoperte elaborate da scrittori e scrittrici, studiosi e studiose provenienti  da diversi versanti del Mediterraneo, quali Fatema Mernissi o Assia Djebar. Chambers e Cariello suggeriscono che  "La narrativa storica e l’inquadratura europea che sembrano impostare i termini per le interpretazioni passate e presenti, da Fernand Braudel a David Abulafia, possono essere interrotte. La teleologia di uno spiegamento nel tempo e nello spazio sotto la bandiera del progresso europeo può essere disfatta e riportata all’interno di un altro insieme di coordinate. Disfacendo l’interpretazione europea è anche possibile proporre voci, corpi e storie che tale spiegazione ha marginalizzato strutturalmente e cercato costantemente di privare di autorità." (pagina 86). In questo contesto, le bussole utilizzate non solo per i mari ma anche per i deserti dalle popolazioni arabe fungono sia da metafora che da indicazione storica per scavare e trovare genealogie occultate dalla versione univoca della storia fornita dai vincitori.

Diviso in tre parti - I. Mappe; 2, Memorie e archivi; 3. Tempi e luoghi, oltre all’introduzione e alle conclusioni - il libro ci offre una scrittura densa e piena di suggestioni, che incalza chi legge invitandola/o a lasciarsi dietro le costruzioni del Mediterraneo acquisite nel corso degli anni, degli studi, delle rappresentazioni mediatiche.  Particolarmente utile a questa operazione è l’analisi approfondita che si trova nella terza parte del rapporto che intercorre tra Europa e  "il sistema mondo islamico del Trecento [che comprende le componenti berbere, persiane e turche che di solito vengono trascurate], il Mediterraneo Ottomano del Seicento, la sua trasformazione in lago coloniale europeo dell’Ottocento, la costruzione dell’area levantina nel Medio oriente nel XX secolo e infine la geografia neoliberista contemporanea" (pagina 99 ).

Le metafore di cui si avvalgono Iain Chambers e Marta Cariello  affondano le radici nel mondo della letteratura, del cinema, della poesia, dell’archeologia, dell’architettura. Infatti il libro si apre con un’esortazione al lettore di " pensare con il tuffatore", cioè  "[...] Un corpo maschile, chiaramente scuro di pelle che sfida la versione europea di Gesù Cristo, la Vergine Maria e gli eroi greci tutti bianchi e ariani; un corpo che duemilacinquecento anni fa discende con grazia attraverso l’aria, fissando gli occhi spalancati sul futuro". Mettendo in risalto  il valore metaforico di questo  famoso dipinto ritrovato  vicino a Paestum all’interno del coperchio di un sarcofago, quindi destinato all’invisibilità, gli autori ci esortano a intravedere i palinsesti  del Mediterraneo composti insieme sia da chi nel corso dei secoli dimorava nel ’versante europeo’ sia da chi viveva  in Africa e in l’Asia (e più tardi nel continente americano). Ma non si tratta di colmare lacune con nuove informazioni mancanti o di tracciare l’evoluzione di ibridazioni inteculturali quanto di abituare lo sguardo a complessi palinsesti inediti che danno allo spazio e al tempo scansioni diverse da quelle a cui siamo abituati. Si tratta di leggere tra le pieghe delle storie e imparare a riconoscere gli oggetti inghiottiti, custoditi dal Mediterraneo che sono  poi riaffiorati altrove. E secondo Chambers e Cariello sono proprio la letteratura, la poesia, le arti visive e musicali che ci mettono a disposizione i varchi adatti ad attraversare questi spazi di complessità.

Nella seconda parte del libro, Memorie e Archivi,  c’è l’invito non tanto a parlare di memoria ma piuttosto a  pensare al Mediterraneo come memoria: la memoria dei corpi dei migranti che non arrivano alle sponde dell’Europa (pagina 54). Il mare come corpo fluido che custodisce e che restituisce sempre tutto, portandolo però altrove. Su questa scorta si tratta dunque di costruire archivi necessariamente diversi  da quelli della storiografia ufficiale  pensando alla storia e alle storie  come processi della memoria  individuale e collettiva. E qui scatta l’importanza di un’opera cinematografica come quella di Dagmawi Yimer, Asmat - Nomi (2014), con immagini, voci e suoni  relativi ai migranti africani annegati al largo  Lampedusa nell’ottobre del 2013. Le riflessioni sul ruolo della fotografia  e su come per esempio  quella del bambino siriano Aylan annegato al largo di Moria, quelle dei rifugiati  in cammino sulla rotta balcanica ci interrogano sulla razzializzazione,  la creazione di una presunta ’emergenza’, il riaffiorare di memorie coloniali rimosse e di  perturbazioni  della memoria che riportano alla Shoah.

Tra le pieghe delle memorie rimosse o sommerse, tra le presenze non censite, accanto alla pescatrice di Procida che pesca perché le piace (pagina 60), o all’antichissima tradizione orale delle donne berbere, studiate da Fatima Sadiqi, (pagine 73) troviamo  le mappe delle 242 poetesse del mondo arabo  e nord africano, anch’esse parte del Mediterranee,  una mappa emergente, "che si fa carta in rilievo, ma in cui i rilievi non indicano dislivelli planimetrici, quanto piuttosto nodi che costituiscono una storia: luoghi che contengono il silenzio sulle poetesse e filosofe nei libri di scuola (almeno in Occidente), ma anche luoghi che, se messi in relazione tra di loro, disegnano un’altra mappa e quindi un altro tempo, molto più confuso. La stessa produzione del sapere (e quindi anche della Storia riconosciuta come tale) è sfidata, cambiata, posta sotto interrogazione da queste altre mappe, questi altri rilievi." (pagina  72).

E anche la conclusione del libro si affida a immagini di creazione artistica:  con "la suonatrice di oud e cantante palestinese Kamilya Jubran, siamo tirati fuori dal nostro posto. Una moderna musicalità mediterranea, cantata in arabo, ci spinge oltre i limiti del nostro linguaggio sulla soglia di un altro, che frustra e sfida il nostro ragionamento. Oppure, nell’ascolto del Fiore Splendente di Etta Scollo, entriamo in un varco del tempo. Tuttavia le canzoni e i dolorosi sentimenti di questa voce femminile siciliana, basata sui poeti arabo-siciliani dell’XI secolo, non propongono un esercizio di romanticismo o di nostalgia culturale10. La musica è contemporanea, la poesia in traduzione moderna dall’arabo all’italiano offre un ponte sospeso nel suono, che rende prossimi frammenti del passato nella composizione del presente." (pagina 143).

Iain Chambers è un antropologo, sociologo, storico ed esponente degli Studi Culturali. Membro del gruppo diretto da Stuart Hall all’Università di Birmingham, Chambers è stato uno dei principali esponenti del Centro per gli Studi della Cultura Contemporanea (Centre for Contemporary Cultural Studies). Successivamente si è trasferito in Italia dove insegna " Studi Culturali e postcoloniali" all’Università degli Studi di Napoli "L’Orientale" ed ha fondato il Centro per gli Studi Postcoloniali e di Genere È autore di numerosi volumi scritti in inglese e in italiano, e tradotti in diverse lingue. 

Marta Cariello è ricercatrice di Letteratura Inglese presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. I suoi principali temi di ricerca sono la letteratura postcoloniale e la scrittura femminile araba anglofona. Il suo volume più recente è Scrivere la distanza. Uno studio sulle geografie della separazione nella scrittura femminile araba anglofona (Liguori, 2012).

Pina Piccolo
29/05/2019, 13:42

economia, tasso, sconto, ambiente, clima, climatico, cambiamento, modelli, matematica, informazione



Un-pianeta-matematicamente-in-distruzione---il-lato-oscuro-dei-modelli-economici


  Ogni giorno lasciamo alle spalle un pezzo della nostra umanità per seguire dei modelli e delle teorie che sono - letteralmente - extra-terrestri...



Chiunque, nel suo percorso di vita, abbia studiato economia sa che spesso, troppo spesso, capita di imbattersi in teorie e modelli che, pur funzionando perfettamente dal punto di vista matematico, mancano clamorosamente di una base etica. Non si può certo incolpare la disciplina in sé di queste mancanze: essa si basa su ben definiti assiomi, inerenti al comportamento degli operatori sui mercati, che sono necessari per modellizzare la realtà economica in cui la società è calata. L’alternativa a questa eccessiva semplificazione, cioè quella di considerare ciascuna variabile che influenza il comportamento economico dell’uomo, sarebbe inattuabile. Ciò non toglie, purtroppo, che le contraddizioni siano tante, e che esse si mostrino distruttive soprattutto quando seguite acriticamente dalle autorità.

In particolare, considerando la gravissima crisi ambientale ormai incipiente, siamo costretti a constatare come sia inadatta la teoria economica a valutare correttamente i costi e i benefici derivanti dall’assunzione di determinate politiche economiche ambientali. L’inadeguatezza della teoria determina delle pratiche economiche concrete scorrette che, reiterate da decenni, non solo tendono ad assottigliare il ghiaccio dei poli, ma finiscono per erodere irrimediabilmente anche la capacità dell’ecosistema di garantire le funzioni di sostegno alla vita su cui, volente o nolente, l’umanità deve appoggiarsi.

Un termine che viene spesso utilizzato nella teoria economica ambientale, così come nella vita politica di molti paesi, è quello di Analisi Costi-Benefici (ACB). Il termine, sulla bocca di tutti i politici nostrani negli ultimi tempi per quanto riguarda l’annosa questione TAV, nella sua declinazione ambientale si riferisce essenzialmente alla compilazione di una semplice tabella utilizzata dal decisore pubblico per valutare la migliore tra diverse alternative di politica economica ambientale. In prima istanza, l’ACB coglie la differenza tra benefici e costi sociali che un’iniziativa, come ad esempio la costruzione di un lunghissimo tunnel transfrontaliero, può portare nel corso degli anni ad una determinata comunità (tendenzialmente l’intera popolazione, se si tratta di progetto di ampio respiro). Per la gioia degli economisti più rigidi, in essa, vengono finalmente assegnati valori monetari a beni e servizi ambientali, terrificanti mostriciattoli economici in quanto aventi valore ma, nella maggior parte dei casi, mancanti di mercati che ne rivelino i prezzi (quindi i valori monetari)  attraverso l’incrocio tra domanda e offerta. In questo modo, attraverso tecniche matematiche, è possibile attribuire un valore monetario alla bellezza di un paesaggio che deve essere preservato, oppure alla qualità dell’aria che respiriamo, permettendo di mettere in atto confronti tra questi ed altri oggetti economici, più facili da valutare (nella maggior parte dei casi infatti, gli oggetti economici sono valutati tramite il loro prezzo di vendita sui mercati).

Il problema fondamentale delle ACB è che sia i costi che i benefici tendono a perdere valore mano a mano che il tempo passa, per il concetto di preferenza temporale, che indica la propensione di un agente economico a preferire di accettare immediatamente un beneficio che gli viene proposto e a cercare di ritardare al massimo il pagamento di un costo (http://www.treccani.it/enciclopedia/preferenza-temporale-tasso-di_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/). Questo concetto assume una magnitudine rilevante nel contesto delle politiche economiche ambientali dove i costi iniziali sono spesso molto alti e perdono poco valore, mentre i benefici si osservano solo in un futuro remoto, perdendo molto valore. Si veda ad esempio la riforestazione di un’area, i cui costi per dissodare il terreno e piantare gli alberi sono da sostenere tutti in una volta all’inizio del progetto, mentre i benefici derivanti dalla crescita del bosco si osservano solo dopo molti anni.
 
Lo strumento matematico utilizzato dagli analisti che permette di valutare questa tendenza alla preferenza temporale è il tasso di sconto. Osservando la formula usata per calcolarlo, è facile notare come all’aumentare di t (ossia il tempo che ci separa dal verificarsi di costi e/o benefici), il valore dei benefici e dei costi tenda a decrescere. Ecco allora calcolato il valore attuale netto (VAN) dei benefici e dei costi futuri, cioè il valore che essi, che magari si concretizzeranno tra molti anni, hanno oggi per l’investitore. Proprio il VAN è il valore monetario che viene inserito nell’ACB, e questo crea dei grossi problemi: seguendo l’esempio della riforestazione infatti, se il VAN dei costi per piantare gli alberi è molto simile al suo valore effettivo, il VAN dei benefici, poiché essi saranno effettivi solo dopo molti anni, sarà molto scontato e potrebbe portare all’abbandono dell’iniziativa ambientale nel caso non sia all’altezza dei costi. Un altro esempio può essere dato dalla valutazione economica e ambientale di un deposito di scorie nucleari che mette a rischio di contaminazione un’intera comunità: posto che la contaminazione avvenga tra 100 anni e che il costo da sostenere per far fronte a questo contaminazione sia di un 100 milioni di euro, con un tasso di sconto di un apparentemente esiguo 2.5% (secondo le indicazioni del Green Book del governo inglese, utilizzato come base per definire i tassi di sconto https://www.gov.uk/government/publications/the-green-book-appraisal-and-evaluation-in-central-governent), il VAN della contaminazione, risulta 11 volte inferiore rispetto al suo valore effettivo tra 100 anni.

Quali considerazioni possiamo trarre alla luce di tutto ciò? Nell’ACB il valore attuale dei costi (poco scontati) potrebbe superare di molto quello dei benefici (molto scontati), determinando l’abbandono di politiche ambientali virtuose da parte del decisore pubblico. Per questo motivo, l’utilizzo del tasso di sconto, porterà inevitabilmente ad una penalizzazione delle generazioni future e ad una progressiva ed inevitabile erosione delle capacità di sostegno dell’ambiente alle attività umane: l’ambiente sarà sovrasfruttato e sempre di più degradato. 
Il tasso di sconto, che nell’ambito delle politiche ambientali rappresenta uno standard utilizzato ovunque, genera dunque dinamiche economiche perverse, che sono accettate da tutte le pubbliche amministrazioni per decidere se mettere in atto o meno una determinata misura ambientale. È necessario dunque affermare l’iniquità di questo sistema di valutazione, in quanto la correttezza intergenerazionale sarebbe raggiungibile solo utilizzando sempre un tasso di sconto uguale a zero (cosa che non avviene mai).

La disciplina economica ha apportato non indifferenti benefici al genere umano: l’industrializzazione e un aumento esponenziale di ricchezza e benessere. Nel corso della sua storia ha certamente dimostrato limiti e distorsioni che, dalla nascita del capitalismo, hanno continuamente generato conflitti sociali fortissimi. Siamo però giunti ad un momento in cui l’applicazione pedissequa di questa matematica si scontra con le necessità vitali della stessa umanità che la ha creata, che deve abitare un pianeta che sta distruggendo e di cui non può fare a meno.Siamo dunque su un treno in folle corsa verso il fin troppo razionale e perverso desiderio di sfruttare e divorare tutte le risorse e le bellezze naturali che ci circondano per un mero calcolo economico, per la vile ricerca di un continuo profitto e di una continua crescita. Ogni giorno spianiamo la strada verso un numero sempre maggiore di catastrofi, aumentando il rischio soprattutto verso i paesi in via di sviluppo, che hanno pochi strumenti ambientali, infrastrutturali e finanziari per proteggersi. Ogni giorno lasciamo alle spalle un pezzo della nostra umanità per seguire dei modelli e delle teorie che sono - letteralmente - extra-terrestri. Ogni giorno rimaniamo miopi alle necessità di chi verrà dopo di noi; saranno essi che, alla fine, si troveranno probabilmente a vivere un pianeta ormai allo stremo e solamente voglioso di liberarsi dal parassitismo della razza umana. Ma tanto saremo morti, e non sarà un problema nostro, vero?

Enrico Chiogna



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