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11/12/2014, 16:30



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 Una giornata al Sustainable Innovation Forum



Giorno 9 dicembre, a pochi giorni dalla fine della COP20 ed a pochi chilometri dalla vitalità’ della Cumbre de los Pueblos, presso il lussuoso Westin Lima Hotel, si è tenuto il Suistainable Innovation Forum, giunto ormai alla sua V edizione. All’interno della Conference Room, al terzo piano dell’Hotel, nel luminoso sfarzo dell’edificio si è aperto un dibattito tra gli attori principali della cosiddetta Green Economy, ovvero quella parte dell’industria nazionale e internazionale che afferma di seguire uno sviluppo sostenibile attraverso l’implementazione di applicazioni tecnologiche e innovazioni ecosostenibili atte a ridurre le emissioni inquinanti, promuovendo la transizione a forme energetiche "pulite" e rinnovabili.
Tra gli sponsor ufficiali dell’evento figurano grandi marchi come la BMW e la New Holland Agricolture, una delle maggiori aziende che producono macchinari agricoli.

Dopo una breve introduzione alle tematiche fondamentali del forum (sviluppo sostenibile, sostenibilità urbana, uso efficiente di acqua e terra) si sono alternati i numerosi speakers presenti all’evento. Tra questi di grande rilievo sono certamente Christiana Figueras, segretario esecutivo dell’UNFCCC, Juan Josè Guerra Abud, ministro dell’ambiente Messicano, il direttore esecutivo della UNEP Achim Steiner e il presidente della COP20 Manuel Pulgar Vidal.

Alla presenza di tanti rappresentanti dei diversi settori interessati, lobbisti e industriali, insieme ad una scarsa rappresentanza di stampa e ONG, il dibattito si è protratto dalle 8 della mattina fino alle 19. Un tema viene posto al centro della discussione, ossia quello della conversione sostenibile dei centri urbani ed in particolare delle maggiori conurbazioni. L’esigenza di un recupero ecosostenibile che parta dalle infrastrutture per arrivare fino alla mobilità urbana, all’architettura e alle telecomunicazioni è ovviamente un tema centrale specialmente in una città caotica come Lima. La direzione e i partecipanti hanno avuto la pretesa di sviluppare una discussione che volesse sottolineare non soltanto l’importanza di questi temi in ambito globale ma anche e soprattutto al livello locale.

Alcune teorie ritengono che il momento piu’ interessante di una conferenza sia il break, durante il quale si ha il tempo di parlare piu’ serenamente, di conoscersi, di scambiare idee ed informazioni fuori dagli stretti schemi del predefinito. E’ appunto durante il lunch-break che conosciamo due rappresentanti di un comune del distretto di Pumahuasi. Sono alla ricerca di finanziamenti per avviare progetti in ambito ambientale e sociale. Ci spiegano come in queste zone la salvaguardia della foresta Amazzonica sia fondamentale per non sprofondare nel degrado della poverta’, per non cadere nelle logiche di dipendenza dagli interessi dei narcotrafficanti di coca, per non dover mai piu’ vivere il terrore di movimenti devastanti quale e’ stato "sendero luminoso". Un ragionamento assurdo, seppur semplice ci evidenzia con crudele linearita’ il paradosso di questa dinamica: l’impoverimento e il degrado di alcune zone, sia in termini ambientali che economici, sono infatti figli, per non dire aborti, di quella stessa industria cosi’ ben rappresentata al Forum. Ma il culmine dell’incoerenza, l’estrema contraddizione della situazione, e’ tristemente rappresentata dalla nobile ricerca dei nostri due compagni di break, dall’ingenuo ed assurdo tentativo di ricevere finanziamenti da quelli che sono in fondo i loro stessi carnefici.

Dal nostro punto di vista di reporter, profani seppur lucidi e attenti, la violenta incoerenza del lusso e degli sfarzi, l’enorme gap che puntualmente risulta esserci tra queste sconfinate ore di dibattito e proposte e il costante immobilismo dell’industria, nonché la natura indiscutibile di un libero mercato che resta fossilizzato nel perverso capovolgimento di valori che rende il denaro (profitto) un fine e non un mezzo, ci porta a lasciare quel luminoso ed ampio terzo piano con una malinconica nota di sfiducia. Speriamo solo che il futuro ci dia torto, ma indubbiamente il passato ci da ragione. 

Ariele Pitruzzella & Daniele Saguto
11/12/2014, 16:16



La-sfida-dell’educazione-sui-cambiamenti-climatici-


 Le grandi ONG mondiali promuovono progetti educativi su ambiente e cambiamenti climatici



Lunedì, 8 dicembre, qui alla COP20 si è svolto un Side event promosso dall’UNICEF sull’educazione ambientale. Un tema complesso e spesso sottovalutato, ma di un’importanza fondamentale per il nostro futuro. Quando si parla di cambiamenti climatici vengono subito in mente nozioni e materie tecniche dalle scienze, all’ingegneria, all’agricoltura e solo in ultimo si arriva al tema dell’educazione. Nonostante in questi meeting si continui a parlare di scadenze e di anni venturi si ha la sensazione che manchi una reale prospettiva di lungo periodo. Si è talmente concentrati sulle deadlines che si perde quasi il focus sulla situazione attuale.

L’educazione è sempre stata qualcosa di fondamentale nella nostra società, un processo delicato e continuo che ha sicuramente il potere di cambiare le cose. Un percorso in evoluzione, che alcuni pedagogisti affermano non fermarsi alla prima parte della vita di un individuo, il life long learning per usare un’espressione inglese, ovvero l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Anche di questo ha parlato Mariana Alcalay, membro dell’ufficio brasiliano UNESCO, che ha esposto un interessante progetto portato avanti a Itajaí, città a sud del Brasile. In una scuola sono state proposte una serie di lezioni riguardanti il cambiamento climatico, con un approccio multidisciplinare e non solo limitato all’ora di scienze.

Uno degli ostacoli infatti che spesso si incontrano quando si propone l’educazione ambientale nelle scuole è quello della "relegazione" dell’argomento alla sola tematica scientifica. In questi istituti sono state invece coinvolte più materie, tra le quali anche arte, riuscendo a far immergere i ragazzi pienamente nell’argomento.

Un altro importante ruolo nell’ambito dell’educazione e dell’apprendimento lo svolge la Croce Rossa, attiva in molti paesi africani per portare il tema dei cambiamenti climatici nelle scuole.

In generale sembrano quindi essere stati fatti dei passi avanti anche se molto resta ancora da fare.
09/12/2014, 17:32

Cumbre de los pueblos



Super-Fulanito-e-l’agricoltura-biologica-e-famigliare


 La mascotte dell’Agenzia di Stampa Giovanile segue la prima giornata dei lavori alla Cupola dei Popoli



Super Fulanito, la mascotte dell’Agenzia di Stampa Giovanile, era presente nel primo giorno della Cupola dei Popoli Contro il Cambiamento Climatico, per parlare con i produttori di cibo sui cambiamenti climatici, sull’agricoltura familiare e sulla produzione biologica. Oggi è il primo giorno della "Cumbre de los Pueblos", la Cupola dei Popoli, un’incontro che riunisce ambientalisti, studenti, lavoratori rurali, indigeni, contadini e rappresentanti dei movimenti sociali dall’8 all’11 Dicembre a Lima.

L’incontro si svolge in parallelo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP20), come alternativa per ampliare il dibattito sul cambiamento climatico oltre agli enti governativi. Almeno 8000 persone e duecento organizzazioni sociali di diversi paesi sono attese per l’evento, che si concentrerà sul tema "Cambiamo il sistema, non il clima". Sono previsti almeno duecento attività e gruppi di discussione, suddivisi in otto temi che non sono stati considerati una priorità nella COP20: la crisi della civiltà, il cambiamento sociale e i modelli alternativi di vita sociale; il riscaldamento globale e il cambiamento climatico; la sovranità e la transizione energetica; l’agricoltura e la sovranità alimentare; la gestione sostenibile del territorio e degli ecosistemi; le donne e la sostenibilità della vita; il lavoro dignitoso in opposizione alle false soluzioni come l’"economia verde" e i "posti di lavoro verdi".

Il tema dell’agricoltura familiare è stato evidenziato oggi nella Cumbre de los Pueblos. L’agricoltura famigliare è un modo di preservare la coltivazione di cibo regionale e, allo stesso tempo, proteggere la biodiversità agricola con l’utilizzo di prodotti naturali. Questa pratica è incoraggiata dalla conoscenza molto specifica e adattata all’agricoltura locale, come ad esempio la capacità di gestire con cura la terra. In questi giorni si promuove anche lo sviluppo sociale, economico e ambientale, agendo direttamente sull’economia locale in cui si svolge questa attività.

"In Perù siamo riusciti a preservare la produzione di alimenti autoctoni, come la quinoa e più di 2.400 varietà di patate. L’importanza della produzione famigliare è fondamentale sia per la sussistenza delle famiglie, sia delle parti commerciali", dichiara Carlos Humberto, partecipante dell’Associazione di Produttori Ecologici del Perù.

Parte della produzione biologica nel paese si svolge all’interno della famiglia. Ma loro non sono gli unici ad essere vulnerabili ai cambiamenti climatici. "Se manca la stabilità del clima, si interrompe e si devasta la produzione alimentare", spiega Yuritzin Flores, membro del progetto CRESCE - Donne Rurali in America Latina e nei Caraibi per i Cambiamenti Climatici.

Fiori dichiara che ci sono più di 58 milioni di donne che lavorano nel settore, tante in modo non pagato. "Se non riusciamo ad arrivare a un accordo per frenare il cambiamento climatico, le donne e gli uomini che lavorano nel campo dovranno vivere adattandosi," si lamenta.





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